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	<title>Rotary Club Bergamo Nord &#187; Relazioni Ospiti</title>
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		<title>Le donne in africa: il ruolo della microfinanza</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Nov 2010 20:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Lanfranchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni Ospiti]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[Graditissima ospite e relatrice della serata di martedì 2 Novembre, la Prof.ssa Laura Viganò, Preside della Facoltà di Economia dell’Università degli studi di Bergamo. Il tema della conviviale “Le donne in Africa: il ruolo della microfinanza” lasciava intravedere la possibilità di lanciare lo sguardo su di uno scenario economico-sociale sicuramente inedito per la maggior parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="imgright"><div id="attachment_687" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-687" href="http://www.rotarybgnord.it/2010/11/02/le-donne-in-africa-il-ruolo-della-microfinanza/vigano_longo/"><img class="size-medium wp-image-687" title="Vigano_Longo" src="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/12/Vigano_Longo-300x219.jpg" alt="" width="300" height="219" /></a><p class="wp-caption-text">La prof.ssa Vigano e Alberto Longo</p></div></div>
<p>Graditissima ospite e relatrice della serata di martedì 2 Novembre, la Prof.ssa Laura Viganò, Preside della Facoltà di Economia dell’Università degli studi di Bergamo.</p>
<p>Il tema della conviviale “Le donne in Africa: il ruolo della microfinanza”  lasciava  intravedere  la  possibilità  di  lanciare  lo sguardo  su  di  uno  scenario  economico-sociale  sicuramente<br />
inedito  per  la maggior  parte  dei  partecipanti. Così  è  stato:  la Prof.ssa  Viganò,  usando  il  linguaggio  preciso  ed  accessibile tipico dei profondi conoscitori di una materia, ci ha condotto  in un  rapido e avvincente percorso  ‘mirato’ all’interno della  realtà del grande continente. Non sono mancate certo le sorprese: partendo da una carrellata di  immagini  raffiguranti personaggi  in qualche modo  rappresentativi  dell’ampio  panorama  del mondo  femminile  africano &#8211; dalla Presidente della Liberia Ellen Johnson Sirleaf, al premio Nobel per  la pace Wangari Maathai, da una maestra di scuola elementare  a  giovani  operaie  in  una  fabbrica  per  l’imbottiglia mento dell’acqua minerale, da madri di famiglia a gruppi di donne  imprenditrici –  la nostra  relatrice ci ha mostrato quanto sia fondamentale il ruolo giocato dalle donne nel continente africano. Soprattutto, in riferimento allo specifico del tema della serata, è stato  evidenziato  quanto  il mondo  femminile  rappresenti  l’elemento trainante della ‘micro-economia’ in Africa. Particolarmente per quanto  riguarda  le  regioni  rurali, si assiste infatti  al  diffuso  fenomeno  della  ‘micro-imprenditoria’,  cioè  la nascita  di micro-imprese  per  lo  più  ‘personali’  e  ‘al  femminile’ nei più svariati settori: vi sono tessitrici, commercianti, produttrici di prodotti agricoli, di sale, fornitrici di servizi, quali ad esempio, negli ultimi anni, catering per cerimonie e ricorrenze e servizi per chi ‘viene da fuori’ (battesimi, matrimoni, funerali ecc.). Le donne, quindi, come protagoniste di un  fondamentale  ruolo sociale-economico:  oltre  ad  organizzare  la  gestione  familiare, partecipano infatti in modo sostanziale alla produzione del reddito, dando vita a microattività autonome, spesso complementari alla principale attività della famiglia-impresa. Il successo di  tali attività  ‘femminili’ è estremamente  rilevante: prova ne sono gli elevati ‘tassi di riuscita’, decisamente più elevati che nel caso di attività maschili;  tale dato è deducibile dal complessivo minore  numero  di  insoluti  in  termini  di  rimborsoprestiti alle banche. Uno dei motivi di questa prevalente efficacia  della micro-imprenditoria  femminile  risiede,  oltre  che  nella<br />
maggiore capacità di relazione ed aggregazione, dal fatto che il fallimento per una donna può avere conseguenze sociali molto rilevanti; pertanto  la posta  in gioco è molto alta, così come, di conseguenza, l’impegno  profuso.</p>
<p>Ma cosa s’intende per ‘microfinanza’? Se la generale definizione tecnica di ‘finanza’ si riferisce al ‘trasferimento di saldi finanziati dalle unità in surplus a quelle in deficit’ &#8211; in pratica il trasferimento  di  fondi  da  chi  risparmia  a  chi  li  utilizza  &#8211;  il  termine ‘micro’ allude evidentemente all’entità del finanziamento; con la differenza  che  in  Italia  si  può  parlare  di   ‘microfinanziamento’ per un prestito di 10.000-15.000 euro, mentre in Africa può essere appena di 10-100 euro. E poiché  le donne  in Africa hanno sempre storicamente avuto<br />
difficoltà  di  accesso  alla  finanza  (diffusamente  in  Africa  non hanno molto da offrire  in  termini di garanzia/proprietà), ecco  la nascita delle prime forme di auto-organizzazione: le tontines. Le tontines sono delle associazioni spontanee in cui le partecipanti pagano una quota e alimentano una cassa comune di cui ciclicamente dispongono per portare a termine i loro progetti. A volte la tontine è il pretesto per un modo di associarsi ed aiutarsi a vicenda. Il denaro motiva le persone a riunirsi, ma l&#8217;obiettivo principale non è quello, e  la quota può essere anche molto esigua. La priorità è data alla qualità dei legami sociali e d’amicizia che si creano. Si forma così una società reale, fuori dall’economia e fuori dallo Stato, che funziona con proprie regole, e che  ha  quindi  anche  inventato  dei  sistemi  di  regolazione  dei conflitti e dei litigi. Il meccanismo può comunque consentire di avviare e fare crescere attività rilevanti, oltre che funzionare da stimolo alla circolazione e alla condivisione di idee, e quindi all’avvio di altre attività imprenditoriali. Dalla tontines possono poi nascere azioni più  incisive, fino alla crescita di vere e proprie cooperative di  risparmio e credito,  in cui evidentemente si allenta  il meccanismo rotativo a  favore di metodi più elaborati.<br />
La  funzione comunque sociale delle  tontines porta, per esempio, anche all’individuazione e organizzazione di azioni educative  funzionali  allo  sviluppo  (es.  invito  a  relatori  nelle  comunità per tenere conferenze su determinati argomenti, fino ad arrivare a veri e propri corsi di formazione).</p>
<p>Ecco un esempio pratico di processo che nasce dalla tontine. Più  donne  di  un  villaggio  sono  dedite  alla  filatura  della  lana. Però vogliono farlo insieme, si riuniscono e intanto chiacchierano fra loro. Poi decidono di mettere un po&#8217; di risparmio in cassa comune, e parte il meccanismo della rotazione: a turno si ha a disposizione  un  piccolo  ma  significativo  capitale. La  tontine cresce, ed assume anche un  ruolo sociale. Può cominciare ad affacciarsi con credibilità alle  richieste  di  prestiti  finanziari  presso  banche. Può  anche  diventare  portavoce  o  referente  nei confronti  di  organizzazioni  esterne  o  estere,  che poi  possono  entrare  in  gioco  per  aiutare  il  villaggio,  in  collaborazione  con  le donne, ed aiutarle a dotarsi di struttura. La tontine a questo punto si trasforma in una vera propria  associazione  con  segni  identificativi,  sedi ecc. Ecco pertanto  realizzata  la moltiplicazione di valore  nata  da  piccole  iniziative  di  risparmio.  Ed ecco sorgere  la  frase riportata alla nostra relatrice da  un  interlocutore  africano:  &#8216;grazie  alle  nostre donne abbiamo capito come aiutare chi sta peggio nel villaggio.&#8217;  Volontà,  determinazione,  risparmio,  rigore  di  gestione,  iniziativa,  coraggio,  imprenditorialità  rappresentano quindi, come indicato dalla nostra relatrice, gli ingredienti di successo della microfinanza. Che non si pone certo come una panacea per tutti i mali  o  una  risposta  esaustiva  ai  gravissimi  problemi  del  grande  continente  africano;  certamente rappresenta  però  un  elemento  importante  di  un mix di misure e  interventi  fondamentali nella  lotta alla povertà.</p>
