25 mag 10
Inserito da: Andrea Lanfranchi in: Relazioni dei Soci
Il 25 maggio il nostro socio Pierfranco Bosisio, coadiuvato dalla figlia Michela, ci ha guidato alla scoperta del mondo delle pietre preziose.
E’ stata una relazione molto tecnica e competente, da cui è emerso tutto il fascino di ‘oggetti’ che, oltre al valore economico, hanno sempre costituito una sorta di mondo magico e misterioso.
Ed è un mondo, per quanto riguarda i suoi ‘operatori’, assai articolato e complesso, in cui convivono elementi contrastanti: enormi interessi economici e importanti ‘questioni’ sociali (vedi sfruttamento umano nell’estrazione dei diamanti); professionalità e improvvisazione; grande artigianalità e produzione seriale; qualità e contraffazione.
Tale estrema articolazione, tra cui anche quella dovuta all’ampiezza e varietà delle tipologie merceologiche, fa sì che non esistano criteri unici e incontrovertibili per la valutazione delle pietre preziose, ma linee di giudizio e di mercato, anche soggette a fattori di natura volubile quali mode o aspetti culturali e di costume.
Una distinzione fondamentale dal punto di vista merceologico è quella tra DIAMANTI e PIETRE COLORATE.

Per quanto riguarda i DIAMANTI (carbonio puro), che hanno un indice di rifrazione molto elevato e una dispersione luminosa molto elevata, sono determinanti le angolature, le proporzioni, le finiture. Spesso negli intagli si sbagliano le misure e si eccedono gli angoli limite, con conseguente perdita di brillantezza, e quindi di valore della pietra. I tagli sono sempre in evoluzione, ed il loro utilizzo varia molto a seconda delle aree geografiche: in Italia, per esempio, gli aspetti culturali conducono per la gran parte alla richiesta di tagli ‘a brillante’. Il taglio a brillante, se rispettoso delle regole che governano la riflessione della luce, conferisce alla pietra quella brillantezza caratteristica che ne costituisce il fascino principale.
Ne dobbiamo la nascita a Marcel Tolkovsky che, nel 1919, indicò le proporzioni ideali riferite al diametro, alla distanza padiglione-corona e della tavola e della cintura, così da ottenere il fenomeno della riflessione totale della luce, ovvero, lo sfavillio che si nota osservando la tavola della pietra.
La differenza di valore tra i diamanti dipende da fattori quali: peso (carati), colore o assenza di colore, grado di pulizia interna (anche se concetto da non esasperare, poiché a volte alcune ‘impurità’ sono sintomo di qualità e genuinità della pietra), taglio e conseguente luminosità e brillantezza.
Per quanto riguarda le PIETRE COLORATE, il colore è dato dalla fusione naturale ad alte temperature e pressione con elementi chimici quali titanio, cromo o altro, che conferiscono alla pietra le colorazioni giallo, blu, rosso, verde ecc. Tra le più note: rubino (corindone con intrusioni di cromo), smeraldo (berillo) e zaffiro (corindone con intrusioni di ematite e di rutilo).
Nel taglio delle pietre colorate assume ancora maggiore importanza l’abilità del tagliatore, in quanto, a differenza del diamante (che viene per lo più tagliato a macchina con procedimenti computerizzati), si tratta di sfruttare i centri di colore tipici di ogni singola gemma.
Determinanti nella valutazione sono fattori quali: tono, purezza, saturazione di colore. Attenzione appunto al colore: per esempio, lo smeraldo è una varietà di berillo dal colore verde molto intenso, se l’ intensità del colore scende al di sotto di un certo limite definito non si può più chiamare smeraldo ma semplicemente berillo verde.
Inoltre, attenzione ai ‘trattamenti’ della pietra: possono essere impiegate molte tecniche di colorazione, di natura considerata più o meno lecita ed influente sul valore. Fino ad arrivare alle cosiddette ‘pietre sintetiche’, che nulla hanno a che vedere con lo splendore ed il valore delle pietre naturali.
In chiusura, prima del partecipato dibattito, Pierfranco ha accennato alla valutazione del gioiello, quindi del manufatto realizzato a partire dalle pietre preziose, dove entrano in gioco il design, l’abilità dell’artigiano, la cura del dettaglio e l’innovazione.
Paolo Boselli
21 mag 10
Inserito da: Andrea Lanfranchi in: Interclub, Relazioni Ospiti
Gradito ospite e relatore della conviviale in interclub con il Rotary Bergamo Ovest, il Prof. Alessandro Meluzzi, psichiatra, docente universitario, politico, scrittore e popolare personaggio televisivo. Il tema proposto: La famiglia. Vita, incontro mistero.
La famiglia è un’entità complessa e in sofferenza, come indicato anche dai numeri: lo stesso fatto che se ne parli come ‘tema’, testimonia che si tratta di un’istituzione in fase di trasformazione. L’Istat stesso afferma che in Italia una famiglia su due finisce in separazione, e, da dieci anni a questa parte, in un caso su tre la separazione avviene addirittura nei primi quattro anni. Non esiste pertanto più il concetto di ‘indissolubilità’ della famiglia, che fino a poche decine di anni fa era considerato un valore assoluto e irrinunciabile.
Da allora sono accadute molte cose: la fine del sistema di famiglia patriarcale, che possedeva, quale retaggio della società contadina, la caratteristica di ‘unità di sopravvivenza’: non era cioè orientata al concetto della ‘affermazione di sè’, ma ai puri bisogni primari. Essere, sopravvivere, mangiare. Esisteva però una sorta di ‘rete di sicurezza’ sociale e antropologica che rendeva la famiglia difficilmente ‘scioglibile’; la famiglia era una realtà molto ampia, numerosa, transgenerazionale. Molti figli, molte braccia, un’alleanza parentale che era una vera e propria forza (concetto che ancora oggi soppravvive nell’azienda familiare).
C’erano alcuni vantaggi: per esempio non si era mai lasciati soli. Non esisteva la solitudine, per esempio, della puerpera che non sa cosa fare del bambino. Anche il parto aveva una dimensione comunitaria. Questo non significa che, al tempo, si fosse sempre tutti necessariamente felici… Anzi, molto spesso la ricerca della felicità dei singoli, specie delle giovani donne, veniva sacrificata alla dimensione comunitaria. Esisteva tuttavia una sorta di serie di leggi implicite, non manifeste, di ‘do ut des’, che costruivano un welfare, uno stato sociale di comunità.
