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	<title>Rotary Club Bergamo Nord &#187; solidarietà</title>
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		<title>Gli italiani sono generosi ?</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 20:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Lanfranchi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Relazioni dei Soci]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="imgright"><a rel="attachment wp-att-648" href="http://www.rotarybgnord.it/2010/09/21/gli-italiani-sono-generosi/longo_farrant/"><img class="alignnone size-medium wp-image-648" title="Alberto Longo e Elisabeth Farrant" src="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/09/Longo_Farrant-300x264.jpg" alt="" width="300" height="264" /></a></div>
<p>Ospite  della  conviviale  di  martedì  21  settembre  il  <strong>Dott. Giangi Milesi</strong>,  <strong>Presidente  del  Cesvi</strong>,  ormai &#8220;di  famiglia&#8221; nel  nostro Club. Dopo  un  breve  saluto  in lingua  italiana rivoltoci da <strong>Elisabeth Farrant</strong>,  la  ragazza australiana di cui  il <em><strong>Rotary Club Bergamo Nord</strong></em> è  tutor,  il Dott. Milesi ha  iniziato la  sua  interessante  relazione  sul  tema  “<em><strong>Gli  italiani  sono generosi?</strong></em>”  E&#8217;  dapprima  stata  presentata,  pur  con  qualche  riserva espressa  dal  nostro  relatore,  un&#8217;indagine  internazionale svolta dalla Gallup sugli effettivi  risultati delle operazioni di  raccolta  fondi  relative a grandi emergenze a  livello  internazionale, suddivise paese per paese. I dati emersi, a livello  di  pure  cifre,  non  appaiono  certo  confortanti  per l’Italia:   termini di  rapporto  &#8216;euro donati/abitante&#8217;, mentre ai primi posti, insieme all&#8217;Inghilterra, si trova (in modo probabilmente inaspettato) la Svizzera, il nostro Paese appare in posizioni di classifica molto basse.</p>
<p>Una  situazione  che  sembrerebbe piuttosto  strana,  come emerso anche dagli interventi dell&#8217;uditorio, data la fama di generosità del nostro popolo  (virtù non altrettanto comunemente attribuita agli svizzeri&#8230;).  Il nostro  relatore attribuisce  tale  fatto,  da  un  lato,  alla metodologia  di  svolgimento dell&#8217;indagine, che probabilmente non tiene conto di alcuni fattori peculiari della nostra realtà specifica; dall&#8217;altro  lato,  tuttavia,  evidenzia  la  superiorità  di  altri  paesi  a livello  organizzativo,  di  coordinamento,  di  cooperazione fra  singoli  enti  e  soprattutto  il  vantaggio  di  normative  fiscali e procedurali che consentono più efficaci possibilità di intervento solidale per singoli e aziende.</p>
<div class="imgright"><a rel="attachment wp-att-649" href="http://www.rotarybgnord.it/2010/09/21/gli-italiani-sono-generosi/longo_milesi/"><img class="alignnone size-medium wp-image-649" title="Giangi Milesi e Alberto Longo" src="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/09/Longo_Milesi-300x179.jpg" alt="" width="300" height="179" /></a></div>
<p>Il dott. Milesi  ha poi esaminato altri aspetti che,  in molti casi, non facilitano l&#8217;azione delle organizzazioni di raccolta di fondi per le grandi emergenze di solidarietà internazionale. Tra questi la &#8216;notiziabilità&#8217; dell&#8217;evento e la presenza sul posto  dei media: ad esempio c&#8217;è stata una copertura mediatica altissima per lo tsunami di qualche anno fa (con più di 200.000 morti) ma è  stato quasi  ignorato un terremoto  in Pakistan di pochi mesi dopo  (85000 morti), mentre  in  Italia  i  riflettori  dell&#8217;informazione  si  puntavano prevalentemente sulla vicenda di Lapo Elkann.</p>
<p>Sempre  a  svantaggio  di  alcune  raccolte,  come  appunto nel caso di Pakistan o quello della Corea del Nord, gioca il  fatto che  le strutture di governo di quei paesi vengono recepite come &#8216;non amiche&#8217; e la fiducia nel versare contributi, inevitabilmente, cala.  Quello della  fiducia nei  confronti dei destinatari, paesi o enti che effettuano la raccolta fondi, è comunque un tema di  grande  importanza,  soprattutto  in  Italia:  da  noi molto spesso si preferisce volgere le proprie donazioni a persone  o  organizzazioni  &#8216;vicine&#8217;  o  ritenute  affidabili  (perchè così  ‘so  dove  vanno  a  finire  i miei  soldi&#8217;)  che  versarli  a grandi organizzazioni  che  svolgono opera a  livello  internazionale. Tale parcellizzazione del  versamento solidale è sicuramente uno dei  fattori più   importanti nel determinare i bassi livelli di raccolta fondi italiana rilevati da ricerche tipo quella di Gallup, citata in apertura.</p>
