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Il Restauro del Trecourt

Ritratto del pittore
Giacomo Trécourt
1847-48 Olio su tela 69×58
Pinacoteca Accademia Carrara
Bergamo
Il restauro della tela raffigurante “San Nicolò di Bari, Vescovo di Mira, nell’atto di liberare tre innocenti condannati a morte” (1837, olio su tela, 3.60×2.70 cm), capolavoro di Giacomo Trécourt.
L’iniziativa
Una delle iniziative culturali dell’anno rotariano 2006/2007 è rappresentata dal restauro di un’opera giovanile dell’artista bergamasco di ascendenze francesi Giacomo Trécourt (1812-1882). Si tratta della pala della parrocchiale di Zanica “San Nicolò di Bari, Vescovo di Mira, nell’atto di liberare tre innocenti condannati a morte”, olio su tela di imponenti dimensioni bisognoso di un attento recupero, curato dal socio Antonio Zaccaria. Il nostro club si occupa nello specifico del finanziamento delle indagini diagnostiche scientifiche preliminari al restauro. Tali indagini saranno effettuate dai chimici del Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano e da altri specialisti del settore. La Parrocchia di Zanica finanzia invece l’intervento di recupero della tela. Sono in corso contatti con vari soggetti culturali della città per definire la successiva presentazione dei risultati del restauro attualmente in opera.
L’Artista
Malgrado le disagiate condizioni economiche della numerosa famiglia lo costringano a lavorare sin dalla più giovane età, Trécourt trova il tempo di dedicarsi al disegno e di iscriversi all’Accademia Carrara, dove tra il 1828 e il 1829 segue i corsi di pittura di Giuseppe Diotti e diviene grande amico del Piccio. Gli esordi sono ambiziosi e costellati di numerosi premi al merito. Trécourt infatti partecipa senza risparmiarsi a concorsi, mostre e rassegne con ritratti, studi dal vero e opere a tema religioso. Nel 1837 presenta alla rassegna annuale dell’Accademia di Belle Arti di Brera la pala d’altare raffigurante San Nicolò, commissionatagli dal conte Leonino Secco Suardo e destinata al coro della parrocchiale di Zanica. Il Suardo offre così al giovane artista l’occasione di un vero debutto in quel genere, un insieme di pittura sacra e storica, divenuto la specialità della scuola del Diotti. L’invio all’esposizione nazionale fiorentina del 1861 ed un ricordo rimasto sempre vivo sembrano testimoniare l’impressione registrata dal necrologio del 1883, per cui “parve essere il capolavoro di Trécourt” (Bergamo o sia Notizie patrie). Nel 1839 Trécourt viene nominato Socio Onorario dell’Accademia di Brera “a solenne testimonianza […] dell’alto pregio in cui tiene il di Lui merito come pittore di storia” (Archivio dell’Accademia Carrara, corrispondenza tra l’Accademia di Brera e l’Accademia Carrara sui meriti del Trécourt).