Il ricordo di questa condizione è ancora vivo, anche se in esaurimento, ed è importante comunque mantenerne viva la memoria e la radice (come per esempio appare comunque ancora operante nel cuore, nelle emozioni, nei sentimenti della terra e della gente bergamasca). Una dimensione di ‘oblio’, condurrebbe alla condizione di ‘assenza’ tipica del ‘lotofago’ che ha mangiato il papavero e, rimanendo senza memoria né identità, diventa preda potenziale di qualsiasi suggestione o follia.
Allora, cosa sta accadendo oggi?
Di famiglia si può parlare come: vita, incontro, mistero.
VITA.
La famiglia ha naturalmente a che fare col concetto di ‘vita’, della sua trasmissione grazie ai figli che nascono dall’unione fra un uomo e una donna. Il valore della trasmissione della vita è funzionale sia alla famiglia che alla società. Quindi, per il nostro relatore, è solo alla famiglia ‘naturale’ che andrebbero riservati i benefici di carattere sociale (tipo reversibilità della pensione, regime successorio ecc.). Non alle coppie omosessuali o ‘di fatto’, per quanto legittime, e nemmeno, perlomeno teoricamente, alle famiglie tradizionali uomo-donna che rifiutano in modo precostituito l’ipotesi di avere figli. Infatti, indipendentemente dal discorso religioso, per il nostro codice civile un matrimonio alla cui base sia dimostrata l’indisponibilità precostituita della coppia ad avere figli, è da considerarsi nullo.
Ma oggigiorno il discorso ‘procreazione’ è in crisi: una società comunque opulenta come la nostra possiede il più basso indice di natalità della storia. In buona parte anche a causa dell’affermazione materiale del concetto di felicità personale e ‘autorealizzazione’: la giovane donna si vuole ‘realizzare’: fare i propri studi, laurearsi, specializzarsi, master, stage all’estero, trovare lavoro, trovare marito, trovare casa, cambiare macchina, fare viaggi all’estero e poi, verso i 35-36 anni fare il figlio, quasi a completamento del proprio… curriculum di donna. Maternità quindi come evento tardivo e accessorio, e non fondativo della vita.
Al tempo della povertà, nella vecchia famiglia patriarcale, invece si facevano tanti figli; oggi che siamo opulenti non si fanno. Più si è ricchi e meno si fanno figli. Gli unici che fanno figli sono i poveri, nel mondo. Non c’è più ‘scommessa sulla vita’: quanto più l’ego governa, e conta solo la ‘mia’ vita, tantomeno la ‘vita’ diventa importante. Quando un tempo la morte era considerata un passaggio sacrale ci si apriva alla vita. Quando la morte viene desacralizzata, conseguentemente lo è anche la vita. Se la vita si riduce a solo possesso, e trasmissione di possesso, si rivela come qualcosa di molto malinconico e ‘stitico’; al contrario, in un orizzonte di senso e di ‘dono’ diventa generosa e vissuta con totalità.
INCONTRO
L’incontro tra due persone sta alla base dell’istituzione ‘famiglia’, e prima ancora di una ‘istituzione’ più recente: la ‘Coppia’. La coppia, come concetto, una volta non esisteva al di fuori della famiglia. La Coppia oggi si basa sull’illusione, in parte neoromantica e in parte postrazionalistica, per cui i meccanismi che fanno incontrare e mettere insieme un uomo e una donna dovrebbero sovrintendere a tutta la durata del rapporto. Ma, al contrario, i meccanismi dell’incontro e della passione non sono certo quelli che poi consentono di rimanere insieme tutta la vita. Enfatizzando l’importanza di questi meccanismi, spesso si fnisce per affermare la situazione di una sorta di ‘monogamia sequenziale’: matrimonio – divorzio – nuova storia – magari matrimonio – separazione ecc. che, nella pratica, produce effetti disperanti.
Chiaramente non è che situazioni irreparabili debbano essere ‘tenute in piedi’ per forza: però, il divorzio, che era stato concepito come rimedio per situazioni estreme, oggi è diventato uno strumento che consente ed invita ad affrontare il matrimonio con una certa ‘lievità’. Le persone divorziano ‘perché non c’è più passione, non ci desideriamo più’; poi, ‘per sincerità’ e ‘autenticità’ ricominciano un nuovo rapporto con altri partner. Il problema è confondere ‘autenticità’ e ‘verità’: in nome dell’autenticità dei sentimenti e delle emozioni solipsistiche, ognuno può dire ciò che gli pare, è ‘roba sua’ e quindi ‘autentica’ per definizione, in un circuito narcisistico ed autoreferenziale.
La verità, invece, sta in parte dentro dell’uomo e in parte fuori (o dentro l’uomo ma in una dimensione più profonda? “Non uscire da te. Entra in te stesso. Nell’uomo Interiore abita la Verità” (Sant’ Agostino) e ‘il Regno di Dio è dentro di voi – Luca 17,21 – ndr), e si svela gradatamente, nel mistero.
Inoltre, tornando al concetto della ‘Coppia’, questa non ha più reti di sicurezza, come aveva la famiglia del passato: pertanto o diventa ‘Famiglia’, o non ce la fa a sopravvivere al tempo. E allora il desiderio-passione-curiosità deve sapere divenire tenerezza, confidenza, fiducia, progetto comune, sogno comune. ‘Voglio potere invecchiare con te’. Diventa un rapporto di dono, non di scambio. Ambedue i coniugi donano, e se uno qualche volta non dona, pazienza. Nella vera famiglia non c’è ‘bilancio’, libro mastro di ‘dare-avere’. La ‘Coppia’, invece, vuole chiudere i conti a pareggio (le giovani coppie fanno perfino ‘cassa comune’…!)
Quindi la coppia che non diventa famiglia, e resta costituita da persone sole come non è mai successo nella storia, non ce la fa. E la famiglia, non più luogo di veri sentimenti, diventa ‘famiglia sentimentale’, emotiva; fra i membri vige la minaccia dell’abbandono. Un microinferno: occorre fare costantemente attenzione nell’esprimersi, nel parlarsi, per non fare crollare tutto. Difficile resistere.
