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	<title>Rotary Club Bergamo Nord &#187; società</title>
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		<title>Il vetro dei Dogi</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 20:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Lanfranchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni dei Soci]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[professionalità]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>

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<div id="attachment_678" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-678" href="http://www.rotarybgnord.it/2010/10/19/il-vetro-dei-dogi/caminiti_longo/"><img class="size-medium wp-image-678" title="Caminiti_Longo" src="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/12/Caminiti_Longo-300x215.jpg" alt="" width="300" height="215" /></a><p class="wp-caption-text">Domenico Caminiti e Alberto Longo</p></div>
</div>
<p>Come  avranno  avuto modo  di  notare  tutti  coloro  che  vi hanno partecipato, le ultime conviviali del nostro Club sono  state  contrassegnate  da  un  denominatore  comune, una  sorta di <em>fil  rouge</em> che  le ha unite e caratterizzate, ci riferiamo  alla  passione  per  il  lavoro  e  per  la  qualità  dei prodotti di cui ci hanno parlato, appunto, gli  imprenditori che si sono via via  succeduti in veste di relatori. E anche il  sig.  <strong>Domenico  Caminiti</strong>,  parlandoci  martedì  scorso della  fornace  “<strong>Il  vetro  dei Dogi</strong>”  non  si  è  allontanato  da questa traccia nel momento in cui ci ha detto di avere lasciato il mondo bancario per avvicinarsi, per pura passione, all’affascinate mondo del vetro d’arte e quindi, necessariamente,  a Murano  ed  alle  sue  storiche  vetrerie  che risalgono  ad  epoche  al  1300-1400.  Mondo  in  crisi,  ma solo &#8211; o quasi solo &#8211; per quella parte di esso rappresentata dalle aziende che alla qualità hanno preferito la quantità e che oggi, oltre alla congiuntura economica generale, subiscono  la concorrenza dei Paesi orientali che,  invece, sembra non toccare  le fornaci che, privilegiando  la qualità,  hanno  continuato    nel  solco  della  tradizione  vetraria lagunare. Scelta difficile questa, non solo perché  la  lavorazione interamente manuale impedisce l’adozione di forme  lineari e perciò più moderne, ma anche perché comporta  la  necessità  di  impiegare  senza  lesinare  le  foglie d’oro e d’argento che vengono  incorporate  in abbondanza  in quasi  tutti  i  lampadari, oltre che di sostenere  il  rilevante costo dei maestri vetrai, che si  tramandano di padre  in  figlio  i  segreti  dai  quali  dipende  la  buona  riuscita dell’opera. A conferma del particolare  interesse suscitato dai nostri ospiti e della realtà della quale sono stati buoni testimoni,   la serata è stata caratterizzata da un  insolito numero di domande e di interventi che hanno dato luogo ad  una  sorta  di  botta  e  risposta  che  ci  ha  permesso  di apprendere una serie di nozioni che, se ci  fossero state propinate  in  forma  diversa,  ci  avrebbero  forse  annoiato.</p>
<p>Abbiamo  appreso  cosa  sono  le  “murrine”  &#8211;  piccolissimi cilindretti di vetro colorato ricavati da “canne” precedentemente “soffiate” e poi raffreddate, che vengono fuse all’interno di una massa  fusa per colorala e decorarla  &#8211; e come  le sabbie silicee  ricche di carbonati di calcio e sodio vengano  fuse  in  forni a  temperature di 1300-1440 gradi, per essere poi colorate con l’impiego di ossidi di vario tipo &#8211;  cobalto, manganese,  cadmio,  selenio  &#8211;  e  lavorate manualmente in modo che nessun pezzo può mai dirsi simile  all’altro.  Il  tutto  finisce  poi  per  essere  assemblato  in lampadari di straordinaria bellezza, che possono raggiungere dimensioni stupefacenti  &#8211; anche 10 metri di altezza per 2-3 metri di diametro &#8211; e che sono ancora destinati ad ornare  i  palazzi  di  regnanti  e magnati  di mezzo mondo.</p>