<p>Un  sentito  ringraziamento  alla Prof.ssa Viganò,  il cui  intervento  ha  apportato  un  deciso  contributo allo  svolgimento  del  principale  filo  conduttore  tematico delle conviviali di quest’anno, dedicato dal nostro Presidente Alberto alla donna e all’imprenditorialità femminile. (PB)</p>
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		<title>GROM : Il gelato come una volta</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 20:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Lanfranchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Club]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Ospiti]]></category>
		<category><![CDATA[bergamo]]></category>
		<category><![CDATA[cucina]]></category>

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		<description><![CDATA[Trentuno soci, dodici coniugi e ventidue ospiti, per un totale di sessantacinque presenti, questi i numeri di una conviviale coi fiocchi, quella del 12 ottobre scorso, che ha confermato, una volta di più, quanto siano importanti l’ottima organizzazione e la buona tavola per incentivare la partecipazione dei soci alle attività del nostro club. Sotto il [...]]]></description>
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<div id="attachment_668" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-668" href="http://www.rotarybgnord.it/2010/10/12/grom-il-gelato-come-una-volta/lorenzi_longo/"><img class="size-medium wp-image-668" title="Lorenzi Longo" src="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/12/Lorenzi_Longo-300x289.jpg" alt="" width="300" height="289" /></a><p class="wp-caption-text">Caterina Lorenzi e Alberto Longo</p></div>
</div>
<p>Trentuno soci, dodici coniugi e ventidue ospiti, per un  totale di sessantacinque  presenti,  questi  i  numeri di una  conviviale  coi fiocchi,  quella  del  12  ottobre  scorso,  che  ha  confermato,  una volta di più, quanto siano importanti l’ottima organizzazione e la buona tavola per incentivare la partecipazione dei soci alle attività del nostro club. Sotto  il primo profilo non vi poteva essere occasione migliore per presentare un nuovo socio,  la <strong>dott.ssa Caterina Lorenzi</strong>, qualificata consulente gestionale di impresa, che ha avuto in <strong>Giorgio Dall’Olio</strong> il proprio mentore rotariano e che non mancherà di dare lustro ed impulso alle nostre iniziative future. Sotto il secondo profilo peperoni e bagna cauda, acciughe e bagnet, stracotto e barbaresco hanno fatto da cornice ad  un  tripudio  di  nocciole  e  gianduia,  cioccolato  noir   e  pere William, marrons  glacés  e moscato  passito  di  Loazzolo  nella più classica  e ben  interpretata  tradizione piemontese. Diciassette milioni di euro di volume d’affari, da trecento a cinquecento dipendenti a seconda della stagione, cinquanta negozi, di cui più  di  quaranta  distribuiti  nel  centro  nord  d’Italia  e  7  nelle  più importanti  capitali  estere,  questi  sono  invece  i  numeri  di <strong>GROM</strong>, una  realtà che  in meno di 10 anni  &#8211; è nata  infatti  il 18 maggio del 2003 in un negozietto di 30 metri quadrati &#8211; si è imposta a livello mondiale come una delle catene più note e prestigiose  nel  settore  del  gelato  di  qualità. Qualità  basata  sulla coraggiosa  decisione  dei  giovanissimi  fondatori  di  rinunciare all’utilizzo  dei  comuni  additivi  per  avvicinare  sempre  di  più  il proprio prodotto alla natura e questo  indipendentemente dalla valenza  che  si  vuole  o  si  suole  attribuire  all’abusato  termine “<em>biologico</em>”. Questo è quello che ha cercato di spiegarci <strong>Guido Martinetti</strong> &#8211; alias “gelato man” come l’ha definito il N.Y. Times &#8211; sottolineando appassionatamente  come una produzione  industriale sotto il profilo quantitativo ben possa definirsi artigianale nel momento  in  cui  a questo  termine  si associ  il  significato di cura maniacale nella ricerca delle materie prime e della qualità del prodotto finito, mai uguale a se stesso ma diverso a seconda delle stagioni e dell’andamento dei raccolti. E nel presentare la propria “industria artigianale”, se ci si passa  il  termine, questo affascinante affabulatore ci ha parlato anche di amore per la terra e la viticoltura, di famiglia, di fortuna, di amicizia, di comunanza di interessi e di voglia di star bene e di far star bene, termini, questi, di cui stiamo sentendo parlare sempre più spesso nel corso delle nostre  riunioni. Una conviviale ben  riuscita, dunque, della quale ci sembra giusto  rendere merito al nostro presidente, non solo a parole, ma anche ricambiando, in termini  di  presenze,  l’impegno  che <strong> Alberto   Longo</strong> sta mettendo nell’adempimento del proprio, gravoso compito.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-672" href="http://www.rotarybgnord.it/2010/10/12/grom-il-gelato-come-una-volta/grom/"><img class="alignnone size-full wp-image-672" title="Grom" src="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/10/Grom.jpg" alt="" width="614" height="462" /></a></p>
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		<title>Roadshow di esperienze professionali</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 20:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Lanfranchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni Ospiti]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni dei Soci]]></category>
		<category><![CDATA[professionalità]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella di martedì 29 settembre è stata una serata da non dimenticare, una vera serata Rotariana, come ha avuto modo di rimarcare il Presidente a chiusura della piacevolissima conviviale che ha visto tre imprenditrici, socie e mogli di soci del nostro club, parlare delle proprie esperienze lavorative nella poliedrica veste di imprenditrici, di mogli e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="imgright"><a rel="attachment wp-att-657" href="http://www.rotarybgnord.it/2010/09/28/roadshow-di-esperienze-professionali/lld_msr_al_mgt/"><img class="alignnone size-medium wp-image-657" title="Laura Lanza Dall'Olio - Milena Salvi Roche - Alberto Longo - Manuela Ghidini Testa" src="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/09/lld_msr_al_mgt-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></div>
<p>Quella di martedì 29 settembre è stata una serata da non  dimenticare,  una  vera  serata  Rotariana,  come ha avuto modo di rimarcare  il Presidente a chiusura della  piacevolissima  conviviale  che  ha  visto  tre  imprenditrici, socie e mogli di soci del nostro club, parlare delle proprie esperienze lavorative nella poliedrica veste di imprenditrici, di mogli e quindi di madri di famiglia.</p>
<p>Tre  relatrici d’eccezione, dunque, che hanno saputo attirare prima e tenere alta poi l’attenzione nel  numeroso  pubblico  presente  con  storie diverse, ma in fondo simili perché percorse tutte da una sorta di fil rouge che le ha legate idealmente e che ci piace accomunare al fine di evidenziarne le affinità piuttosto che rimarcarne  le differenze. È vero che  tra  la strumentazione industriale, i manufatti in cemento ed i  polimeri  elastomerici  può  essere  difficile  cogliere  i nessi &#8211; anche se abbiamo saputo che  le Officine Orobiche sono state fornitori di Triplok e probabilmente  entrambe  queste  società  hanno  fatto  uso  del  teflon di Fluorseals &#8211; ma <strong>Milena Salvi Roche</strong>, <strong>Manuela  Ghidini  Testa</strong> e <strong> Laura  Lanza  Dall’Olio</strong> hanno mostrato di avere molto in comune, sia come persone  che  come  dirigenti  di  azienda,  a  partire  da  una sorta di predestinazione che  le ha quasi obbligate a seguire  le orme di  chi  le aveva precedute. Non  importa se padri, mariti o suoceri, ma  tutti maschi dei quali  hanno dovuto  prendere  il  posto  e   con  i  quali hanno dovuto indirettamente confrontarsi per portare avanti iniziative che tutte e tre hanno definito a vario titolo “pionieristiche”; attività importanti che non sono mai  state  circoscritte  ai  mercati  locali,  ma  che  da sempre sono state aperte al mercato globale quando la  “globalizzazione” era un concetto del  tutto sconosciuto.  E  nessuna  delle  tre  relatrici  ha  rivendicato, nemmeno  in minima parte, di essere  riuscita ad entrare e portare avanti con successo le aziende di famiglia  grazie  ad  un  bagaglio  tecnico  acquisito  a scuola  piuttosto  che  a  seguito  di  specifici  percorsi formativi;  tutte  hanno detto  di  studi  e  di esperienze completamente  slegate  dal  contesto  aziendale  nel quale poi hanno avuto modo di recitare ruoli di primo piano.</p>