<p>Il  fatto pone  tuttavia  l&#8217;attenzione,  in modo  incontrovertibile, su quanto sia necessario, a detta del nostro  relatore, che le organizzazioni di solidarietà (in Italia spesso  organismi affidati ad una classe dirigente   immutabile, senza ricambio), si facciano portatrici, a tutti i livelli, di meccanismi di assoluta  trasparenza,  la cui base  fondamentale è la presentazione di un regolare bilancio.  Un ringraziamento al nostro ospite per  la chiarezza e  l&#8217;obiettività  dimostrate  nel  parlare  di  un  argomento  certamente non facile.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Paolo Boselli</em></p>
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		<title>Il Centro Scolastico di Bambili in Camerun</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 18:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Lanfranchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni dei Soci]]></category>
		<category><![CDATA[Service]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>

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		<description><![CDATA[Camerun. Africa occidentale, sopra l&#8217;equatore. Qui da noi lo conosciamo per i suoi immigrati, ragazzoni neri generalmente molto simpatici: a Bergamo ce ne sono parecchi, quelli che all&#8217;ospedale ti segnalano il parcheggio, ti chiamano &#8216;capo&#8217;, cercano di rifilarti il bigliettino usato, l&#8217;accendino o l&#8217;elefante portafortuna. Qualcuno ti propone un genere più impegnativo, il libro di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="imgright"><a href="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/09/Sergio_Colani.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-616" title="Sergio_Colani" src="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/09/Sergio_Colani-300x226.jpg" alt="" width="300" height="226" /></a></div>
<p>Camerun. Africa occidentale, sopra  l&#8217;equatore. Qui da noi  lo conosciamo per  i suoi  immigrati, ragazzoni neri generalmente molto simpatici: a Bergamo ce ne sono parecchi, quelli che all&#8217;ospedale ti segnalano il parcheggio, ti chiamano &#8216;capo&#8217;, cercano di rifilarti il bigliettino  usato,  l&#8217;accendino  o  l&#8217;elefante  portafortuna. Qualcuno ti propone un genere più impegnativo, il libro di favole africane, grazie ce l&#8217;ho già. Ottimi lavoratori, gente affidabile e per bene, apprezzati dalle nostre aziende. E poi c&#8217;è  la nazionale di calcio,  i  &#8216;leoni  indomabili&#8217;, quelli di Roger Milla, N&#8217;Kono e oggi di Samuel Eto&#8217;o, fra  i primi atleti africani ad avere creato qualche problema ai &#8216;nostri&#8217;.<br />
Sapevamo  anche  che  il  nostro  club  ha  qualcosa  a  che fare con il Camerun, che si partecipa ad un progetto laggiù: ma, forse specialmente per noi soci di recente acquisizione, si  trattava quasi di un  titolo a delle voci di bilancio, non molto di più.</p>
<p>Da martedì scorso, lo scenario è cambiato: i luoghi sono usciti  dall&#8217;ombra,  anzi  dal  sole  dell&#8217;Africa,  hanno  preso coordinate, dimensioni,  luce, colore, sapore.  I nomi hanno assunto volti, le cifre si sono trasformate in fondamenta, pilastri, prisme, ponteggi, stanze. Ed è emersa un’enorme passione. Quella che ha animato  l&#8217;opera silenziosa e riservata del nostro Sergio Colani, dei suoi  familiari e  di  tutti  quelli  che  lo  hanno  accompagnato,  dal  2005, nella  costruzione  del  Centro  scolastico,  assistenziale  e professionale di Bambili.</p>
<div class="imgright"><a href="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/06/Centro_Scolastico_Bambili.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-621" title="Centro Scolastico Bambili" src="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/06/Centro_Scolastico_Bambili-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></div>