<p>Anche ai più attenti, però, è sfuggito un particolare che ci piace evocare per dichiarato “<em>spirito di corpo</em>”: nonostante il perfetto accento  veneto  il  sig. Caminiti è uno dei  tanti figli del profondo sud &#8211;  la sua  famiglia proviene  infatti da Reggio  Calabria  &#8211;  che  hanno  saputo  dimostrare  come l’intelligenza,  l’intraprendenza e  la voglia di  lavorare non abbiano patria, ma si possano incontrare ovunque.</p>
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		<title>La Famiglia. Vita, incontro, mistero</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 18:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Lanfranchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interclub]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Ospiti]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>

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		<description><![CDATA[Gradito ospite e relatore della conviviale in interclub con il Rotary Bergamo Ovest, il Prof. Alessandro Meluzzi, psichiatra, docente universitario, politico, scrittore e popolare personaggio televisivo. Il tema proposto: La famiglia. Vita, incontro mistero. La famiglia è un’entità complessa e in sofferenza, come indicato anche dai numeri: lo stesso fatto che se ne parli come ‘tema’, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="imgright"><a href="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/06/Meluzzi.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-608" title="Meluzzi" src="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/06/Meluzzi-300x189.jpg" alt="" width="300" height="189" /></a></div>
<p>Gradito ospite e relatore della conviviale in interclub con il Rotary Bergamo Ovest, il Prof. Alessandro Meluzzi, psichiatra, docente universitario, politico, scrittore e popolare personaggio televisivo. Il tema proposto: La famiglia. Vita, incontro mistero.</p>
<p>La famiglia è un’entità complessa e in sofferenza, come indicato anche dai numeri: lo stesso fatto che se ne parli come ‘tema’,  testimonia che si tratta di un’istituzione in fase di trasformazione. L’Istat stesso afferma che in Italia una famiglia su due finisce in separazione, e, da dieci anni a questa parte, in un caso su tre la separazione avviene addirittura nei primi quattro anni. Non esiste pertanto più il concetto di ‘indissolubilità’ della famiglia, che fino a poche decine di anni fa era considerato un valore assoluto e irrinunciabile.</p>
<p>Da allora sono accadute molte cose: la fine del sistema di famiglia patriarcale, che possedeva, quale retaggio della società contadina, la caratteristica di ‘unità di sopravvivenza’: non era cioè orientata al concetto della ‘affermazione di sè’, ma ai puri bisogni primari. Essere, sopravvivere, mangiare. Esisteva però una sorta di ‘rete di sicurezza’ sociale e antropologica che rendeva la famiglia difficilmente ‘scioglibile’; la famiglia era una realtà molto ampia, numerosa, transgenerazionale. Molti figli, molte braccia, un’alleanza parentale che era una vera e propria forza (concetto che ancora oggi soppravvive nell’azienda familiare).</p>
<p>C&#8217;erano alcuni vantaggi: per esempio non si era mai lasciati soli. Non esisteva la solitudine, per esempio, della puerpera che non sa cosa fare del bambino. Anche il parto aveva una dimensione comunitaria. Questo non significa che, al tempo, si fosse sempre tutti necessariamente felici&#8230; Anzi, molto spesso la ricerca della felicità dei singoli, specie delle giovani donne, veniva sacrificata alla dimensione comunitaria. Esisteva tuttavia una sorta di serie di leggi implicite, non manifeste, di ‘do ut des’, che costruivano un welfare, uno stato sociale di comunità.</p>