<p>Tutte hanno detto  invece di essere state  ispirate  dall’amore  per  i  propri  cari,  prematuramente scomparsi, di avere trovato forza nelle famiglie, sempre unite e coese nello sforzo di portare avanti progetti  comuni, di essere  state guidate dallo spirito di sacrificio  e  dal  senso  del  dovere  e  quando  hanno tentato  di  “autodefinirsi”,  non  hanno  potuto  fare  a meno di ammettere di essere delle  “schiacciasassi” o  delle  “macchine  da  guerra”  accomunabili  alla “Miranda”  ottimamente  impersonata  da  Meryl  Streep. Tutte e tre sono state una volta di più solidali nell’attribuire &#8211; con singolare sincerità &#8211; una parte considerevole del proprio successo all’amore ed alla dedizione  dei  propri  mariti;  mariti  importanti  e  qualche volta ingombranti, ma tutti ben presenti nella vita delle nostre amiche, anche quello di Manuela, che ancora sembra starle costantemente accanto. La serata  sarebbe  stata  ancora  più  significativa  se  anche Marilù  Pasini  Zambaiti  avesse  potuto  dire  la  sua, come originariamente previsto, ma  impegni sopraggiunti le hanno impedito di partecipare.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Carmelo Maccarone</em></p>
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		<title>La Famiglia. Vita, incontro, mistero</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 18:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Lanfranchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interclub]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Ospiti]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>

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		<description><![CDATA[Gradito ospite e relatore della conviviale in interclub con il Rotary Bergamo Ovest, il Prof. Alessandro Meluzzi, psichiatra, docente universitario, politico, scrittore e popolare personaggio televisivo. Il tema proposto: La famiglia. Vita, incontro mistero. La famiglia è un’entità complessa e in sofferenza, come indicato anche dai numeri: lo stesso fatto che se ne parli come ‘tema’, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="imgright"><a href="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/06/Meluzzi.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-608" title="Meluzzi" src="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/06/Meluzzi-300x189.jpg" alt="" width="300" height="189" /></a></div>
<p>Gradito ospite e relatore della conviviale in interclub con il Rotary Bergamo Ovest, il Prof. Alessandro Meluzzi, psichiatra, docente universitario, politico, scrittore e popolare personaggio televisivo. Il tema proposto: La famiglia. Vita, incontro mistero.</p>
<p>La famiglia è un’entità complessa e in sofferenza, come indicato anche dai numeri: lo stesso fatto che se ne parli come ‘tema’,  testimonia che si tratta di un’istituzione in fase di trasformazione. L’Istat stesso afferma che in Italia una famiglia su due finisce in separazione, e, da dieci anni a questa parte, in un caso su tre la separazione avviene addirittura nei primi quattro anni. Non esiste pertanto più il concetto di ‘indissolubilità’ della famiglia, che fino a poche decine di anni fa era considerato un valore assoluto e irrinunciabile.</p>
<p>Da allora sono accadute molte cose: la fine del sistema di famiglia patriarcale, che possedeva, quale retaggio della società contadina, la caratteristica di ‘unità di sopravvivenza’: non era cioè orientata al concetto della ‘affermazione di sè’, ma ai puri bisogni primari. Essere, sopravvivere, mangiare. Esisteva però una sorta di ‘rete di sicurezza’ sociale e antropologica che rendeva la famiglia difficilmente ‘scioglibile’; la famiglia era una realtà molto ampia, numerosa, transgenerazionale. Molti figli, molte braccia, un’alleanza parentale che era una vera e propria forza (concetto che ancora oggi soppravvive nell’azienda familiare).</p>
<p>C&#8217;erano alcuni vantaggi: per esempio non si era mai lasciati soli. Non esisteva la solitudine, per esempio, della puerpera che non sa cosa fare del bambino. Anche il parto aveva una dimensione comunitaria. Questo non significa che, al tempo, si fosse sempre tutti necessariamente felici&#8230; Anzi, molto spesso la ricerca della felicità dei singoli, specie delle giovani donne, veniva sacrificata alla dimensione comunitaria. Esisteva tuttavia una sorta di serie di leggi implicite, non manifeste, di ‘do ut des’, che costruivano un welfare, uno stato sociale di comunità.</p>
<p>Il ricordo di questa condizione è ancora vivo, anche se in esaurimento, ed è importante comunque mantenerne viva la memoria e la radice (come per esempio appare comunque ancora operante nel cuore, nelle emozioni, nei sentimenti della terra e della gente bergamasca). Una dimensione di ‘oblio’, condurrebbe alla condizione di ‘assenza’ tipica del ‘lotofago’ che ha mangiato il papavero e, rimanendo senza memoria né identità, diventa preda potenziale di qualsiasi suggestione o follia.</p>
<p>Allora, cosa sta accadendo oggi?<br />
Di famiglia si può parlare come: vita, incontro, mistero.</p>
<p><strong>VITA.</strong><br />
La famiglia ha naturalmente a che fare col concetto di ‘vita’, della sua trasmissione grazie ai figli che nascono dall’unione fra un uomo e una donna. Il valore della trasmissione della vita è funzionale sia alla famiglia che alla società. Quindi, per il nostro relatore, è solo alla famiglia ‘naturale’ che andrebbero riservati i benefici di carattere sociale (tipo reversibilità della pensione, regime successorio ecc.). Non alle coppie omosessuali o ‘di fatto’, per quanto legittime, e nemmeno, perlomeno teoricamente, alle famiglie tradizionali uomo-donna che rifiutano in modo precostituito l’ipotesi di  avere figli. Infatti, indipendentemente dal discorso religioso, per il nostro codice civile un matrimonio alla cui base sia dimostrata l’indisponibilità precostituita della coppia ad avere figli, è da considerarsi nullo.</p>
<p>Ma oggigiorno il discorso ‘procreazione’ è in crisi: una società comunque opulenta come la nostra possiede il più basso indice di natalità della storia. In buona parte anche a causa dell’affermazione materiale del concetto di felicità personale e ‘autorealizzazione’: la giovane donna si vuole &#8216;realizzare&#8217;: fare i propri studi, laurearsi, specializzarsi, master, stage all’estero, trovare lavoro, trovare marito, trovare casa, cambiare macchina, fare viaggi all’estero e poi, verso i 35-36 anni fare il figlio, quasi a completamento del proprio… curriculum di donna. Maternità quindi come evento tardivo e accessorio, e non fondativo della vita.</p>
<p>Al tempo della povertà, nella vecchia famiglia patriarcale, invece si facevano tanti figli; oggi che siamo opulenti non si fanno. Più si è ricchi e meno si fanno figli. Gli unici che fanno figli sono i poveri, nel mondo. Non c’è più ‘scommessa sulla vita’: quanto più l’ego governa, e conta solo la ‘mia’ vita, tantomeno la ‘vita’ diventa importante. Quando un tempo la morte era considerata un passaggio sacrale ci si apriva alla vita. Quando la morte viene desacralizzata, conseguentemente lo è anche la vita. Se la vita si riduce a solo possesso, e trasmissione di possesso, si rivela come qualcosa di molto malinconico e ‘stitico’; al contrario, in un orizzonte di senso e di ‘dono’ diventa generosa e vissuta con totalità.</p>
<p><strong>INCONTRO</strong><br />