MISTERO
Oggi manca, anche nella moderna pedagogia, la cultura del ‘sacrificio’, cioè del ‘sacrum facere’, rendere sacro (che non è pertanto da intendere con un alone di ‘pesantezza’, ‘sofferenza’, come spesso deriva da nostri condizionamenti culturali, ndr). Senza sacrificio non si fa nulla, ma non si conosce più il concetto in quanto tale.
Alla luce di quanto detto, sembrerebbe estremamente difficile ai nostri giorni mantenere unita una famiglia: parrebbe necessario un miracolo. Ma in effetti il miracolo è alla portata di tutti,; occorre però entrare in una diversa dimensione, che possiamo definire di ‘grazia’. Cioè di vita luminosa e numinosa.
Certo, se l’essere umano pensa di essere solo natura, biologia, il discorso finisce lì. Ma se abbiamo una visione divina dell’essere umano, libero, chiamato ad essere ‘come Dio’, allora le cose cambiano. E per la famiglia si prefigura un orizzonte nuovo, straordinario: dalla famiglia ‘naturale’ a quella ‘sovrannaturale, preternaturale’. In cui la dimensione salvifica dell’amore divino fatto umano, o umano asceso a divino, diventa salvifico, poiché la dimensione universale del dono sovrasta la limitante pretesa dell’autorealizzazione materiale.
Grazie di cuore al Prof. Meluzzi per quanto ci ha saputo offrire.
Paolo Boselli
Dopo la consegna da parte del presidente Luigi Gelmi di una medaglia dal particolare valore simbolico all’AG Fulvia Castelli, quale ringraziamento per la collaborazione prestata al nostro club, Il Dott. Marco Varini, illustre oncologo svizzero presentatoci dal nostro socio Roberto Labianca, ci ha intrattenuto sull’istruttiva tematica del ‘modello di oncologia integrata’, uno dei modi più attuali ed efficaci di interpretare l’approccio alle malattie tumorali.
Si tratta di una metodologia derivata dal lavoro di trentacinque anni del Dott. Varini e portata allo sviluppo odierno anche grazie all’attività dell’Associazione ‘il Triangolo’ di Locarno, fondata e presieduta dallo stesso Dott. Varini.
I presupposti di tale metodologia, oggi ampiamente riconosciuta e condivisa, affondano le proprie radici nel lavoro iniziato appunto 35 anni orsono, quando l’oncologia era agli albori e i medici oncologi erano considerati dei ‘visionari’, con la loro ‘pretesa’ di potere intervenire su una malattia considerata incurabile per definizione.
Negli ultimi quindici anni, contrariamente alla percezione comune, l’insorgenza delle malattie tumorali è in fase di diminuzione nelle sue forme più comuni (prostata, colon, polmone, seno) così come è in calo la mortalità generale a causa della malattia: si fuma meno, sono state introdotte abitudini meno nocive nello stile di vita, è disponibile una migliore diagnostica, sono state introdotte terapie più efficaci.
La ricerca in generale, inoltre, compie continui progressi, lasciando ben sperare per gli sviluppi dei prossimi anni.
Occorre tuttavia porre l’accento non solo sull’approccio al tema dal punto di vista medico-diagnostico-terapeutico, ma anche da tutta un’altra serie di punti di vista.
Ed è proprio questo il punto focale del ‘modello integrato’: il paziente affetto da tumore è un paziente ‘diverso’ dagli altri, per i motivi illustrati nel seguito. Inoltre, nel rapporto fra malato e curanti, intesi come l’oncologo e la sua struttura ospedaliera, occorre tenere conto anche di un terzo soggetto fondamentale, quale la famiglia del malato stesso.
Ecco pertanto definito il TRIANGOLO da cui trae nome l’associazione fondata dal Dott. Varini: curanti, paziente, famiglia.
In tale triplice relazione, occorre assolutamente considerare una serie di problematiche di ordine psicologico, socio-culturale, socio-economico, organizzativo. Il ‘cancro’, infatti, non è una sola malattia, ma un insieme di varie patologie che colpiscono organi differenti con specificità assolutamente diverse; tutte però accomunate dalla necessità di un approccio multitematico integrato.
Dal punto di vista clinico ci si trova infatti di fronte ad un ventaglio di problematiche ed obiettivi quali:
Inoltre, ci si trova ad affrontare tematiche di ordine psicologico e sociale quali:
Ma il paziente oncologico è diverso dagli altri anche dal punto di vista dei ‘bisogni’, e specificamente:
Da quanto esposto, appare evidente la necessità di un ‘trattamento globale’, che contemperi e ponga in equilibrio complessi aspetti clinici, psicologici e umani, dove con quest’ultimo termine si intende tutta quella serie di fattori che costituiscono la rete ‘ambientale’ della situazione: famiglia, lavoro, relazioni sociali, aspetti economici e organizzativi.
Per fare fronte a tali necessità, l’Associazione il Triangolo dispone oggi di strumenti quali:
L’associazione, che nel 2009 ha anche ricevuto il riconoscimento ESMO (European Society for Medical Oncology) si occupa inoltre di ‘formazione’, con particolare attenzione ai seminari sulle cure e sul rapporto medico-paziente-famiglia.
Il dibattito successivo alla relazione, ne ha approfondito alcuni aspetti significativi, quali l’effettiva possibilità di effettuare diagnosi sufficientemente precoci, le forme di prevenzione, l’incidenza della psicologia sull’insorgere e sulla guarigione del tumore.il ruolo delle singole strutture e dello Stato nelle campagne di informazione. E’ inoltre emerso dall’intervento di Roberto Labianca il fatto che il nostro ospedale di Bergamo applica da tempo una metodologia integrata tipo quella illustrata dal Dott. Varini ed è pure insignito del riconoscimento ESMO; fondamentale inoltre il ruolo attribuito al volontariato quale indispensabile supporto organizzativo e finanziario.
La serata si è conclusa con il ringraziamento del club al nostro relatore e il dono dei tradizionali omaggi rotariani.
Paolo Boselli
Ospite del Club la Sezione Bergamasca dell’Associazione Nazionale Alpini rappresentata dal sig. Enzo Nespoli, Presidente della Sezione di Bergamo Boccaleone e dal dott. Giuseppe Bonaldi, Presidente Nazionale della protezione civile degli Alpini.