<p>Il ricordo di questa condizione è ancora vivo, anche se in esaurimento, ed è importante comunque mantenerne viva la memoria e la radice (come per esempio appare comunque ancora operante nel cuore, nelle emozioni, nei sentimenti della terra e della gente bergamasca). Una dimensione di ‘oblio’, condurrebbe alla condizione di ‘assenza’ tipica del ‘lotofago’ che ha mangiato il papavero e, rimanendo senza memoria né identità, diventa preda potenziale di qualsiasi suggestione o follia.</p>
<p>Allora, cosa sta accadendo oggi?<br />
Di famiglia si può parlare come: vita, incontro, mistero.</p>
<p><strong>VITA.</strong><br />
La famiglia ha naturalmente a che fare col concetto di ‘vita’, della sua trasmissione grazie ai figli che nascono dall’unione fra un uomo e una donna. Il valore della trasmissione della vita è funzionale sia alla famiglia che alla società. Quindi, per il nostro relatore, è solo alla famiglia ‘naturale’ che andrebbero riservati i benefici di carattere sociale (tipo reversibilità della pensione, regime successorio ecc.). Non alle coppie omosessuali o ‘di fatto’, per quanto legittime, e nemmeno, perlomeno teoricamente, alle famiglie tradizionali uomo-donna che rifiutano in modo precostituito l’ipotesi di  avere figli. Infatti, indipendentemente dal discorso religioso, per il nostro codice civile un matrimonio alla cui base sia dimostrata l’indisponibilità precostituita della coppia ad avere figli, è da considerarsi nullo.</p>
<p>Ma oggigiorno il discorso ‘procreazione’ è in crisi: una società comunque opulenta come la nostra possiede il più basso indice di natalità della storia. In buona parte anche a causa dell’affermazione materiale del concetto di felicità personale e ‘autorealizzazione’: la giovane donna si vuole &#8216;realizzare&#8217;: fare i propri studi, laurearsi, specializzarsi, master, stage all’estero, trovare lavoro, trovare marito, trovare casa, cambiare macchina, fare viaggi all’estero e poi, verso i 35-36 anni fare il figlio, quasi a completamento del proprio… curriculum di donna. Maternità quindi come evento tardivo e accessorio, e non fondativo della vita.</p>
<p>Al tempo della povertà, nella vecchia famiglia patriarcale, invece si facevano tanti figli; oggi che siamo opulenti non si fanno. Più si è ricchi e meno si fanno figli. Gli unici che fanno figli sono i poveri, nel mondo. Non c’è più ‘scommessa sulla vita’: quanto più l’ego governa, e conta solo la ‘mia’ vita, tantomeno la ‘vita’ diventa importante. Quando un tempo la morte era considerata un passaggio sacrale ci si apriva alla vita. Quando la morte viene desacralizzata, conseguentemente lo è anche la vita. Se la vita si riduce a solo possesso, e trasmissione di possesso, si rivela come qualcosa di molto malinconico e ‘stitico’; al contrario, in un orizzonte di senso e di ‘dono’ diventa generosa e vissuta con totalità.</p>
<p><strong>INCONTRO</strong><br />
L’incontro tra due persone sta alla base dell’istituzione ‘famiglia’, e prima ancora di una ‘istituzione’ più recente: la &#8216;Coppia&#8217;. La coppia, come concetto, una volta non esisteva al di fuori della famiglia. La Coppia oggi si basa sull’illusione, in parte neoromantica e in parte postrazionalistica, per cui i meccanismi che fanno incontrare e mettere insieme un uomo e una donna dovrebbero sovrintendere a tutta la durata del rapporto. Ma, al contrario, i meccanismi dell’incontro e della passione non sono certo quelli che poi consentono di rimanere insieme tutta la vita. Enfatizzando l’importanza di questi meccanismi, spesso si fnisce per affermare la situazione di una sorta di ‘monogamia sequenziale’: matrimonio – divorzio &#8211; nuova storia &#8211; magari matrimonio &#8211; separazione ecc. che, nella pratica,  produce effetti disperanti.</p>