L’incontro tra due persone sta alla base dell’istituzione ‘famiglia’, e prima ancora di una ‘istituzione’ più recente: la &#8216;Coppia&#8217;. La coppia, come concetto, una volta non esisteva al di fuori della famiglia. La Coppia oggi si basa sull’illusione, in parte neoromantica e in parte postrazionalistica, per cui i meccanismi che fanno incontrare e mettere insieme un uomo e una donna dovrebbero sovrintendere a tutta la durata del rapporto. Ma, al contrario, i meccanismi dell’incontro e della passione non sono certo quelli che poi consentono di rimanere insieme tutta la vita. Enfatizzando l’importanza di questi meccanismi, spesso si fnisce per affermare la situazione di una sorta di ‘monogamia sequenziale’: matrimonio – divorzio &#8211; nuova storia &#8211; magari matrimonio &#8211; separazione ecc. che, nella pratica,  produce effetti disperanti.</p>
<p>Chiaramente non è che situazioni irreparabili debbano essere ‘tenute in piedi’ per forza: però, il divorzio, che era stato concepito come rimedio per situazioni estreme, oggi è diventato uno strumento che consente ed invita ad affrontare il matrimonio con una certa ‘lievità’. Le persone divorziano ‘perché non c&#8217;è più passione, non ci desideriamo più’; poi, ‘per sincerità&#8217; e ‘autenticità’ ricominciano un nuovo rapporto con altri partner. Il problema è confondere ‘autenticità’ e ‘verità’: in nome dell’autenticità dei sentimenti e delle emozioni solipsistiche, ognuno può dire ciò che gli pare, è ‘roba sua’ e quindi ‘autentica’ per definizione, in un circuito narcisistico ed autoreferenziale.</p>
<p>La verità, invece, sta in parte dentro dell’uomo e in parte fuori (o dentro l’uomo ma in una dimensione più profonda? &#8220;Non uscire da te. Entra in te stesso. Nell&#8217;uomo Interiore abita la Verità&#8221; (Sant&#8217; Agostino) e ‘il Regno di Dio è dentro di voi – Luca 17,21 &#8211; ndr), e si svela gradatamente, nel mistero.<br />
Inoltre, tornando al concetto della ‘Coppia’, questa non ha più reti di sicurezza, come aveva la famiglia del passato: pertanto o diventa &#8216;Famiglia&#8217;, o non ce la fa a sopravvivere al tempo. E allora il desiderio-passione-curiosità deve sapere divenire tenerezza, confidenza, fiducia, progetto comune, sogno comune. ‘Voglio potere invecchiare con te’. Diventa un rapporto di dono, non di scambio. Ambedue i coniugi donano, e se uno qualche volta non dona, pazienza. Nella vera famiglia non c’è ‘bilancio’, libro mastro di ‘dare-avere’. La ‘Coppia’, invece, vuole chiudere i conti a pareggio (le giovani coppie fanno perfino ‘cassa comune’&#8230;!)</p>
<p>Quindi la coppia che non diventa famiglia,  e resta costituita da persone sole come non è mai successo nella storia, non ce la fa. E la famiglia, non più luogo di veri sentimenti, diventa ‘famiglia sentimentale’, emotiva; fra i membri vige la minaccia dell&#8217;abbandono. Un microinferno: occorre fare costantemente attenzione nell&#8217;esprimersi, nel parlarsi, per non fare crollare tutto. Difficile resistere.</p>
<p><strong>MISTERO</strong><br />
Oggi manca, anche nella moderna pedagogia, la cultura del ‘sacrificio’, cioè del ‘sacrum facere’, rendere sacro (che non è pertanto da intendere con un alone di ‘pesantezza’, ‘sofferenza’, come spesso deriva da nostri condizionamenti culturali, ndr). Senza sacrificio non si fa nulla, ma non si conosce più il concetto in quanto tale.<br />
Alla luce di quanto detto, sembrerebbe estremamente difficile ai nostri giorni mantenere unita una famiglia: parrebbe necessario un miracolo. Ma in effetti il miracolo è alla portata di tutti,; occorre però entrare in una diversa dimensione, che possiamo definire di ‘grazia’. Cioè di vita luminosa e numinosa.</p>
<p>Certo, se l’essere umano pensa di essere solo natura, biologia, il discorso finisce lì. Ma se abbiamo una visione divina dell’essere umano, libero, chiamato ad essere ‘come Dio’, allora le cose cambiano. E per la famiglia si prefigura un orizzonte nuovo, straordinario: dalla famiglia ‘naturale’ a quella ‘sovrannaturale, preternaturale’. In cui la dimensione salvifica dell’amore divino fatto umano, o umano asceso a divino, diventa salvifico, poiché la dimensione universale del dono sovrasta la limitante pretesa dell’autorealizzazione materiale.</p>
<p>Grazie di cuore al Prof. Meluzzi per quanto ci ha saputo offrire.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Paolo Boselli</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un modello di oncologia integrata</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 18:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Lanfranchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni Ospiti]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo la consegna da parte del presidente Luigi Gelmi di una medaglia dal particolare valore simbolico all’AG Fulvia Castelli, quale ringraziamento per la collaborazione prestata al nostro club, Il Dott. Marco Varini, illustre oncologo svizzero presentatoci dal nostro socio Roberto Labianca, ci ha intrattenuto sull’istruttiva tematica del &#8216;modello di oncologia integrata&#8217;, uno dei modi più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="imgright"><a href="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/06/CIMG3403.Ljpg_.jpg"><img src="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/06/CIMG3403.Ljpg_-300x142.jpg" alt="" title="Varini e Gelmi" width="300" height="142" class="alignnone size-medium wp-image-603" /></a></div>
<p>Dopo la consegna da parte del presidente Luigi Gelmi di una medaglia dal particolare valore simbolico all’AG Fulvia Castelli, quale ringraziamento per la collaborazione prestata al nostro club, Il Dott. Marco Varini, illustre oncologo svizzero presentatoci dal nostro socio Roberto Labianca, ci ha intrattenuto sull’istruttiva tematica del &#8216;modello di oncologia integrata&#8217;, uno dei modi più attuali ed efficaci di interpretare l&#8217;approccio alle malattie tumorali.</p>
<p>Si tratta di una metodologia derivata dal lavoro di trentacinque anni del Dott. Varini e portata allo sviluppo odierno anche grazie all’attività dell&#8217;Associazione &#8216;il Triangolo&#8217; di Locarno, fondata e presieduta dallo stesso Dott. Varini.</p>
<p>I presupposti di tale metodologia, oggi ampiamente riconosciuta e condivisa, affondano le proprie radici nel lavoro iniziato appunto 35 anni orsono, quando l&#8217;oncologia era agli albori e i medici oncologi erano considerati dei ‘visionari’, con la loro &#8216;pretesa&#8217; di potere intervenire su una malattia considerata incurabile per definizione.</p>
<div class="imgright"><a href="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/05/CIMG3401L.jpg"><img src="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/05/CIMG3401L-230x300.jpg" alt="" title="Gelmi Castelli" width="230" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-605" /></a></div>
<p>Negli ultimi quindici anni, contrariamente alla percezione comune, l&#8217;insorgenza delle malattie tumorali è in fase di diminuzione nelle sue forme più comuni (prostata, colon, polmone, seno) così come è in calo la mortalità generale a causa della malattia: si fuma meno, sono state introdotte abitudini meno nocive nello stile di vita, è disponibile una migliore diagnostica, sono state introdotte terapie più efficaci.</p>
<p>La ricerca in generale, inoltre, compie continui progressi, lasciando ben sperare per gli sviluppi dei prossimi anni.<br />
Occorre tuttavia porre l&#8217;accento non solo sull&#8217;approccio al tema dal punto di vista medico-diagnostico-terapeutico, ma anche da tutta un&#8217;altra serie di punti di vista.</p>
<p>Ed è proprio questo il punto focale del ‘modello integrato’: il paziente affetto da tumore è un paziente ‘diverso’ dagli altri, per i motivi illustrati nel seguito. Inoltre, nel rapporto fra malato e curanti, intesi come l&#8217;oncologo e la sua struttura ospedaliera, occorre tenere conto anche di un terzo soggetto fondamentale, quale la famiglia del malato stesso.</p>
<p>Ecco pertanto definito il TRIANGOLO da cui trae nome l&#8217;associazione fondata dal Dott. Varini: curanti, paziente, famiglia.</p>