Alla vigilia dell’83ª Adunata nazionale nella nostra città, abbiamo avuto l’opportunità di conoscere più da vicino la straordinaria realtà di un gruppo di volontariato che è ben lontano da quegli aspetti di puro folklore su cui troppe volte si limita l’attenzione. Il Dott. Sonzogni ha illustrato come oggi l’A.N.A. sia costituita da 81 sezioni raggruppate intorno al Presidente
nazionale ed al Consiglio Direttivo, con 4400 gruppi circa e 380.000 iscritti (di cui ben 60.000 affiliati per pura condivisione di idealità e stili di vita).
La storia dell’associazione affonda le radici nei tragici bagliori del primo dopoguerra, nel 1919, e nasce in uno dei luoghi simbolo, il Monte Ortigara, proprio per non dimenticare e per continuare a coltivare e tramandare quei valori di umanità, abnegazione e spirito di servizio per la comunità nazionale che ancor oggi costituiscono i tratti salienti e distintivi degli “Alpini”. Seguì poi la drammatica epopea della Seconda Guerra Mondiale, con pagine di assoluto eroismo immortalate nei cieli della Storia.
Il Dott. Bonaldi, ha poi specificato che l’associazione ha sviluppato una sempre più marcata vocazione all’interno del sistema della protezione civile a partire dal Vajont e poi con il terremoto del Friuli, per terminare con quello d’Abruzzo, che ha visto impegnato il personale volontario sino a poco più di un mese fa, dove ben 8.500 soci si sono alternati da tutte le sezioni d’Italia su un’aliquota di 14.000 a disposizione del Dipartimento della Protezione Civile.
L’Associazione è oggi un punto fermo nel sistema nazionale di contrasto alle emergenze, anche in campo internazionale. E’ anche però un baluardo, non meno importante, contro
la deriva di valori identitari ed unitari che colpiscono la memoria storica, sottilmente posta in atto da più parti ed in più sedi. Così l’attività di informazione nelle scuole, non sempre
ben accetta da tutto il corpo insegnante allorquando dagli aspetti più esteriori si passa all’illustrazione dell’aspetto più “militaresco”, quasi che si volesse ignorare o sottacere
che gli Alpini erano e sono soldati d’Italia.

Al termine della conviviale abbiamo incontrato alcuni amici rotariani provenienti dal Venezuela (D4370) che sono in visita
in alcuni Paesi europei tra cui l’Italia.
Il Presidente ha donato loro il gagliardetto del Club ed alcuni soci si sono a lungo intrattenuti con gli amici sudamericani
per scambiare opinioni e idee.
Un bel momento di affiatamento rotariano!
27 apr 10
Inserito da: Andrea Lanfranchi in: Relazioni Ospiti
Interessante incontro quello di martedì 27 Aprile all’Antica Perosa.
La D.ssa Sarah Viola, psicologa, psichiatra e psicoterapeuta, ci ha intrattenuto sul tema ‘cibo e amore’, illustrandoci alcuni degli schemi generali di rapporto tra i componenti di un gruppo familiare. In particolare si è esaminato come tali rapporti vadano ad incidere sul possibile nascere di disturbi nei confronti del cibo, fino ad arrivare, particolarmente nel caso delle ragazze adolescenti, a vere e proprie patologie quali anoressia e bulimia.
Dalle parole della nostra relatrice è subito apparso evidente lo strettissimo legame esistente, soprattutto nel ‘linguaggio’ femminile, fra i concetti di cibo e amore: per la donna, infatti, il rapporto intimo fra cibo e amore inizia con il concepimento stesso di un figlio, che, fino alla sua nascita, vivrà in totale simbiosi con lei, nutrendosi letteralmente del suo corpo. Ma anche dopo la nascita, con l’allattamento, il bambino continua a nutrirsi di quanto prodotto dal corpo della mamma.
Il simbiotico rapporto cibo-amore, per la donna, poi prosegue: l’amore-nutrimento della propria famiglia rimane sempre una delle principali vocazioni femminili; e il cibo rappresenta anche un’efficace arma di amore-seduzione: “l’uomo si prende per la gola”, si dice.
Chiarita quindi la stretta interdipendenza tra i due termini, risulta conseguente che, a livello psicologico, i rapporti problematici nei confronti del cibo, ai vari livelli, nascondano tematiche inerenti la sfera degli affetti.
L’immenso potere in mano alla donna, ‘amore e cibo’, è sì ‘amore e vita’ ma, di riflesso, anche ‘amore-morte’. Il potere può cioè essere utilizzato positivamente o negativamente: ecco la donna-fata o la donna-strega. Secondo gli schemi teorici dello psichiatra francese Jacques Lacan, la donna-madre è un simbolico potenziale coccodrillo con le fauci spalancate, al cui interno c’è il bambino, ignaro. Le fauci si possono anche chiudere, stritolando il bambino (possessività della madre portata all’estremo), se non c’è anche un intervento, una presenza equilibratrice, dell’uomo-padre che, sempre simbolicamente, tiene spalancate le fauci inserendovi un ‘bastone’, simbolo maschile per eccellenza.
Se il padre è ‘assente’, nelle varie modalità, il rischio dello stritolamento possessivo, cioè il soffocamento della personalità del figlio da parte della madre, è più probabile.
La tendenza dell’amore materno è infatti totalizzante: si tratta di un’aggressività ovviamente non malevola, ma che quando viene portata agli estremi diventa patologica. Il messaggio dell’amore materno ‘che divora’, più o meno inconsciamente ‘passa’ al figlio, e ancor più alla figlia. E se il padre, di cui la bimba è comunque primariamente innamorata, è assente o non corrisponde l’affetto che la figlia si attende, alla bambina non resterà che rivolgersi comunque alla mamma possessiva, sapendo che però verrà ‘divorata’ dal suo amore.
Ecco quindi il rifiuto dell’amore materno, identificato con il cibo-nutrimento, ed ecco i disagi alimentari che sempre più spesso oggi colpiscono soprattutto le adolescenti. Il principale problema della ragazza anoressica, secondo la nostra relatrice, è pertanto la carenza di amore paterno.
Amore paterno in senso molto ampio: il padre ti manifesta il suo amore anche dimostrando di prendersi cura di te mettendoti dei ‘paletti’, definendo e facendo rispettare ‘la legge’; naturalmente il rapporto è più fecondo ed equilibrato quanto ‘la legge’ è autorevole e riconosciuta, e non sterilmente autoritaria a priori.