<p>Chiaramente non è che situazioni irreparabili debbano essere ‘tenute in piedi’ per forza: però, il divorzio, che era stato concepito come rimedio per situazioni estreme, oggi è diventato uno strumento che consente ed invita ad affrontare il matrimonio con una certa ‘lievità’. Le persone divorziano ‘perché non c&#8217;è più passione, non ci desideriamo più’; poi, ‘per sincerità&#8217; e ‘autenticità’ ricominciano un nuovo rapporto con altri partner. Il problema è confondere ‘autenticità’ e ‘verità’: in nome dell’autenticità dei sentimenti e delle emozioni solipsistiche, ognuno può dire ciò che gli pare, è ‘roba sua’ e quindi ‘autentica’ per definizione, in un circuito narcisistico ed autoreferenziale.</p>
<p>La verità, invece, sta in parte dentro dell’uomo e in parte fuori (o dentro l’uomo ma in una dimensione più profonda? &#8220;Non uscire da te. Entra in te stesso. Nell&#8217;uomo Interiore abita la Verità&#8221; (Sant&#8217; Agostino) e ‘il Regno di Dio è dentro di voi – Luca 17,21 &#8211; ndr), e si svela gradatamente, nel mistero.<br />
Inoltre, tornando al concetto della ‘Coppia’, questa non ha più reti di sicurezza, come aveva la famiglia del passato: pertanto o diventa &#8216;Famiglia&#8217;, o non ce la fa a sopravvivere al tempo. E allora il desiderio-passione-curiosità deve sapere divenire tenerezza, confidenza, fiducia, progetto comune, sogno comune. ‘Voglio potere invecchiare con te’. Diventa un rapporto di dono, non di scambio. Ambedue i coniugi donano, e se uno qualche volta non dona, pazienza. Nella vera famiglia non c’è ‘bilancio’, libro mastro di ‘dare-avere’. La ‘Coppia’, invece, vuole chiudere i conti a pareggio (le giovani coppie fanno perfino ‘cassa comune’&#8230;!)</p>
<p>Quindi la coppia che non diventa famiglia,  e resta costituita da persone sole come non è mai successo nella storia, non ce la fa. E la famiglia, non più luogo di veri sentimenti, diventa ‘famiglia sentimentale’, emotiva; fra i membri vige la minaccia dell&#8217;abbandono. Un microinferno: occorre fare costantemente attenzione nell&#8217;esprimersi, nel parlarsi, per non fare crollare tutto. Difficile resistere.</p>
<p><strong>MISTERO</strong><br />
Oggi manca, anche nella moderna pedagogia, la cultura del ‘sacrificio’, cioè del ‘sacrum facere’, rendere sacro (che non è pertanto da intendere con un alone di ‘pesantezza’, ‘sofferenza’, come spesso deriva da nostri condizionamenti culturali, ndr). Senza sacrificio non si fa nulla, ma non si conosce più il concetto in quanto tale.<br />
Alla luce di quanto detto, sembrerebbe estremamente difficile ai nostri giorni mantenere unita una famiglia: parrebbe necessario un miracolo. Ma in effetti il miracolo è alla portata di tutti,; occorre però entrare in una diversa dimensione, che possiamo definire di ‘grazia’. Cioè di vita luminosa e numinosa.</p>
<p>Certo, se l’essere umano pensa di essere solo natura, biologia, il discorso finisce lì. Ma se abbiamo una visione divina dell’essere umano, libero, chiamato ad essere ‘come Dio’, allora le cose cambiano. E per la famiglia si prefigura un orizzonte nuovo, straordinario: dalla famiglia ‘naturale’ a quella ‘sovrannaturale, preternaturale’. In cui la dimensione salvifica dell’amore divino fatto umano, o umano asceso a divino, diventa salvifico, poiché la dimensione universale del dono sovrasta la limitante pretesa dell’autorealizzazione materiale.</p>
<p>Grazie di cuore al Prof. Meluzzi per quanto ci ha saputo offrire.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Paolo Boselli</em></p>
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		<title>Cibo e Amore : incontro con Sarah Viola</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 18:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Lanfranchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni Ospiti]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>