<p>In tale triplice relazione, occorre assolutamente considerare una serie di problematiche di ordine psicologico, socio-culturale, socio-economico, organizzativo. Il &#8216;cancro&#8217;, infatti, non è una sola malattia, ma un insieme di varie patologie che colpiscono organi differenti con specificità assolutamente diverse; tutte però accomunate dalla necessità di un approccio multitematico integrato.</p>
<p>Dal punto di vista clinico ci si trova infatti di fronte ad un ventaglio di problematiche ed obiettivi quali:</p>
<ul>
<li>guarigione</li>
<li>contenimento della malattia</li>
<li>terapie complesse e prolungate</li>
<li>tendenza alla cronicizzazione</li>
<li>effetti collaterali delle terapie</li>
<li>comorbità (cioè presenza di più malattie, specie nell&#8217;anziano)</li>
<li>effetti collaterali nocivi delle cure prolungati nel tempo</li>
<li>cure palliative</li>
<li>trattamento della patologia nel malato terminale</li>
</ul>
<p>Inoltre, ci si trova ad affrontare tematiche di ordine psicologico e sociale quali:</p>
<ul>
<li>pregiudizi</li>
<li>problemi di informazione e comprensione</li>
<li>senso di incertezza</li>
<li>implicazioni psicologiche</li>
<li>necessità di continuità delle cure</li>
<li>coinvolgimento emotivo e pratico delle famiglie</li>
<li>diminuzione dell&#8217;autonomia del malato e sua condizione di dipendenza</li>
<li>conseguenze professionali e sociali sulla vita del malato</li>
</ul>
<p>Ma il paziente oncologico è diverso dagli altri anche dal punto di vista dei &#8216;bisogni&#8217;, e specificamente:</p>
<ul>
<li>ricerca di protezione e sicurezza</li>
<li>necessità di capire e venire capito</li>
<li>chiarezza nel rapporto con i curanti</li>
<li>perseguimento coerente degli obiettivi terapeutici</li>
<li>necessità e volontà di &#8216;non dover soffrire&#8217;</li>
<li>rapporto di fiducia nei curanti potere contare su di un oncologo di riferimento, che non cambi</li>
</ul>
<p>Da quanto esposto, appare evidente la necessità di un &#8216;trattamento globale&#8217;, che contemperi e ponga in equilibrio complessi aspetti clinici, psicologici e umani, dove con quest’ultimo termine si intende tutta quella serie di fattori che costituiscono la rete &#8216;ambientale&#8217; della situazione: famiglia, lavoro, relazioni sociali, aspetti economici e organizzativi.</p>
<p>Per fare fronte a tali necessità, l&#8217;Associazione il Triangolo dispone oggi di strumenti quali:</p>
<ul>
<li>studio medico</li>
<li>reparto di oncologia</li>
<li>team di cure domiciliari (volontariato)</li>
<li>servizi psico-oncologici</li>
<li>servizi sociali (volontariato)</li>
<li>programmi di reinserimento professionale</li>
</ul>
<p>L’associazione, che nel 2009 ha anche ricevuto il riconoscimento ESMO (European Society for Medical Oncology) si occupa inoltre di ‘formazione’, con particolare attenzione ai seminari sulle cure e sul rapporto medico-paziente-famiglia.<br />
Il dibattito successivo alla relazione, ne ha approfondito alcuni aspetti significativi, quali l’effettiva possibilità di effettuare diagnosi sufficientemente precoci, le forme di prevenzione, l’incidenza della psicologia sull&#8217;insorgere e sulla guarigione del tumore.il ruolo delle singole strutture e dello Stato nelle campagne di informazione. E’ inoltre emerso dall’intervento di Roberto Labianca il fatto che il nostro ospedale di Bergamo applica da tempo una metodologia integrata tipo quella illustrata dal Dott. Varini ed è pure insignito del riconoscimento ESMO; fondamentale inoltre il ruolo attribuito al volontariato quale indispensabile supporto organizzativo e finanziario.<br />
La serata si è conclusa con il ringraziamento del club al nostro relatore e il dono dei tradizionali omaggi rotariani.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Paolo Boselli</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>W gli Alpini</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 18:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Lanfranchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni Ospiti]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>

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		<description><![CDATA[Ospite del Club la Sezione Bergamasca dell’Associazione Nazionale Alpini rappresentata dal sig. Enzo Nespoli, Presidente della Sezione di Bergamo Boccaleone e dal dott. Giuseppe Bonaldi, Presidente Nazionale della protezione civile degli Alpini. Alla vigilia dell’83ª Adunata nazionale nella nostra città, abbiamo avuto l’opportunità di conoscere più da vicino la straordinaria realtà di un gruppo di volontariato che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="imgright"><a href="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/06/Immagine1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-597" title="Il Labaro" src="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/06/Immagine1-188x300.jpg" alt="" width="188" height="300" /></a></div>
<p>Ospite del Club la Sezione Bergamasca dell’Associazione Nazionale Alpini rappresentata dal sig. Enzo Nespoli, Presidente della Sezione di Bergamo Boccaleone e dal dott. Giuseppe Bonaldi, Presidente Nazionale della protezione civile degli Alpini.</p>
<p>Alla vigilia dell’83ª Adunata nazionale nella nostra città, abbiamo avuto l’opportunità di conoscere più da vicino la straordinaria realtà di un gruppo di volontariato che è ben lontano da quegli aspetti di puro folklore su cui troppe volte si limita l’attenzione. Il Dott. Sonzogni ha illustrato come oggi l’A.N.A. sia costituita da 81 sezioni raggruppate intorno al Presidente<br />
nazionale ed al Consiglio Direttivo, con 4400 gruppi circa e 380.000 iscritti (di cui ben 60.000 affiliati per pura condivisione di idealità e stili di vita).</p>
<p>La storia dell’associazione affonda le radici nei tragici bagliori del primo dopoguerra, nel 1919, e nasce in uno dei luoghi simbolo, il Monte Ortigara, proprio per non dimenticare e per continuare a coltivare e tramandare quei valori di umanità, abnegazione e spirito di servizio per la comunità nazionale che ancor oggi costituiscono i tratti salienti e distintivi degli “Alpini”. Seguì poi la drammatica epopea della Seconda Guerra Mondiale, con pagine di assoluto eroismo immortalate nei cieli della Storia.</p>
<p>Il Dott. Bonaldi, ha poi specificato che l’associazione ha sviluppato una sempre più marcata vocazione all’interno del sistema della protezione civile a partire dal Vajont e poi con il terremoto del Friuli, per terminare con quello d’Abruzzo, che ha visto impegnato il personale volontario sino a poco più di un mese fa, dove ben 8.500 soci si sono alternati da tutte le sezioni d’Italia su un’aliquota di 14.000 a disposizione del Dipartimento della Protezione Civile.</p>
<p>L’Associazione è oggi un punto fermo nel sistema nazionale di contrasto alle emergenze, anche in campo internazionale. E’ anche però un baluardo, non meno importante, contro<br />
la deriva di valori identitari ed unitari che colpiscono la memoria storica, sottilmente posta in atto da più parti ed in più sedi. Così l’attività di informazione nelle scuole, non sempre<br />
ben accetta da tutto il corpo insegnante allorquando dagli aspetti più esteriori si passa all’illustrazione dell’aspetto più “militaresco”, quasi che si volesse ignorare o sottacere<br />
che gli Alpini erano e sono soldati d’Italia.</p>
<div id="_mcePaste">La promozione di numerose manifestazioni sportive nelle discipline più legate alla montagna è inoltre tratto importante dell’associazione nella società. Insomma, abbiamo avuto modo di apprezzare viepiù la differenza tra chi le cose le dice e chi le cose le fa; tra chi vive di parole e chi costruisce perchè crede in valori forti, non cristallizzati ma resi attuali nella vita di tutti e ciascuno con l’esempio nel quotidiano. “Alpini” è un modo di essere, sempre.</div>
<div>Numerose domande hanno poi confermato il  pieno successo della serata, al termine della quale si è fatto luogo ad un reciproco scambio di doni ed omaggi.</div>
<div style="text-align: right;"><em>Filippo Crippa Sardi</em></div>
<p></p>
<div class="imgright"><img class="alignnone size-medium wp-image-600" title="Ospiti Venezuela" src="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/05/Ospiti-300x190.jpg" alt="" width="300" height="190" /></div>