Ed ariviamo così al problema tipico dei nostri tempi, proprio in termini di ‘modello sociale’. Il ruolo del maschio ‘legiferatore’ e autorevole è in crisi; e lo è, in primis, la principale figura paterna di riferimento sociale in questo senso: lo Stato (non che sia meno in crisi la figura materna tradizionalmente di riferimento nella società occidentale, la Chiesa ndr)
Tornando alla famiglia, è evidente l’importanza di un rapporto di coppia equilibrato, di un maschile e femminile che si integrano, delle due componenti di amore che si riversano armoniosamente sui figli. Tuttavia le figure di riferimento devono restare evidenti nei loro ruoli, quando anche a volte scambiabili in un gioco di intelligente complicità. Complicità che però deve essere sempre basata sul rispetto delle ‘regole’, che, utilmente, vengono poste dalla figura paterna.
Come è stato messo in evidenza dalla discussione che ha concluso la serata, la famiglia equilibrata diventa anche un baluardo contro la massiccia dose di pessimismo che ogni giorno viene riversata sui giovani e in particolare sugli adolescenti, indotta principalmente dai mass media. Questi, a fini di audience, dipingono costantemente il nostro mondo come il peggiore possibile, creando una sorta di ‘overlay’, di ipnosi collettiva che induce a non avere fiducia nel futuro. A causa anche di questo costante condizionamento, diventato ormai ‘abitudine’, spesso anche i discorsi in famiglia sono incentrati alla lamentela continua e alla sottolineatura solo delle cose che non vanno. E così avviene che i figli si buttano nell’autolesionismo, ‘rimandandoci la palla’.
Non dimentichiamo inoltre che, nei rapporti con i figli, si dovrebbe correggere anche un aspetto tipico del classico rapporto ‘latino’, colpevolizzante e censurante, cioè: “se hai preso un brutto voto sei un asino (o è un asino il tuo insegnante, ndr), se l’hai preso bello hai solo fatto il tuo dovere”. Al contrario, è molto più utile ed efficace, in termini educativi, il rapporto anglosassone, incoraggiante, cioè: “se hai preso un bel voto sei stato bravo, se l’hai preso brutto, coraggio, impegnati e vedrai che la prossima volta andrà meglio.”
Grazie alla d.ssa Viola che, pur nella necessaria sintesi e semplificazione di concetti e problemi assai complessi, ci ha offerto importanti stimoli di riflessione.
Paolo Boselli
20 apr 10
Inserito da: Andrea Lanfranchi in: Club
La conviviale di martedì 20 aprile ha visto la gradita presenza del PDG Cesare Cardani, istruttore distrettuale, che ci ha illustrato il tema del ‘Piano strategico’: dal livello del Rotary International fino a quello del singolo club. Si è trattato di un’occasione illuminante per meglio mettere a fuoco aspetti sia teorici che pratici del ‘vivere il Rotary’ in un’ottica di maggiore consapevolezza.
Vediamo dapprima gli aspetti teorici.
IL PIANO STRATEGICO DEL ROTARY INTERNATIONAL
Il ‘Piano Strategico’ del RI è uno strumento introdotto nel 2001-2002, quale passaggio fondamentale in occasione dell’inizio del secondo secolo di vita del nostro sodalizio. Il PS è triennale; prima del 2001-2002 esistevano solo piani della durata di un anno. Il PS attualmente vigente è quello approvato dal Board of Directors nel 2007, che scadrà alla fine di aprile di quest’anno. Verrà pertanto promulgato in tale circostanza il piano 2010-2013. Il PS del RI sostanzialmente è ‘un foglio’ che definisce principi, regole, indicazioni strategiche e rappresenta un riferimento preciso, una guida per tutti i singoli club del mondo nel definire il proprio piano strategico triennale di club. In pratica, il PS del RI si trasformerà in un grande volume composto appunto da una introduzione, redatta da cinque incaricati del Board of Directors, e dai PS di tutti i singoli club, che sono i soci del RI.
La premessa al PS, illustrataci da Cardani, sono i VALORI ROTARIANI: Servizio, Amicizia, Diversità, Integrità, Leadership. Tali valori sono CONVENUTI pragmaticamente fino dall’inizio dell’avventura rotariana; è automatico che solo la loro completa condivisione consente ad una persona di entrare a fare parte del sodalizio. Come si applicano e testimoniano questi valori in ambito rotariano:
SERVIZIO: Si traduce nei Progetti → visione, programmazione, gestione. Tutti i soci di un club dovrebbero avere un compito all’interno dei progetti del club.
AMICIZIA (FELLOWSHIP → colleganza = sentire comune): prima di tutto si stabilisce attraverso la riunione settimanale, che deve essere: bene organizzata, coinvolgente, motivante. Si tratta della principale ‘vetrina’ del club: sia verso l’interno che l’esterno.
DIVERSITA’: valore insita nella stessa formazione della compagine rotariana. Il Rotary si arricchisce della diversità dei suoi membri, per genere, professione, età, competenze.
La compagine dei soci deve essere professionalmente rappresentativa, testimone dei tempi, proiettata verso il futuro.
INTEGRITA’: prima di tutto rispetto delle regole, che ci siamo dati noi stessi! Con competenza e lungimiranza, consenso.
Il Presidente è il custode del regolamento del club (si deve essere gelosi e amanti del proprio regolamento!) Finché vigono delle regole, queste vanno assolutamente rispettate;
quando giunge il momento di cambiare le regole, occorre farlo con il consenso della base.
LEADERSHIP: tipicamente valore rotariano. Ogni rotariano, data la propria eccellenza nella propria attività, dovrebbe naturalmente possedere qualità di leader, cioè di persona in grado di esercitare un ruolo aggregante e trainante. Lo stesso vale per il club: dovrebbe riuscire a diventare punto di riferimento verso l’esterno per qualche tema (ad esempio, Il RI è il riferimento mondiale per la lotta contro la polio; il nostro distretto lo è per lo scambio delle esperienze dei giovani all’estero).
IL PIANO STRATEGICO DEL CLUB
Come si accennava all’inizio, come il Rotary International elabora il proprio Piano Strategico triennale, così è tenuto a fare ogni singolo club. Esso deve rappresentare l’impegno che il club si assume di essere testimone e protagonista del servizio rotariano alla società. Il PS si deve sostanziare in progetti con obiettivi che siano: CONDIVISI, MISURABILI, AMBIZIOSI, RAGGIUNGIBILI, LIMITATI NEL TEMPO, e deve essere soggetto a revisione annuale. Rappresenta il testimone che passa da una dirigenza all’altra, che si impegna a rispettarlo
e rinnovarlo.