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		<description><![CDATA[Interessante incontro quello di martedì 27 Aprile all&#8217;Antica Perosa. La D.ssa Sarah Viola, psicologa, psichiatra e psicoterapeuta, ci ha intrattenuto sul tema &#8216;cibo e amore&#8217;, illustrandoci alcuni degli schemi generali di rapporto tra i componenti di un gruppo familiare. In particolare si è esaminato come tali rapporti vadano ad incidere sul possibile nascere di disturbi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="imgright"><a href="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/06/CIMG3373L.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-594" title="Sarah Viola, Bordogna e Gelmi" src="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/06/CIMG3373L-300x235.jpg" alt="" width="300" height="235" /></a></div>
<p>Interessante incontro quello di martedì 27 Aprile all&#8217;Antica Perosa.</p>
<p>La <strong>D.ssa Sarah Viola</strong>, psicologa, psichiatra e psicoterapeuta, ci ha intrattenuto sul tema &#8216;cibo e amore&#8217;, illustrandoci alcuni degli schemi generali di rapporto tra i componenti di un gruppo familiare. In particolare si è esaminato come tali rapporti vadano ad incidere sul possibile nascere di disturbi nei confronti del cibo, fino ad arrivare, particolarmente nel caso delle ragazze adolescenti, a vere e proprie patologie quali anoressia e bulimia.</p>
<p>Dalle parole della nostra relatrice è subito apparso evidente lo strettissimo legame esistente, soprattutto nel &#8216;linguaggio&#8217; femminile, fra i concetti di cibo e amore: per la donna, infatti, il rapporto intimo fra cibo e amore inizia con il concepimento stesso di un figlio, che, fino alla sua nascita, vivrà in totale simbiosi con lei, nutrendosi letteralmente del suo corpo. Ma anche dopo la nascita, con l&#8217;allattamento, il bambino continua a nutrirsi di quanto prodotto dal corpo della mamma.</p>
<p>Il simbiotico rapporto cibo-amore, per la donna, poi prosegue: l’amore-nutrimento della propria famiglia rimane sempre una delle principali vocazioni femminili; e il cibo rappresenta anche un&#8217;efficace arma di amore-seduzione: “l&#8217;uomo si prende per la gola”, si dice.</p>
<p>Chiarita quindi la stretta interdipendenza tra i due termini, risulta conseguente che, a livello psicologico, i rapporti problematici nei confronti del cibo, ai vari livelli, nascondano tematiche inerenti la sfera degli affetti.</p>
<p>L’immenso potere in mano alla donna, ‘amore e cibo’, è sì ‘amore e vita’ ma, di riflesso, anche ‘amore-morte’. Il potere può cioè essere utilizzato positivamente o negativamente: ecco la donna-fata o la donna-strega. Secondo gli schemi teorici dello psichiatra francese Jacques Lacan, la donna-madre è un simbolico potenziale coccodrillo con le fauci spalancate, al cui interno c’è il bambino, ignaro. Le fauci si possono anche chiudere, stritolando il bambino (possessività della madre portata all’estremo), se non c’è anche un intervento, una presenza equilibratrice, dell’uomo-padre che, sempre simbolicamente, tiene spalancate le fauci inserendovi un ‘bastone’, simbolo maschile per eccellenza.</p>
<p>Se il padre è ‘assente’, nelle varie modalità, il rischio dello stritolamento possessivo, cioè il soffocamento della personalità del figlio da parte della madre, è più probabile.<br />
La tendenza dell’amore materno è infatti totalizzante: si tratta di un’aggressività ovviamente non malevola, ma che quando viene portata agli estremi diventa patologica. Il messaggio dell’amore materno ‘che divora’, più o meno inconsciamente ‘passa’ al figlio, e ancor più alla figlia. E se il padre, di cui la bimba è comunque primariamente innamorata, è assente o non corrisponde l’affetto che la figlia si attende, alla bambina non resterà che rivolgersi comunque alla mamma possessiva, sapendo che però verrà ‘divorata’ dal suo amore.</p>