<p><em>Al termine della conviviale abbiamo incontrato alcuni amici rotariani provenienti dal Venezuela (D4370) che sono in visita<br />
in alcuni Paesi europei tra cui l&#8217;Italia.<br />
Il Presidente ha donato loro il gagliardetto del Club ed alcuni soci si sono a lungo intrattenuti con gli amici sudamericani<br />
per scambiare opinioni e idee.<br />
Un bel momento di affiatamento rotariano!<br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cibo e Amore : incontro con Sarah Viola</title>
		<link>http://www.rotarybgnord.it/2010/04/27/cibo-e-amore-incontro-con-sarah-viola/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 18:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Lanfranchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni Ospiti]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>

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		<description><![CDATA[Interessante incontro quello di martedì 27 Aprile all&#8217;Antica Perosa. La D.ssa Sarah Viola, psicologa, psichiatra e psicoterapeuta, ci ha intrattenuto sul tema &#8216;cibo e amore&#8217;, illustrandoci alcuni degli schemi generali di rapporto tra i componenti di un gruppo familiare. In particolare si è esaminato come tali rapporti vadano ad incidere sul possibile nascere di disturbi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="imgright"><a href="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/06/CIMG3373L.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-594" title="Sarah Viola, Bordogna e Gelmi" src="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/06/CIMG3373L-300x235.jpg" alt="" width="300" height="235" /></a></div>
<p>Interessante incontro quello di martedì 27 Aprile all&#8217;Antica Perosa.</p>
<p>La <strong>D.ssa Sarah Viola</strong>, psicologa, psichiatra e psicoterapeuta, ci ha intrattenuto sul tema &#8216;cibo e amore&#8217;, illustrandoci alcuni degli schemi generali di rapporto tra i componenti di un gruppo familiare. In particolare si è esaminato come tali rapporti vadano ad incidere sul possibile nascere di disturbi nei confronti del cibo, fino ad arrivare, particolarmente nel caso delle ragazze adolescenti, a vere e proprie patologie quali anoressia e bulimia.</p>
<p>Dalle parole della nostra relatrice è subito apparso evidente lo strettissimo legame esistente, soprattutto nel &#8216;linguaggio&#8217; femminile, fra i concetti di cibo e amore: per la donna, infatti, il rapporto intimo fra cibo e amore inizia con il concepimento stesso di un figlio, che, fino alla sua nascita, vivrà in totale simbiosi con lei, nutrendosi letteralmente del suo corpo. Ma anche dopo la nascita, con l&#8217;allattamento, il bambino continua a nutrirsi di quanto prodotto dal corpo della mamma.</p>
<p>Il simbiotico rapporto cibo-amore, per la donna, poi prosegue: l’amore-nutrimento della propria famiglia rimane sempre una delle principali vocazioni femminili; e il cibo rappresenta anche un&#8217;efficace arma di amore-seduzione: “l&#8217;uomo si prende per la gola”, si dice.</p>
<p>Chiarita quindi la stretta interdipendenza tra i due termini, risulta conseguente che, a livello psicologico, i rapporti problematici nei confronti del cibo, ai vari livelli, nascondano tematiche inerenti la sfera degli affetti.</p>
<p>L’immenso potere in mano alla donna, ‘amore e cibo’, è sì ‘amore e vita’ ma, di riflesso, anche ‘amore-morte’. Il potere può cioè essere utilizzato positivamente o negativamente: ecco la donna-fata o la donna-strega. Secondo gli schemi teorici dello psichiatra francese Jacques Lacan, la donna-madre è un simbolico potenziale coccodrillo con le fauci spalancate, al cui interno c’è il bambino, ignaro. Le fauci si possono anche chiudere, stritolando il bambino (possessività della madre portata all’estremo), se non c’è anche un intervento, una presenza equilibratrice, dell’uomo-padre che, sempre simbolicamente, tiene spalancate le fauci inserendovi un ‘bastone’, simbolo maschile per eccellenza.</p>
<p>Se il padre è ‘assente’, nelle varie modalità, il rischio dello stritolamento possessivo, cioè il soffocamento della personalità del figlio da parte della madre, è più probabile.<br />
La tendenza dell’amore materno è infatti totalizzante: si tratta di un’aggressività ovviamente non malevola, ma che quando viene portata agli estremi diventa patologica. Il messaggio dell’amore materno ‘che divora’, più o meno inconsciamente ‘passa’ al figlio, e ancor più alla figlia. E se il padre, di cui la bimba è comunque primariamente innamorata, è assente o non corrisponde l’affetto che la figlia si attende, alla bambina non resterà che rivolgersi comunque alla mamma possessiva, sapendo che però verrà ‘divorata’ dal suo amore.</p>
<p>Ecco quindi il rifiuto dell’amore materno, identificato con il cibo-nutrimento, ed ecco i disagi alimentari che sempre più spesso oggi colpiscono soprattutto le adolescenti. Il principale problema della ragazza anoressica, secondo la nostra relatrice, è pertanto la carenza di amore paterno.<br />
Amore paterno in senso molto ampio: il padre ti manifesta il suo amore anche dimostrando di prendersi cura di te mettendoti dei ‘paletti’, definendo e facendo rispettare ‘la legge’; naturalmente il rapporto è più fecondo ed equilibrato quanto ‘la legge’ è autorevole e riconosciuta, e non sterilmente autoritaria a priori.</p>
<p>Ed ariviamo così al problema tipico dei nostri tempi, proprio in termini di ‘modello sociale’. Il ruolo del maschio ‘legiferatore’ e autorevole è in crisi; e lo è, in primis, la principale figura paterna di riferimento sociale in questo senso: lo Stato (non che sia meno in crisi la figura materna tradizionalmente di riferimento nella società occidentale, la Chiesa ndr)</p>
<p>Tornando alla famiglia, è evidente l’importanza di un rapporto di coppia equilibrato, di un maschile e femminile che si integrano, delle due componenti di amore che si riversano armoniosamente sui figli. Tuttavia le figure di riferimento devono restare evidenti nei loro ruoli, quando anche a volte scambiabili in un gioco di intelligente complicità. Complicità che però deve essere sempre basata sul rispetto delle ‘regole’, che, utilmente, vengono poste dalla figura paterna.</p>
<p>Come è stato messo in evidenza dalla discussione che ha concluso la serata, la famiglia equilibrata diventa anche un baluardo contro la massiccia dose di pessimismo che ogni giorno viene riversata sui giovani e in particolare sugli adolescenti, indotta principalmente dai mass media. Questi, a fini di audience, dipingono costantemente il nostro mondo come il peggiore possibile, creando una sorta di ‘overlay’, di ipnosi collettiva che induce a non avere fiducia nel futuro. A causa anche di questo costante condizionamento, diventato ormai ‘abitudine’, spesso anche i discorsi in famiglia sono incentrati alla lamentela continua e alla sottolineatura solo delle cose che non vanno. E così avviene che i figli si buttano nell’autolesionismo, ‘rimandandoci la palla’.</p>
<p>Non dimentichiamo inoltre che, nei rapporti con i figli, si dovrebbe correggere anche un aspetto tipico del classico rapporto ‘latino’, colpevolizzante e censurante, cioè: “se hai preso un brutto voto sei un asino (o è un asino il tuo insegnante, ndr), se l’hai preso bello hai solo fatto il tuo dovere”. Al contrario, è molto più utile ed efficace, in termini educativi, il rapporto anglosassone, incoraggiante, cioè: “se hai preso un bel voto sei stato bravo, se l’hai preso brutto, coraggio, impegnati e vedrai che la prossima volta andrà meglio.”</p>
<p>Grazie alla d.ssa Viola che, pur nella necessaria sintesi e semplificazione di concetti e problemi assai complessi, ci ha offerto importanti stimoli di riflessione.</p>
<p>Paolo Boselli</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Serata &#8220;Bolliti&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 20:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Lanfranchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni Ospiti]]></category>
		<category><![CDATA[cucina]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[incontri]]></category>