<p>L&#8217;aveva sognato fin da ragazzo, Sergio, di fare l&#8217;architetto &#8216;fuori casa&#8217;, in Africa, per portare aiuto concreto a &#8216;quella gente&#8217; che  ti dà molto più di quel che riceve, che vive  in una condizione di povertà sorridente,  in stridente contra sto con la nostra opulenza ringhiosa, pur lievemente temperata dai tempi di crisi&#8230;<br />
Un&#8217;immersione negli spazi, nella natura, nelle dimensioni, nel rapporto semplice e schietto fra le persone, un bagno in quei valori che da noi  faticano a sopravvivere. E, dal punto di vista professionale del progettista e del costruttore, una sorta di ritorno alle origini nell&#8217;uso e nel rapporto  con  i materiali,  le  tecniche,   gli  elementi  naturali,  la pioggia, la terra, il sole, lo spazio, il tempo. Tutte cose che  ti riportano ad una dimensione più reale, meno artificiale e artificiosa e che, probabilmente contribuiscono all&#8217;insorgere di quel &#8216;mal d&#8217;Africa&#8217; amato e temuto  da  generazioni  di  volontari,  missionari,  imprenditori, scrittori, poeti, registi che una volta messo piede e cuore nel continente nero, non si  liberano più dalla sua ossessione.</p>
<p>E al di là delle diapositive, dei dati tecnici, delle immagini di  cantiere,  che  pure  hanno  testimoniato  gli  importanti risultati concreti dell&#8217;impegno profuso, ciò che è emerso dalla relazione di Sergio è una grande, immensa passione, una volontà che cancella ostacoli e difficoltà. Un piacere  ed  una  gioia  silenziosa,  intima,  alta,  che  trova  la propria motivazione  nell&#8217;esserci,  nel  semplice  &#8211;  pure  in un&#8217;opera di grande  complessità &#8211; dare una mano.</p>
<p>Tutte  cose,  caro  Sergio,  per  cui,  come  è  emerso dal dibattito, non c&#8217;è bisogno di ritrarsi, quasi  timorosamente,  dietro  &#8216;etichette&#8217;  quali cristiano,  cattolico,  rotariano  o  che  altro.  In esse, certo, si può forse trovare  più &#8216;struttura&#8217; e  &#8216;definizione&#8217; nell&#8217;agire. Ma quello che conta, e che ci hai trasmesso, è il chiaro ergersi alto e forte della volontà personale, una forza che può  condurre  a  qualsiasi  risultato.  E&#8217;  stata una testimonianza, schiva e potente, di quanto si possa trovare dentro di sé e  trasformare in  azione,  relazione  con  altri,  incidenza  sulle cose e sul bene comune.  E, senza alcuna  falsa  o  &#8216;timorata&#8217; vergogna, trovarvi felicità per se stessi.</p>
<p>Grazie  Sergio  per  il  tuo  lavoro  e  per  questo importante   &#8216;tassello&#8217;  di  consapevolezza  che ci hai offerto.</p>
<p>Dalla relazione di Sergio:</p>
<p><strong>Note geopolitiche </strong><br />
<em>Il Camerun è ubicato sulla costa ovest dell’Africa poco sopra l’equatore.  E’  bagnato  dall’oceano  Atlantico  ed  ha  un’esten sione di 465.400 chilometri quadrati. Confina  a  Nord  con  Nigeria  e  CIAD,  a  sud  con Guinea, Gabon  e Congo, a Est con la Repubblica del Centro Africa, a Ovest  con Nigeria  e Oceano Atlantico. La Capitale è Joandè, ubicata al centro del Paese. Il Camerun per la sua configurazione geoclimatica ed antropologica è stato anche definito “La Piccola Africa” oppure “Africa in miniatura”. Il Paese, infatti,  estendendosi  dall’Equatore  al  CIAD,  presenta tutti i diversi ambienti geologici e climi africani: dal caldo  umido  delle  foreste  equatoriali  nel Sud  alla siccità  del  Nord  nella  regione  Sub  sahariana,  le cosiddette “Fasce del Sahel”. Popolato da oltre 200 tribù &#8211; un vero e proprio mosaico di popoli,  lingue,  tradizioni e culture diverse -  il Camerun vive  il  problema  di  un’estrema  differenziazione  che  comporta una  localizzazione specifica delle  irrisolte situazioni socio economiche,  dalla  possibilità  dell’autosufficienza  alimentare  alle emergenze sanitarie. Ci sono tribù più numerose che influenzano le più piccole, portandole  ad  assumere  tratti  di  lingua,  tradizioni  e  cultura  della tribù dominante.  Fino al 1890 la tribù degli Nkwen era quella dominante nell’ambito della confederazione  tra  le  tribù abitanti  l’altopiano di Bamenda.<br />