<p>Ecco quindi il rifiuto dell’amore materno, identificato con il cibo-nutrimento, ed ecco i disagi alimentari che sempre più spesso oggi colpiscono soprattutto le adolescenti. Il principale problema della ragazza anoressica, secondo la nostra relatrice, è pertanto la carenza di amore paterno.<br />
Amore paterno in senso molto ampio: il padre ti manifesta il suo amore anche dimostrando di prendersi cura di te mettendoti dei ‘paletti’, definendo e facendo rispettare ‘la legge’; naturalmente il rapporto è più fecondo ed equilibrato quanto ‘la legge’ è autorevole e riconosciuta, e non sterilmente autoritaria a priori.</p>
<p>Ed ariviamo così al problema tipico dei nostri tempi, proprio in termini di ‘modello sociale’. Il ruolo del maschio ‘legiferatore’ e autorevole è in crisi; e lo è, in primis, la principale figura paterna di riferimento sociale in questo senso: lo Stato (non che sia meno in crisi la figura materna tradizionalmente di riferimento nella società occidentale, la Chiesa ndr)</p>
<p>Tornando alla famiglia, è evidente l’importanza di un rapporto di coppia equilibrato, di un maschile e femminile che si integrano, delle due componenti di amore che si riversano armoniosamente sui figli. Tuttavia le figure di riferimento devono restare evidenti nei loro ruoli, quando anche a volte scambiabili in un gioco di intelligente complicità. Complicità che però deve essere sempre basata sul rispetto delle ‘regole’, che, utilmente, vengono poste dalla figura paterna.</p>
<p>Come è stato messo in evidenza dalla discussione che ha concluso la serata, la famiglia equilibrata diventa anche un baluardo contro la massiccia dose di pessimismo che ogni giorno viene riversata sui giovani e in particolare sugli adolescenti, indotta principalmente dai mass media. Questi, a fini di audience, dipingono costantemente il nostro mondo come il peggiore possibile, creando una sorta di ‘overlay’, di ipnosi collettiva che induce a non avere fiducia nel futuro. A causa anche di questo costante condizionamento, diventato ormai ‘abitudine’, spesso anche i discorsi in famiglia sono incentrati alla lamentela continua e alla sottolineatura solo delle cose che non vanno. E così avviene che i figli si buttano nell’autolesionismo, ‘rimandandoci la palla’.</p>
<p>Non dimentichiamo inoltre che, nei rapporti con i figli, si dovrebbe correggere anche un aspetto tipico del classico rapporto ‘latino’, colpevolizzante e censurante, cioè: “se hai preso un brutto voto sei un asino (o è un asino il tuo insegnante, ndr), se l’hai preso bello hai solo fatto il tuo dovere”. Al contrario, è molto più utile ed efficace, in termini educativi, il rapporto anglosassone, incoraggiante, cioè: “se hai preso un bel voto sei stato bravo, se l’hai preso brutto, coraggio, impegnati e vedrai che la prossima volta andrà meglio.”</p>
<p>Grazie alla d.ssa Viola che, pur nella necessaria sintesi e semplificazione di concetti e problemi assai complessi, ci ha offerto importanti stimoli di riflessione.</p>
<p>Paolo Boselli</p>
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		<title>Incontro con Vittorio Feltri</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 18:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Lanfranchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Club]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni dei Soci]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>

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		<description><![CDATA[Si dice che in genere al Rotary non si parla di politica, perlomeno non nelle occasioni formali. Ma quando ospite e relatore della conviviale è un personaggio come Vittorio Feltri (socio onorario del nostro Club) e il tema dell’incontro è ‘a sorpresa’, è difficile pensare che la conversazione si svolga su un piano ‘asettico’&#8230; E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="imgright"><a href="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/06/CIMG3363-2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-587" title="Vittorio Feltri" src="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/06/CIMG3363-2-213x300.jpg" alt="" width="213" height="300" /></a></div>
