Lotta al morbo di Buruli in Benin

Bergamo, 17 febbraio 2009

Consegnato l’Ecografo per il Service “Lotta al Morbo di Buruli” nel corso della conviviale del 17 febbraio 2009 alla presenza del prof. Giorgio Liegheb e della dott.ssa Elisa Zavattaro che sono intervenuti per illustrare il tema: “Contributo dell’EcocolorDoppler nella gestione del paziente affetto da Ulcera di Buruli”. Il nostro infaticabile Stefano Civettini, cui va il merito di esser stato uno dei promotori tanti anni fa di questa iniziativa e di averla sempre fatta progredire, ha introdotto l’argomento, ripercorrendo le fasi salienti di questo pluriennale progetto che il nostro Club ha promosso in Benin assieme al RC Aquileia e al RC New York.
L’agente patogeno (un micro-batterio simile a quello della tubercolosi) è sconosciuto ma si studia come l’insetto vettore, in zone umide o vicine all’acqua, possa infettare i bambini provocando sulla pelle ulcere devastanti, necrosi del tessuto, che nella maggior parte dei casi non possono essere curate e fermate se non con l’amputazione degli arti. Il trattamento con l’ossigeno e la camera iperbarica ha però dato importanti esiti nella lotta al morbo. Nel corso degli anni, altri enti ed organismi si sono uniti al progetto, come la WHO e la Marina Militare Italiana. Da ultimo ma non certo per importanza il contributo distrettuale, testimoniato dalla presenza dell’AG Fulvia Castelli e quello del RC Bergamo, per mezzo di un socio in particolare, quanto all’ossigeno. Il prof. Giorgio Liegheb del RC Novara Centro ha reso omaggio al prof. Poggio, autentico motore del progetto, pure gradito ospite del Club, prima di fare il punto della situazione. Al momento è presente un’unica camera iperbarica, mentre ne è attesa una seconda. Si sono creati protocolli di applicazione per le camere nella cura del morbo, le cui caratteristiche, anche di trasmissione ambientale, sono state ricordate con dovizia di particolari. La dott.ssa Zavattaro ha illustrato dal punto di vista scientifico il contributo dell’Ecodoppler nella lotta al morbo, con l’ausilio di alcune significative diapositive. Sullo sfondo, nelle parole di tutti la drammatica constatazione di come l’Africa continui ad essere un continente dimenticato (e saccheggiato), dove c’è bisogno praticamente di tutto. Ecco perché questo progetto costituisce l’unica concreta speranza di intervento e guarigione per molti in quel dimenticato Paese, rendendo autenticamente possibile “rendere concreti i sogni”.