Successivamente, negli anni  le piccole guerre  tribali effettuate per  l’ampliamento  territoriale   -  che  voleva  dire  più  campi  e quindi maggiore  produzione  agricola  e  più  pascoli  -  hanno  ridotto  il potere della  tribù dominante, creando altri piccoli  regni chiamati Bafut, Bali, Bambili, Bambui, Mankom,  e NkWen, nei quali l’uso dello schiavo era manodopera a buon mercato. I  tre  regni  più  importanti  in  questo  periodo  erano  Bambili, Bambui e Nekwem. Alla  fine  del  1800,  le  Potenze   europee  si  spartirono  l’Africa: con il Congresso di Berlino del 1885, il Camerun divenne colonia dell’Impero germanico e tale rimase fino alla sconfitta tedesca nella prima guerra mondiale. L’arrivo dei tedeschi pose fine alle guerra tribali, impostando un ordine coloniale al pari delle altre potenze europee, che diedero poco e tolsero molto.<br />
Comunque,  la regione di cui parliamo divenne  il Centro Principale, con Bamenda capitale di quest’area. L’Etnia Nkwen fu la più privilegiata perché molto affine al carattere  guerriero  dei  teutonici:  i  suoi  appartenenti  divennero  da subito ottimi soldati e validi tiratori. Così  fu  che  Bamenda  divenne  un’area  privilegiata,  potendo sviluppare un’espansione territoriale a discapito delle altri tribù. Essa è oggi una delle città più grandi del Camerun ed è capitale delle province Nord/Ovest.<br />
Successive occupazioni europee  (Francesi e  Inglesi) si spartirono poi il  territorio del Camerun introducendo  le rispettive cultura e lingua.<br />
Così,  oggi  il Camerun  è  distinto  in  due  zone:  influenza  a  nord  delle  lingua  anglofona,  a  Sud  di quella francofona.  Sul  territorio, oltre alle citate  frammiste culture  tribali, missionari monoteisti si  inseriscono  in  tutto  il territorio  con  maggioranze  cristiane  (cattolici  e protestanti) ed enclavi islamiche.</em></p>
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		<title>W gli Alpini</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 18:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Lanfranchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni Ospiti]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>

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		<description><![CDATA[Ospite del Club la Sezione Bergamasca dell’Associazione Nazionale Alpini rappresentata dal sig. Enzo Nespoli, Presidente della Sezione di Bergamo Boccaleone e dal dott. Giuseppe Bonaldi, Presidente Nazionale della protezione civile degli Alpini. Alla vigilia dell’83ª Adunata nazionale nella nostra città, abbiamo avuto l’opportunità di conoscere più da vicino la straordinaria realtà di un gruppo di volontariato che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="imgright"><a href="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/06/Immagine1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-597" title="Il Labaro" src="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/06/Immagine1-188x300.jpg" alt="" width="188" height="300" /></a></div>
<p>Ospite del Club la Sezione Bergamasca dell’Associazione Nazionale Alpini rappresentata dal sig. Enzo Nespoli, Presidente della Sezione di Bergamo Boccaleone e dal dott. Giuseppe Bonaldi, Presidente Nazionale della protezione civile degli Alpini.</p>
<p>Alla vigilia dell’83ª Adunata nazionale nella nostra città, abbiamo avuto l’opportunità di conoscere più da vicino la straordinaria realtà di un gruppo di volontariato che è ben lontano da quegli aspetti di puro folklore su cui troppe volte si limita l’attenzione. Il Dott. Sonzogni ha illustrato come oggi l’A.N.A. sia costituita da 81 sezioni raggruppate intorno al Presidente<br />
nazionale ed al Consiglio Direttivo, con 4400 gruppi circa e 380.000 iscritti (di cui ben 60.000 affiliati per pura condivisione di idealità e stili di vita).</p>
<p>La storia dell’associazione affonda le radici nei tragici bagliori del primo dopoguerra, nel 1919, e nasce in uno dei luoghi simbolo, il Monte Ortigara, proprio per non dimenticare e per continuare a coltivare e tramandare quei valori di umanità, abnegazione e spirito di servizio per la comunità nazionale che ancor oggi costituiscono i tratti salienti e distintivi degli “Alpini”. Seguì poi la drammatica epopea della Seconda Guerra Mondiale, con pagine di assoluto eroismo immortalate nei cieli della Storia.</p>
<p>Il Dott. Bonaldi, ha poi specificato che l’associazione ha sviluppato una sempre più marcata vocazione all’interno del sistema della protezione civile a partire dal Vajont e poi con il terremoto del Friuli, per terminare con quello d’Abruzzo, che ha visto impegnato il personale volontario sino a poco più di un mese fa, dove ben 8.500 soci si sono alternati da tutte le sezioni d’Italia su un’aliquota di 14.000 a disposizione del Dipartimento della Protezione Civile.</p>