<p>Si dice che in genere al Rotary non si parla di politica, perlomeno non nelle occasioni formali.</p>
<p>Ma quando ospite e relatore della conviviale è un personaggio come Vittorio Feltri (socio onorario del nostro Club) e il tema dell’incontro è ‘a sorpresa’, è difficile pensare che la conversazione si svolga su un piano ‘asettico’&#8230;</p>
<p>E così, infatti, non è stato martedì 13 aprile all’Antica Perosa. D’improvviso ha fatto irruzione al Rotary l’attualità politica, con le sue forme più o meno colorite, e sono ‘girati’ concetti e temi comuni a molte platee, specie giornalistiche e televisive, ma abbastanza insoliti nel contesto rotariano.</p>
<p>Ora, come rendere conto di tutto ciò in modo esaustivo e corretto in un articolo di bollettino?<br />
Qual è in questo caso il compito di un ‘bollettinaro’? Dovere di cronaca? Generalizzazione? To be ‘politically correct’? That’s the problem.</p>
<p>Bene, poiché una scelta si impone, l’occasione della presenza di uno dei principali giornalisti nazionali potrebbe ispirare proprio un approccio di tipo ‘cronaco-giornalistico’: si tratterebbe cioè di sintetizzare, in modo neutro e il più fedele possibile, i principali concetti espressi dal nostro relatore; segnalando però, come esperimento, quando la cosa giornalisticamente fa ‘notizia’ e quando no. Proviamo. Ecco gli ‘estratti’.</p>
<p>“In Italia la politica non esiste più. Ci si divide solo in berlusconiani e antiberlusconiani, che non si parlano e non si ascoltano. Si parla solo di ostilità reciproche e non delle ‘cose’. Si discute di escort, scandali, ragazze e non dei problemi degli italiani.” (NON-NOTIZIA)</p>
<p>“Berlusconi parla da sedici anni della riforma della giustizia ma non la fa mai. Oggi non gli importa più ‘governare’: tutti i suoi sforzi vanno nel ‘mettersi nelle condizioni’ di potere governare, quindi di non subire i processi. Per cui ecco lodo Alfano, legittimo impedimento ecc.” (NOTIZIA)</p>
<p>“La sinistra non vuole che Berlusconi governi perché vuole governare lei senza vincere le elezioni. E quando le vince, poi non è in grado di governare perché non va d’accordo al suo interno.” (NON-NOTIZIA)</p>
<p>“Prodi è vivo” (NOTIZIA)</p>
<p>“Almeno, una volta la sinistra aveva un’ideologia, un modello di società. Oggi i pensatori della sinistra sono i comici.” (NOTIZIA)</p>
<p>“Gli italiani hanno capito che andare a votare non serve a niente perché poi ci si ritrova ancora nella stessa condizione di ‘berlusconi e antiberlusconi’ e non cambia niente” (NOTIZIA)</p>
<p>“I programmi televisivi di intrattenimento politico perdono ascolto, anche perché la gente è stufa di sentire sempre le stesse cose e vedere sempre le stesse facce: ad esempio a ‘Porta a porta’ ci sono sempre la Bindi, Fassino, La Torre” (NOTIZIA)</p>
<p>“In questi giorni si parla insistentemente dI ‘riforme’, perché ci saranno tre anni senza campagne elettorali. Ma le riforme non si faranno: in particolare  non si farà mai un federalismo fiscale autentico e rigoroso, come lo vuole la Lega, perché si creerà in parlamento uno schieramento trasversale di parlamentari del sud che lo renderà impossibile.” (NOTIZIA)</p>
<p>“Consoliamoci con il fatto che più la politica si disinteressa di noi e meglio vanno le cose. L’Italia risolve da sola i suoi problemi e va avanti lo stesso, nonostante la politica” (NON-NOTIZIA)</p>
<p>“Prodi ha fatto l’IRAP. Berlusconi ha detto che la voleva abolire immediatamente, ma poi ha visto che non era possibile perché sarebbero mancate delle entrate allo Stato. E senza l’IRAP non sarebbe riuscito a pagare la Sanità. Ma non gli viene in mente che la spesa sanitaria si può riordinare, e non tagliare a capocchia.” (NOTIZIA)</p>