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		<description><![CDATA[Non ci sono dubbi: l’ormai tradizionale &#8216;serata dei bolliti&#8217; del RC Bergamo Nord rappresenta indiscutibilmente una &#8216;hit&#8217; delle conviviali. Grande afflusso di soci, coniugi, ospiti martedì 23 febbraio all&#8217;Antica Perosa. Addirittura la sala che si deve ampliare con la rimozione di una parete mobile&#8230; Con la regia di Ezio Ruggeri e la preparazione delle carni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="imgright"><a href="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/04/CIMG3266-L.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-580" title="CIMG3266 L" src="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/04/CIMG3266-L-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></div>
<p>Non ci sono dubbi: l’ormai tradizionale &#8216;serata dei bolliti&#8217; del RC Bergamo Nord rappresenta indiscutibilmente una &#8216;hit&#8217; delle conviviali. Grande afflusso di soci, coniugi, ospiti martedì 23 febbraio all&#8217;Antica Perosa. Addirittura la sala che si deve ampliare con la rimozione di una parete mobile&#8230;<br />
Con la regia di Ezio Ruggeri e la preparazione delle carni di Mario Cazzamali, macellaio &#8216;top level&#8217;, la serata è partita con la degustazione di un&#8217;ottima tartare &#8216;di quarto anteriore&#8217;, e non solo di filetto, come ha precisato Cazzamali, ‘perché della bestia non si butta via niente&#8217;.<br />
Il carrello selfservice dei bolliti prevedeva poi costine di maiale, testina, biancostato, spalla, cotechino, cappello da prete, il tutto corroborato da gustose salse e mostarde.<br />
Le carni: prima scelta del consorzio La Granda, un’associazione di tutela della razza piemontese che, come illustratoci da Cazzamali, rappresenta oggi una realtà all&#8217;avanguardia per competenze e qualità, forte della presenza di 67 allevatori e 5 macellai, diventata addirittura ‘presidio Slow Food’ della razza piemontese.</p>
<p>Ma, attenzione: era da poco terminata la degustazione dei bolliti in salse tricolore (salsa verde, marmellatina di cipolle bianche, trito di pomodorini secchi rossi) quando, con un&#8217;ardita piroetta, il nostro imprevedibile ed audace presidente Luigi Gelmi ci ha introdotto alla seconda parte della serata, quella del&#8230; tricolore bollito!<br />
Già, perché a questo punto ha dato la parola a Paolo Bordogna, esperto di economia internazionale nonché figlio del nostro carissimo Cicci, che, con rara lucidità e precisione ci ha illustrato i perché e i percome della drammatica crisi economica che stiamo vivendo, particolarmente nel nostro paese.</p>
<p>Analisi secca in tre punti, in sintesi, nell&#8217;ordine:</p>
<ol>
<li> Insostenibile tensione &#8216;tellurica&#8217;, che alla fine è esplosa come un terremoto, fra due soggetti:  da un lato, le economie dei paesi cosiddetti sviluppati, che generano ormai molto meno reddito rispetto ai consumi, e quindi sono fondamentalmente produttori di debito; dall&#8217;altro lato le economie dei paesi ex-emergenti, e ormai  &#8216;emersi&#8217;, del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina), che generano grandi volumi di reddito complessivo ma non possono offrire alla propria popolazione un elevato livello di consumi: sono pertanto paesi che investono enorme liquidità sull’acquisto del debito dei paesi &#8216;ricchi&#8217;, diventandone di fatto padroni di molte aree fondamentali (principalmente in Usa ed Europa). Con la relativa assunzione di un ruolo &#8216;schizoide&#8217; da parte delle grandi banche mondiali, che diventano intermediari, comprando debito da una parte e vendendo dall&#8217;altra.</li>
<li>Rapporti di fatto conflittuali all&#8217;interno dei paesi occidentali, a causa appunto del debito pubblico, tra categorie contrapposte. Fondamentalmente: generazioni giovani contro vecchie e occupati contro disoccupati. Il debito pubblico, data la persistente inesistenza di un&#8217;azione politica adeguata, si rifletterà inevitabilmente sui nostri figli, già in gran parte oggi sottoccupati. Quindi, mentre i paesi emergenti o emersi, senza debito, investono sul futuro (educazione, giovani, ricerca  finanziamento alle famiglie), noi accumuliamo debito che distruggerà il futuro delle nostre giovani generazioni.</li>
<li>Esempio Grecia, il cui governo precedente ha letteralmente ‘barato’ sui conti pubblici e presentato un deficit annuo al 12% contro il 4% dichiarato. Il nuovo governo ha dovuto necessariamente introdurre misure drastiche e rigidissime, ancorchè insufficienti, che hanno già inevitabilmente creato una pesantissima situazione di disagio sociale ed una conseguente esplosione di violenza. Lo stato è vicino alla bancarotta e c&#8217;è disaccordo su se e chi lo debba aiutare: la stessa Unione Europea, il Fondo Monetario Internazionale, oppure nessuno. Ma la Grecia non è l&#8217;Argentina, è un paese dell&#8217;area euro, e se un paese di eurolandia &#8216;salta&#8217;, va in crisi  tutto il meccanismo monetario. Inoltre resta di fatto sancito il principio che uno Stato &#8216;può&#8217; fallire. Ma lo Stato immediatamente più vicino alla situazione greca è proprio l’Italia, con il suo debito pubblico secondo al mondo!</li>
</ol>
<p>Ma da noi, denuncia Bordogna, di queste cose non si parla o si parla pochissimo: la scena mediatica dell&#8217;informazione è dominata da tematiche di tutt&#8217;altra natura, in modo inconcepibile in un qualsiasi altro paese del mondo.</p>
<p>Insomma, dopo l&#8217;intervento di Cazzamali, macellaio di grandi carni italiane, Bordogna ci ha &#8216;cacciato là i mali&#8217; di quel gran&#8230; ‘macello’ che, purtroppo, è oggi l&#8217;Italia.<br />
Il nostro primo ospite ci ha spiegato che &#8216;della bestia non si butta niente&#8217;, ma il secondo ci ha mostrato che probabilmente stiamo buttando via proprio tutta la bestia e, già che ci siamo, anche la stalla. E se è vero che nei negozi di carni non si trova più la &#8216;testina’ da bollire, sembrerebbe che in Italia siano proprio le nostre umane testine a venire più o meno&#8230; ‘bollite’ dalle televisioni, che, telegiornali in testa, ci propinano costantemente l&#8217;ipnotica rappresentazione virtuale di una politica e di una società d&#8217;avanspettacolo, scandalistica, illusionistica, mentre tacciono sugli incombenti ‘temi scomodi’ della realtà.</p>
<p>Sintesi finale della serata: sapide ‘carezze’ al palato, accompagnate da istruttivi&#8230; ‘pugni’ allo stomaco.<br />
Sicuramente una conviviale dal deciso sapore agrodolce. Come la mostarda.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Paolo Boselli</em></p>
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		<title>Interclub : San Patrignano e &#8230; le Fughe da Fermi</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 20:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Lanfranchi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Drugs Off]]></category>
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<div id="attachment_576" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/04/CIMG3250L.jpg"><img class="size-medium wp-image-576 " title="Brusini-Castelli-Gelmi" src="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/04/CIMG3250L-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Il dott. Brusini, Fulvia Castelli, Luigi Gelmi</p></div>
</div>
<p>Graditissimi ospiti della conviviale di giovedì 18 Marzo, fuori sede alla Marianna per un interclub con il <em>Rotary Bergamo Sud</em>, il <strong>Dott. Giampaolo Brusini</strong>, tossicologo e responsabile scientifico della comunità di San Patrignano e alcuni ragazzi della comunità stessa, interpreti dello spettacolo teatrale ‘<strong>Fughe da fermi</strong>’.<br />
Dopo il saluto da parte dei presidenti dei due club, Giancarlo Ghezzi e Luigi Gelmi, ed il conferimento della Paul Harris al Dott. Brusini, in virtù della sua fondamentale opera di diffusione della conoscenza del tema droga, ha preso la parola il nostro relatore.</p>