<p>L’Associazione è oggi un punto fermo nel sistema nazionale di contrasto alle emergenze, anche in campo internazionale. E’ anche però un baluardo, non meno importante, contro<br />
la deriva di valori identitari ed unitari che colpiscono la memoria storica, sottilmente posta in atto da più parti ed in più sedi. Così l’attività di informazione nelle scuole, non sempre<br />
ben accetta da tutto il corpo insegnante allorquando dagli aspetti più esteriori si passa all’illustrazione dell’aspetto più “militaresco”, quasi che si volesse ignorare o sottacere<br />
che gli Alpini erano e sono soldati d’Italia.</p>
<div id="_mcePaste">La promozione di numerose manifestazioni sportive nelle discipline più legate alla montagna è inoltre tratto importante dell’associazione nella società. Insomma, abbiamo avuto modo di apprezzare viepiù la differenza tra chi le cose le dice e chi le cose le fa; tra chi vive di parole e chi costruisce perchè crede in valori forti, non cristallizzati ma resi attuali nella vita di tutti e ciascuno con l’esempio nel quotidiano. “Alpini” è un modo di essere, sempre.</div>
<div>Numerose domande hanno poi confermato il  pieno successo della serata, al termine della quale si è fatto luogo ad un reciproco scambio di doni ed omaggi.</div>
<div style="text-align: right;"><em>Filippo Crippa Sardi</em></div>
<p></p>
<div class="imgright"><img class="alignnone size-medium wp-image-600" title="Ospiti Venezuela" src="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/05/Ospiti-300x190.jpg" alt="" width="300" height="190" /></div>
<p><em>Al termine della conviviale abbiamo incontrato alcuni amici rotariani provenienti dal Venezuela (D4370) che sono in visita<br />
in alcuni Paesi europei tra cui l&#8217;Italia.<br />
Il Presidente ha donato loro il gagliardetto del Club ed alcuni soci si sono a lungo intrattenuti con gli amici sudamericani<br />
per scambiare opinioni e idee.<br />
Un bel momento di affiatamento rotariano!<br />
</em></p>
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		<title>Memorial Guido Sacerdote</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2009 22:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Lanfranchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[CESVI]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche quest’anno ci siamo ritrovati per l’appuntamento con la “Partita del Cuore”, la bella manifestazione organizzata dal Rotary Club Bergamo Nord grazie al nostro Giuseppe Chiesa. La manifestazione, dedicata alla memoria dell’indimenticabile Guido Sacerdote, è stata, come sempre, il momento conclusivo di un’attività di raccolta fondi per associazioni umanitarie, quest’anno individuata nella ONG bergamasca CESVI. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="imgright"><img class="alignnone size-medium wp-image-151" style="margin:0px" title="memorial-guido-sacerdote" src="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2009/04/memorial-guido-sacerdote-300x195.jpg" alt="memorial-guido-sacerdote" width="300" height="195" /></div>
<p>Anche quest’anno ci siamo ritrovati per l’appuntamento con la <strong>“Partita del Cuore”</strong>, la bella manifestazione organizzata dal Rotary Club Bergamo Nord grazie al nostro Giuseppe Chiesa. La manifestazione, dedicata alla memoria dell’indimenticabile <strong>Guido Sacerdote</strong>, è stata, come sempre, il momento conclusivo di un’attività di raccolta fondi per associazioni umanitarie, quest’anno individuata nella ONG bergamasca CESVI.</p>
<p>Nella finale del torneo di pallavolo maschile, ospitata nel tempio delle campionesse d’Europa (la Foppa Pedretti <em>n.d.r.</em>) , si sono sfidati il Liceo Classico Sarpi e l’Istituto Pesenti. Dopo gli indirizzi di saluto del Presidente Angelo Donizetti e di Chiesa ha avuto inizio la partita. Ha vinto il Liceo Sarpi dopo tre tiratissimi sets, in una sfida contrassegnata da grande agonismo sul campo e fremente partecipazione sugli spalti da parte delle tifoserie. Al termine il Presidente Donizetti, Giuseppe Chiesa e Luca  Sacerdote con il piccolo Guido, perfettamente a suo agio nella parte, hanno premiato i vincitori,  completando ancora una volta una bellissima giornata di sport e solidarietà.<br />
FCS</p>
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