Il dibattito successivo alla relazione ha portato all’emergere di interessanti considerazioni. Molto spesso i club non utilizzano appieno le potenzialità offerte dall’ appartenere ad un organismo mondiale; tipico esempio è quello del ‘Matching Grant’ della Rotary Foundation, uno strumento che consente di moltiplicare le risorse che un club può mettere a disposizione per un progetto umanitario. La condizione base per potere usufruire di un ‘Matching Grant’ è la condivisione del progetto da parte di due club appartenenti a due diverse
nazioni. Una serie piuttosto laboriosa ma indispensabile di procedure consente poi, nel caso il progetto venga approvato, di ottenere finanziamenti aggiuntivi a quelli messi a disposizione dallo stesso club da parte sia del distretto che dalla RF
Praticamente si può arrivare ad ottenere fino al quadruplicamento della somma iniziale! Vi è poi la possibilità di ottenere dei Matching Grant distrettuali, con minori risorse economiche ma più semplicità amministrativa. Gli organismi distrettuali e i loro rappresentanti, ha assicurato Cardani, sono a completa disposizione dei singoli club per l’assistenza
e la guida nel muoversi all’interno di questi meccanismi di finanziamento, tanto fondamentali quanto ancora sottoutilizzati nella generalità dei club rotariani. Per quanto riguarda le relazioni di collaborazione con altre associazioni, occorre ricordare che per la sua specificità, il Rotary non ha vocazione né compiti di fund raising nei confronti di terzi (se non in casi eccezionali): i club rotariani devono essere trainanti, apportatori di specificità, devono competere sul terreno in cui sono qualificati, e cioè: professionalità, pensiero, leadership, progettualità, vision.
Rispondendo poi ad una domanda su quali siano i modi migliori per ‘uscire’ dal ‘particulare’ della vita di club, allargando gli orizzonti, Cardani a offerto le seguenti indicazioni:
Alcune notazioni quali risposte a domande specifiche.
POLIOPLUS: per la prima volta nelle storia quest’anno nei quattro paesi ‘endemici’ rimasti, e cioè Nigeria, India, Pakistan, Afghanistan non ci sono stati casi di polio: siamo veramente vicini all’eradicazione della malattia, ed è per questo che bisogna fare un importante sforzo finale.
RUOLI INTERNI AI CLUB: non è il presidente a dirigere il club, ma il Consiglio Direttivo. Il presidente deve essere un elemento di sintesi e di armonizzazione. Il Consiglio deve prendersi le proprie responsabilità direzionali, ma allo stesso tempo essere aperto verso la base del club e coinvolgerla. Almeno ogni due mesi andrebbe tenuta una assemblea informativa progetti: le decisioni del consiglio vanno portati in assemblea?
In conclusione, Cesare Cardani ha nuovamente sottolineato come le nuova realtà della vita, della struttura sociale, dei mutamenti mondiali costringano e impongano anche al Rotary, in tutte le sue componenti, un ‘cambio di mentalità e di passo’. Occorre capire cosa c’è veramente in gioco in un mondo in cui nulla è più garantito a nessuno.
Forse ancora non ce ne rendiamo pienamente conto: le grandi potenzialità del Rotary vanno sfruttate ma implementate in modo nuovo, pena la sopravvivenza stessa. Allora si capisce perché per tutto quest’anno ci si è sentito continuamente ripetere: ‘il futuro del Rotary è nelle vostre mani’.
Paolo Boselli
Si dice che in genere al Rotary non si parla di politica, perlomeno non nelle occasioni formali.
Ma quando ospite e relatore della conviviale è un personaggio come Vittorio Feltri (socio onorario del nostro Club) e il tema dell’incontro è ‘a sorpresa’, è difficile pensare che la conversazione si svolga su un piano ‘asettico’…
E così, infatti, non è stato martedì 13 aprile all’Antica Perosa. D’improvviso ha fatto irruzione al Rotary l’attualità politica, con le sue forme più o meno colorite, e sono ‘girati’ concetti e temi comuni a molte platee, specie giornalistiche e televisive, ma abbastanza insoliti nel contesto rotariano.
Ora, come rendere conto di tutto ciò in modo esaustivo e corretto in un articolo di bollettino?
Qual è in questo caso il compito di un ‘bollettinaro’? Dovere di cronaca? Generalizzazione? To be ‘politically correct’? That’s the problem.
Bene, poiché una scelta si impone, l’occasione della presenza di uno dei principali giornalisti nazionali potrebbe ispirare proprio un approccio di tipo ‘cronaco-giornalistico’: si tratterebbe cioè di sintetizzare, in modo neutro e il più fedele possibile, i principali concetti espressi dal nostro relatore; segnalando però, come esperimento, quando la cosa giornalisticamente fa ‘notizia’ e quando no. Proviamo. Ecco gli ‘estratti’.