<p>Prendendo spunto da un recente fatto di cronaca, l’esclusione del cantante Morgan dal festival di Sanremo a seguito della rivelazione di essere un consumatore di cocaina, il dott. Brusini ha posto l’accento sul fondamentale tema dell’assuefazione alla presenza della droga nella nostra società. Si convive cioè con questa realtà considerandola quasi una presenza ormai acquisita e inevitabile, di cui non si avverte quasi più la pericolosità estrema. E’ un enorme problema di mancanza di consapevolezza; troppo spesso le persone, e in particolare i giovani, vedono oggi la droga come un fatto di costume, a volte come un palliativo, come un antidepressivo, come un ausilio e rimedio ad un diffuso mal di vivere e alla ‘carenza di senso’ che pervade la nostra società.</p>
<p>E’ cioè in atto (quanto ‘pilotato’ dati gli enormi interessi economici in gioco?) un terribile processo di ‘normalizzazione’ delle sostanze stupefacenti. E a poco servono ormai i richiami medico-scientifici nei confronti delle deleterie conseguenze provocate dall’assunzione di droghe: nella maggior parte dei casi viene percepito, da chi ne fa uso, solo l’aspetto immediatamente consolatorio, che fa capo all’azione di quell’area cerebrale detta ‘della ricompensa’ o ‘della gratificazione’, su cui agiscono direttamente le sostanze stupefacenti.<br />
La chiave di approccio al problema della prevenzione scelta pertanto dalla comunità di San Patrignano è quella emozionale, emotiva, l’unica in grado di ‘fare breccia’ nelle coscienze sopite e anestetizzate così tipiche del nostro tempo. E’ per questo motivo che sono stati concepiti spettacoli teatrali tipo appunto ‘Fughe da fermi’, i cui protagonisti sono appunto ragazzi che sono passati attraverso l’esperienza della droga.</p>
<p>Giampaolo Brusini, spiega che assistere ad uno spettacolo come &#8220;Fughe da fermi&#8221;, metafora per ‘fughe dalla consapevolezza’, può aiutare ad assumere un atteggiamento diverso, piu&#8217; critico, verso la droga: &#8220;E&#8217; come se il pubblico, e cioè i ragazzi, stesse guardando un film nel quale scorre il primo tempo della sua vita. Poi il ragazzo, ospite di San Patrignano, dal palco racconta come sarà il secondo tempo se si prenderanno decisioni che portano sulla strada della droga&#8221;. E non è una bella prospettiva.<br />
A conferma di quanto detto, è intervenuta Eugenia, una delle protagoniste dello spettacolo, che, con il semplice racconto della sua storia, ha tenuto l’uditorio con il fiato sospeso, rendendoci partecipi di una tormentata vicenda che, nel suo caso, ha fortunatamente conosciuto un lieto fine.<br />
Lo spettacolo è in tour nazionale e rappresenta un momento di importante crescita individuale per ragazzi e genitori; sì, perché qualche ragazzo ha detto: ‘ma come, tutto questo ragionare di droga e poi quando vado a casa trovo i miei genitori seduti sul divano che si spinellano?’</p>
<p style="text-align: right;"><em>Paolo Boselli</em></p>
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		<title>Il mio sguardo</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 18:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Lanfranchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fuori Sede]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Ospiti]]></category>
		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[incontri]]></category>
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		<description><![CDATA[Che cos’è la ‘normalità’? Questa la domanda che ha aperto la conviviale di martedì 9 marzo e che certamente risuonerà nella mente degli spettattori che il 22 aprile assisteranno, al Teatro Donizetti, allo spettacolo ‘IL MIO SGUARDO’. Di questo spettacolo/evento, promosso dal RC Romano di Lombardia e trasformatosi in un fondamentale service del gruppo orobico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="imgright"><a href="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/04/CIMG3240L.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-570" title="CIMG3240L" src="http://www.rotarybgnord.it/wp-content/uploads/2010/04/CIMG3240L-300x194.jpg" alt="" width="300" height="194" /></a></div>
<p><em>Che cos’è la ‘normalità’?</em><br />
Questa la domanda che ha aperto la conviviale di martedì 9 marzo e che certamente risuonerà nella mente degli spettattori che il 22 aprile assisteranno, al Teatro Donizetti, allo spettacolo ‘<strong>IL MIO SGUARDO</strong>’.<br />
Di questo spettacolo/evento, promosso dal RC Romano di Lombardia e trasformatosi in un fondamentale service del gruppo orobico, sono venuti a parlarci i graditi ospiti: AG Fulvia Castelli; Luca Margnini  -  Presidente Commissione Distrettuale Pubbliche Relazioni; Oreste Castagna (regista, attore); Vera Vavassori (staff regia) e Silvia Barbieri (attrice, autrice e staff regia); Pietro Sparaco (fotografo); Francesco Crudo (cineoperatore); Sandro Gentile (masterizzazione CD); Cristina Moro (Commissione Pubbliche Relazioni RC Bergamo Ovest).</p>
<p>Cristina Moro, una delle principali coordinatrici dell’evento insieme a Fulvia Castelli e a Bianca Galli, ha dapprima  introdotto e presentato il service e la squadra di lavoro che lo ha reso possibile. L’evento, realizzato in collaborazione con l’associazione “Senzacca” di Bergamo e l’associazione “L’ancora” con sede a Cortenuova, nasce da un percorso comune svolto tra rotariani e disabili, sul tema appunto della ‘diversità’. Tale percorso culminerà nello spettacolo del 22 aprile, con l’obiettivo di rappresentare un momento di crescita individuale, oltre che sociale, e di offrire, con un linguaggio nuovo, un inedito punto di osservazione sul tema dell’Handicap: non più visto come diversità negativa ma come una risorsa, una positiva provocazione e un’opportunità di reciproco arricchimento.<br />
Saranno gli stessi ragazzi diversamente abili, diretti dalla sapiente regia di Oreste Castagna e del suo staff, i veri protagonisti della serata, insieme ad attori e personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport. L’evento sarà inoltre arricchito da un supporto video e da una mostra fotografica.</p>
<p>Il Teatro,quindi, come espresso da Silvia Barbieri, quale incontro tra esseri umani (cosa che del  resto coincide con la mission rotariana) per creare momenti di piccola grande felicità. Ricordando che ogni sguardo è diverso ed è in  grado di offrire una propria visione, un’angolazione, una propria totalità: quella totalità che è in ognuno di noi e che confrontandosi con la totalità di ogni altro diventa relatività, uno dei concetti più belli e potenti introdotti nel ‘900.</p>
<p>Oreste Castagna, rotariano oltre che regista e attore di successo, ha evidenziato la scelta d’amore che sta dietro questa operazione. L’amore: un sentimento e una forza che va ridefinito, continuamente rinnovato, riscoperto. Un’energia su cui compiere un vero e proprio investimento progettuale a tutto campo.</p>
<p>Come inoltre evidenziato da Luca Margnini, questo service rotariano rappresenta una sorta di progetto ‘pilota’, sperimentale, suscettibile di possibili aperture e sviluppi anche su larga scala, date le sue caratteristiche, l’importanza del tema, l’universalità del messaggio. Come dimenticare, infatti, che proprio dal singolo progetto di un club bergamasco (Treviglio) ha preso il via un’operazione a livello mondiale come la Polioplus?</p>
<p>Un appuntamento quindi da non perdere, quello con ‘IL MIO SGUARDO’&#8230;!</p>
<p>La serata è poi proseguita con altri aspetti di natura più interna:</p>
<ul>
<li>la comunicazione di una nuova giornata al Parco delle Cornelle, con famiglie, organizzata dall’Interact Club Bergamo il giorno  inserire data ;</li>
<li>la presentazione da parte del Presidente della corposa rassegna stampa locale e nazionale dell’evento ‘Tiepolo’;</li>
<li>l’annuncio della proposta di ingresso di due nuovi soci nel nostro club;</li>
<li>l’annuncio di una prossima visita alla Biblioteca Ambrosiana di Milano il giorno 17 aprile;</li>
<li>l’annuncio di una iniziativa, da parte dell’Incoming Alberto Longo, volta a facilitare la conoscenza e la ‘riconoscibilità’ tra loro dei soci del club, utile soprattutto ai nuovi soci in una prospettiva di allargamento del club.</li>
</ul>
<p>Alla prossima.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Paolo Boselli</em></p>
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