<p>“Siamo l’unico Paese in cui si va in pensione prima dei 65 anni. Angeletti e Bonanni (UIL e CISL) hanno fatto un patto con Sacconi (Welfare) e Tremonti in questo senso. A Berlusconi non interessa niente perché tanto lui non va in pensione. (NOTIZIA)</p>
<p>“Andrebbero aboliti gli ordini professionali perché creano impedimento per i ragazzi a svolgere delle professioni.” (NOTIZIA)</p>
<p>“Fini contraddice sempre Berlusconi: si è convinto di essere diventato un progressista e vorrebbe sostituire Berlusconi, ma non ha i voti. Se dovesse ‘mancare’ anche Berlusconi non ci sarebbe proprio più niente.” (NON-NOTIZIA)</p>
<p>“A Berlusconi non importa niente di chi sarà il suo successore, anche perché è convinto di vivere fino a centoventi anni” (NON-NOTIZIA)</p>
<p>“Lo Stato italiano è indubbiamente povero, ma gli italiani sono ricchi perché non pagano le tasse (il 50% denuncia meno di 15.000 euro lordi all’anno)” (NON-NOTIZIA)</p>
<p>“In Italia viviamo tutti ancora esattamente come cinque anni fa. Siamo riusciti a sopravvivere ad una crisi spaventosa: per merito degli italiani, quelli che lavorano ancora, e non per merito di Berlusconi, che non ha fatto niente.” (NOTIZIA)</p>
<p>Risposta a domanda del pubblico: “Fra vent’anni non ci ricorderemo di nessuno degli attuali politici; solo di Berlusconi, perché nel ’94 ha sconfitto i comunisti e per i fatti di donne, escort ecc. Non certo per come ha governato il Paese. E’ bravissimo solo nelle emergenze (rifiuti di Napoli, terremoto Abruzzo).” (NOTIZIA)</p>
<p>Risposta a domanda del pubblico: “I nostri figli, nel futuro, si arrangeranno benissimo. Gli italiani avranno sempre la capacità di inventarsi qualche cosa. Noi siamo andati avanti nonostante la Democrazia Cristiana, Prodi, Berlusconi, berlusconiani e antiberlusconiani. Certo la scuola deve essere decente e vanno recuperate un po’ di educazione e buone maniere. Ricordiamoci che siamo passati anche attraverso gli anni di piombo&#8230; All’estero stanno molto peggio di noi. Noi viviamo bene e abbiamo una qualità della vita altissima.” (NOTIZIA)</p>
<p>Risposta a domanda del pubblico: “I quotidiani, come veicolo di informazione, oggi contano molto poco, e i grandi quotidiani nazionali sono in forte calo di vendite. Contano molto di più la televisione e Internet; i giornalisti sempre più spesso si rivolgono a Internet per le notizie, e le stesse notizie si verificano sempre di meno &#8230; L’informazione sarà sempre peggiore. E si va per schieramenti: i muri sono eretti anche dai giornali, perché in un Paese che si basa sul conflitto tra berlusconiani e antiberlusconiani, bisogna essere per forza ‘schierati’, altrimenti non sei niente e nessuno. La Repubblica è un giornale partigiano, come lo è anche il mio. Con la differenza che La Repubblica finge di essere ‘chic’, o ‘politicamente corretta’, come la sinistra in generale, che non ha più riferimenti. Non che la destra stia meglio, ma almeno non finge di essere quello che non è.” (NOTIZIA)</p>
<p>Rispondendo a domanda del pubblico: “Non consiglio di fare il mestiere del giornalista. Oggi i giornalisti sono solo degli impiegati, oltretutto mal pagati. Quanto a Marco Travaglio, è vero che ha lavorato per il Giornale e, pur non condividendone le opinioni, dico che tecnicamente è bravissimo. Adesso ha trovato e sfrutta il filone dell’antiberlusconismo, che gli rende parecchio.” (NOTIZIA)</p>
<p>“Il Rotary ha migliorato la qualità culinaria.” (NOTIZIA)</p>
<p>Al termine della serata il presidente Luigi Gelmi ha ringraziato il nostro ospite al quale ha offerto i tradizionali doni rotariani. (NON-NOTIZIA)</p>
<p style="text-align: right;"><em>Paolo Boselli</em></p>
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