“In Italia la politica non esiste più. Ci si divide solo in berlusconiani e antiberlusconiani, che non si parlano e non si ascoltano. Si parla solo di ostilità reciproche e non delle ‘cose’. Si discute di escort, scandali, ragazze e non dei problemi degli italiani.” (NON-NOTIZIA)
“Berlusconi parla da sedici anni della riforma della giustizia ma non la fa mai. Oggi non gli importa più ‘governare’: tutti i suoi sforzi vanno nel ‘mettersi nelle condizioni’ di potere governare, quindi di non subire i processi. Per cui ecco lodo Alfano, legittimo impedimento ecc.” (NOTIZIA)
“La sinistra non vuole che Berlusconi governi perché vuole governare lei senza vincere le elezioni. E quando le vince, poi non è in grado di governare perché non va d’accordo al suo interno.” (NON-NOTIZIA)
“Prodi è vivo” (NOTIZIA)
“Almeno, una volta la sinistra aveva un’ideologia, un modello di società. Oggi i pensatori della sinistra sono i comici.” (NOTIZIA)
“Gli italiani hanno capito che andare a votare non serve a niente perché poi ci si ritrova ancora nella stessa condizione di ‘berlusconi e antiberlusconi’ e non cambia niente” (NOTIZIA)
“I programmi televisivi di intrattenimento politico perdono ascolto, anche perché la gente è stufa di sentire sempre le stesse cose e vedere sempre le stesse facce: ad esempio a ‘Porta a porta’ ci sono sempre la Bindi, Fassino, La Torre” (NOTIZIA)
“In questi giorni si parla insistentemente dI ‘riforme’, perché ci saranno tre anni senza campagne elettorali. Ma le riforme non si faranno: in particolare non si farà mai un federalismo fiscale autentico e rigoroso, come lo vuole la Lega, perché si creerà in parlamento uno schieramento trasversale di parlamentari del sud che lo renderà impossibile.” (NOTIZIA)
“Consoliamoci con il fatto che più la politica si disinteressa di noi e meglio vanno le cose. L’Italia risolve da sola i suoi problemi e va avanti lo stesso, nonostante la politica” (NON-NOTIZIA)
“Prodi ha fatto l’IRAP. Berlusconi ha detto che la voleva abolire immediatamente, ma poi ha visto che non era possibile perché sarebbero mancate delle entrate allo Stato. E senza l’IRAP non sarebbe riuscito a pagare la Sanità. Ma non gli viene in mente che la spesa sanitaria si può riordinare, e non tagliare a capocchia.” (NOTIZIA)
“Siamo l’unico Paese in cui si va in pensione prima dei 65 anni. Angeletti e Bonanni (UIL e CISL) hanno fatto un patto con Sacconi (Welfare) e Tremonti in questo senso. A Berlusconi non interessa niente perché tanto lui non va in pensione. (NOTIZIA)
“Andrebbero aboliti gli ordini professionali perché creano impedimento per i ragazzi a svolgere delle professioni.” (NOTIZIA)
“Fini contraddice sempre Berlusconi: si è convinto di essere diventato un progressista e vorrebbe sostituire Berlusconi, ma non ha i voti. Se dovesse ‘mancare’ anche Berlusconi non ci sarebbe proprio più niente.” (NON-NOTIZIA)
“A Berlusconi non importa niente di chi sarà il suo successore, anche perché è convinto di vivere fino a centoventi anni” (NON-NOTIZIA)
“Lo Stato italiano è indubbiamente povero, ma gli italiani sono ricchi perché non pagano le tasse (il 50% denuncia meno di 15.000 euro lordi all’anno)” (NON-NOTIZIA)
“In Italia viviamo tutti ancora esattamente come cinque anni fa. Siamo riusciti a sopravvivere ad una crisi spaventosa: per merito degli italiani, quelli che lavorano ancora, e non per merito di Berlusconi, che non ha fatto niente.” (NOTIZIA)
Risposta a domanda del pubblico: “Fra vent’anni non ci ricorderemo di nessuno degli attuali politici; solo di Berlusconi, perché nel ’94 ha sconfitto i comunisti e per i fatti di donne, escort ecc. Non certo per come ha governato il Paese. E’ bravissimo solo nelle emergenze (rifiuti di Napoli, terremoto Abruzzo).” (NOTIZIA)
Risposta a domanda del pubblico: “I nostri figli, nel futuro, si arrangeranno benissimo. Gli italiani avranno sempre la capacità di inventarsi qualche cosa. Noi siamo andati avanti nonostante la Democrazia Cristiana, Prodi, Berlusconi, berlusconiani e antiberlusconiani. Certo la scuola deve essere decente e vanno recuperate un po’ di educazione e buone maniere. Ricordiamoci che siamo passati anche attraverso gli anni di piombo… All’estero stanno molto peggio di noi. Noi viviamo bene e abbiamo una qualità della vita altissima.” (NOTIZIA)
Risposta a domanda del pubblico: “I quotidiani, come veicolo di informazione, oggi contano molto poco, e i grandi quotidiani nazionali sono in forte calo di vendite. Contano molto di più la televisione e Internet; i giornalisti sempre più spesso si rivolgono a Internet per le notizie, e le stesse notizie si verificano sempre di meno … L’informazione sarà sempre peggiore. E si va per schieramenti: i muri sono eretti anche dai giornali, perché in un Paese che si basa sul conflitto tra berlusconiani e antiberlusconiani, bisogna essere per forza ‘schierati’, altrimenti non sei niente e nessuno. La Repubblica è un giornale partigiano, come lo è anche il mio. Con la differenza che La Repubblica finge di essere ‘chic’, o ‘politicamente corretta’, come la sinistra in generale, che non ha più riferimenti. Non che la destra stia meglio, ma almeno non finge di essere quello che non è.” (NOTIZIA)
Rispondendo a domanda del pubblico: “Non consiglio di fare il mestiere del giornalista. Oggi i giornalisti sono solo degli impiegati, oltretutto mal pagati. Quanto a Marco Travaglio, è vero che ha lavorato per il Giornale e, pur non condividendone le opinioni, dico che tecnicamente è bravissimo. Adesso ha trovato e sfrutta il filone dell’antiberlusconismo, che gli rende parecchio.” (NOTIZIA)
“Il Rotary ha migliorato la qualità culinaria.” (NOTIZIA)
Al termine della serata il presidente Luigi Gelmi ha ringraziato il nostro ospite al quale ha offerto i tradizionali doni rotariani. (NON-NOTIZIA)
Paolo Boselli
Dopo una breve presentazione da parte di Daniele Gervasi dell’interessante proposta di visita alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano, organizzata per sabato 17 aprile, la Conviviale di martedì 6 aprile è stata interamente dedicata alla presentazione dei nostri due nuovi soci, il Dr. Riccardo Buelli e l’Avv. Vincenzo Cugno Garragno.
Il Presidente Gelmi, a seguito del breve intervento di saluto e di autopresentazione da parte dei due neosoci, ha proceduto alla cerimonia di ‘spillatura’. Ci
uniamo al Presidente nell’augurare un buon lavoro e una felice esperienza a Riccardo e Vincenzo nel Rotary Club Bergamo Nord!
Non ci sono dubbi: l’ormai tradizionale ’serata dei bolliti’ del RC Bergamo Nord rappresenta indiscutibilmente una ‘hit’ delle conviviali. Grande afflusso di soci, coniugi, ospiti martedì 23 febbraio all’Antica Perosa. Addirittura la sala che si deve ampliare con la rimozione di una parete mobile…
Con la regia di Ezio Ruggeri e la preparazione delle carni di Mario Cazzamali, macellaio ‘top level’, la serata è partita con la degustazione di un’ottima tartare ‘di quarto anteriore’, e non solo di filetto, come ha precisato Cazzamali, ‘perché della bestia non si butta via niente’.
Il carrello selfservice dei bolliti prevedeva poi costine di maiale, testina, biancostato, spalla, cotechino, cappello da prete, il tutto corroborato da gustose salse e mostarde.
Le carni: prima scelta del consorzio La Granda, un’associazione di tutela della razza piemontese che, come illustratoci da Cazzamali, rappresenta oggi una realtà all’avanguardia per competenze e qualità, forte della presenza di 67 allevatori e 5 macellai, diventata addirittura ‘presidio Slow Food’ della razza piemontese.
Ma, attenzione: era da poco terminata la degustazione dei bolliti in salse tricolore (salsa verde, marmellatina di cipolle bianche, trito di pomodorini secchi rossi) quando, con un’ardita piroetta, il nostro imprevedibile ed audace presidente Luigi Gelmi ci ha introdotto alla seconda parte della serata, quella del… tricolore bollito!
Già, perché a questo punto ha dato la parola a Paolo Bordogna, esperto di economia internazionale nonché figlio del nostro carissimo Cicci, che, con rara lucidità e precisione ci ha illustrato i perché e i percome della drammatica crisi economica che stiamo vivendo, particolarmente nel nostro paese.
Analisi secca in tre punti, in sintesi, nell’ordine:
Ma da noi, denuncia Bordogna, di queste cose non si parla o si parla pochissimo: la scena mediatica dell’informazione è dominata da tematiche di tutt’altra natura, in modo inconcepibile in un qualsiasi altro paese del mondo.
Insomma, dopo l’intervento di Cazzamali, macellaio di grandi carni italiane, Bordogna ci ha ‘cacciato là i mali’ di quel gran… ‘macello’ che, purtroppo, è oggi l’Italia.
Il nostro primo ospite ci ha spiegato che ‘della bestia non si butta niente’, ma il secondo ci ha mostrato che probabilmente stiamo buttando via proprio tutta la bestia e, già che ci siamo, anche la stalla. E se è vero che nei negozi di carni non si trova più la ‘testina’ da bollire, sembrerebbe che in Italia siano proprio le nostre umane testine a venire più o meno… ‘bollite’ dalle televisioni, che, telegiornali in testa, ci propinano costantemente l’ipnotica rappresentazione virtuale di una politica e di una società d’avanspettacolo, scandalistica, illusionistica, mentre tacciono sugli incombenti ‘temi scomodi’ della realtà.
Sintesi finale della serata: sapide ‘carezze’ al palato, accompagnate da istruttivi… ‘pugni’ allo stomaco.
Sicuramente una conviviale dal deciso sapore agrodolce. Come la mostarda.
Paolo Boselli
18 mar 10
Inserito da: Andrea Lanfranchi in: Interclub, Relazioni Ospiti
Graditissimi ospiti della conviviale di giovedì 18 Marzo, fuori sede alla Marianna per un interclub con il Rotary Bergamo Sud, il Dott. Giampaolo Brusini, tossicologo e responsabile scientifico della comunità di San Patrignano e alcuni ragazzi della comunità stessa, interpreti dello spettacolo teatrale ‘Fughe da fermi’.
Dopo il saluto da parte dei presidenti dei due club, Giancarlo Ghezzi e Luigi Gelmi, ed il conferimento della Paul Harris al Dott. Brusini, in virtù della sua fondamentale opera di diffusione della conoscenza del tema droga, ha preso la parola il nostro relatore.
Prendendo spunto da un recente fatto di cronaca, l’esclusione del cantante Morgan dal festival di Sanremo a seguito della rivelazione di essere un consumatore di cocaina, il dott. Brusini ha posto l’accento sul fondamentale tema dell’assuefazione alla presenza della droga nella nostra società. Si convive cioè con questa realtà considerandola quasi una presenza ormai acquisita e inevitabile, di cui non si avverte quasi più la pericolosità estrema. E’ un enorme problema di mancanza di consapevolezza; troppo spesso le persone, e in particolare i giovani, vedono oggi la droga come un fatto di costume, a volte come un palliativo, come un antidepressivo, come un ausilio e rimedio ad un diffuso mal di vivere e alla ‘carenza di senso’ che pervade la nostra società.
E’ cioè in atto (quanto ‘pilotato’ dati gli enormi interessi economici in gioco?) un terribile processo di ‘normalizzazione’ delle sostanze stupefacenti. E a poco servono ormai i richiami medico-scientifici nei confronti delle deleterie conseguenze provocate dall’assunzione di droghe: nella maggior parte dei casi viene percepito, da chi ne fa uso, solo l’aspetto immediatamente consolatorio, che fa capo all’azione di quell’area cerebrale detta ‘della ricompensa’ o ‘della gratificazione’, su cui agiscono direttamente le sostanze stupefacenti.
La chiave di approccio al problema della prevenzione scelta pertanto dalla comunità di San Patrignano è quella emozionale, emotiva, l’unica in grado di ‘fare breccia’ nelle coscienze sopite e anestetizzate così tipiche del nostro tempo. E’ per questo motivo che sono stati concepiti spettacoli teatrali tipo appunto ‘Fughe da fermi’, i cui protagonisti sono appunto ragazzi che sono passati attraverso l’esperienza della droga.
Giampaolo Brusini, spiega che assistere ad uno spettacolo come “Fughe da fermi”, metafora per ‘fughe dalla consapevolezza’, può aiutare ad assumere un atteggiamento diverso, piu’ critico, verso la droga: “E’ come se il pubblico, e cioè i ragazzi, stesse guardando un film nel quale scorre il primo tempo della sua vita. Poi il ragazzo, ospite di San Patrignano, dal palco racconta come sarà il secondo tempo se si prenderanno decisioni che portano sulla strada della droga”. E non è una bella prospettiva.
A conferma di quanto detto, è intervenuta Eugenia, una delle protagoniste dello spettacolo, che, con il semplice racconto della sua storia, ha tenuto l’uditorio con il fiato sospeso, rendendoci partecipi di una tormentata vicenda che, nel suo caso, ha fortunatamente conosciuto un lieto fine.
Lo spettacolo è in tour nazionale e rappresenta un momento di importante crescita individuale per ragazzi e genitori; sì, perché qualche ragazzo ha detto: ‘ma come, tutto questo ragionare di droga e poi quando vado a casa trovo i miei genitori seduti sul divano che si spinellano?’
Paolo Boselli
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