Camerun. Africa occidentale, sopra l’equatore. Qui da noi lo conosciamo per i suoi immigrati, ragazzoni neri generalmente molto simpatici: a Bergamo ce ne sono parecchi, quelli che all’ospedale ti segnalano il parcheggio, ti chiamano ‘capo’, cercano di rifilarti il bigliettino usato, l’accendino o l’elefante portafortuna. Qualcuno ti propone un genere più impegnativo, il libro di favole africane, grazie ce l’ho già. Ottimi lavoratori, gente affidabile e per bene, apprezzati dalle nostre aziende. E poi c’è la nazionale di calcio, i ‘leoni indomabili’, quelli di Roger Milla, N’Kono e oggi di Samuel Eto’o, fra i primi atleti africani ad avere creato qualche problema ai ‘nostri’.
Sapevamo anche che il nostro club ha qualcosa a che fare con il Camerun, che si partecipa ad un progetto laggiù: ma, forse specialmente per noi soci di recente acquisizione, si trattava quasi di un titolo a delle voci di bilancio, non molto di più.

Da martedì scorso, lo scenario è cambiato: i luoghi sono usciti dall’ombra, anzi dal sole dell’Africa, hanno preso coordinate, dimensioni, luce, colore, sapore. I nomi hanno assunto volti, le cifre si sono trasformate in fondamenta, pilastri, prisme, ponteggi, stanze. Ed è emersa un’enorme passione. Quella che ha animato l’opera silenziosa e riservata del nostro Sergio Colani, dei suoi familiari e di tutti quelli che lo hanno accompagnato, dal 2005, nella costruzione del Centro scolastico, assistenziale e professionale di Bambili.

L’aveva sognato fin da ragazzo, Sergio, di fare l’architetto ‘fuori casa’, in Africa, per portare aiuto concreto a ‘quella gente’ che ti dà molto più di quel che riceve, che vive in una condizione di povertà sorridente, in stridente contra sto con la nostra opulenza ringhiosa, pur lievemente temperata dai tempi di crisi…
Un’immersione negli spazi, nella natura, nelle dimensioni, nel rapporto semplice e schietto fra le persone, un bagno in quei valori che da noi faticano a sopravvivere. E, dal punto di vista professionale del progettista e del costruttore, una sorta di ritorno alle origini nell’uso e nel rapporto con i materiali, le tecniche, gli elementi naturali, la pioggia, la terra, il sole, lo spazio, il tempo. Tutte cose che ti riportano ad una dimensione più reale, meno artificiale e artificiosa e che, probabilmente contribuiscono all’insorgere di quel ‘mal d’Africa’ amato e temuto da generazioni di volontari, missionari, imprenditori, scrittori, poeti, registi che una volta messo piede e cuore nel continente nero, non si liberano più dalla sua ossessione.

E al di là delle diapositive, dei dati tecnici, delle immagini di cantiere, che pure hanno testimoniato gli importanti risultati concreti dell’impegno profuso, ciò che è emerso dalla relazione di Sergio è una grande, immensa passione, una volontà che cancella ostacoli e difficoltà. Un piacere ed una gioia silenziosa, intima, alta, che trova la propria motivazione nell’esserci, nel semplice – pure in un’opera di grande  complessità – dare una mano.

Tutte  cose,  caro  Sergio,  per  cui,  come  è  emerso dal dibattito, non c’è bisogno di ritrarsi, quasi  timorosamente,  dietro  ‘etichette’  quali cristiano,  cattolico,  rotariano  o  che  altro.  In esse, certo, si può forse trovare  più ‘struttura’ e  ‘definizione’ nell’agire. Ma quello che conta, e che ci hai trasmesso, è il chiaro ergersi alto e forte della volontà personale, una forza che può  condurre  a  qualsiasi  risultato.  E’  stata una testimonianza, schiva e potente, di quanto si possa trovare dentro di sé e  trasformare in  azione,  relazione  con  altri,  incidenza  sulle cose e sul bene comune.  E, senza alcuna  falsa  o  ‘timorata’ vergogna, trovarvi felicità per se stessi.

Grazie  Sergio  per  il  tuo  lavoro  e  per  questo importante   ‘tassello’  di  consapevolezza  che ci hai offerto.

Dalla relazione di Sergio:

Note geopolitiche
Il Camerun è ubicato sulla costa ovest dell’Africa poco sopra l’equatore.  E’  bagnato  dall’oceano  Atlantico  ed  ha  un’esten sione di 465.400 chilometri quadrati. Confina  a  Nord  con  Nigeria  e  CIAD,  a  sud  con Guinea, Gabon  e Congo, a Est con la Repubblica del Centro Africa, a Ovest  con Nigeria  e Oceano Atlantico. La Capitale è Joandè, ubicata al centro del Paese. Il Camerun per la sua configurazione geoclimatica ed antropologica è stato anche definito “La Piccola Africa” oppure “Africa in miniatura”. Il Paese, infatti,  estendendosi  dall’Equatore  al  CIAD,  presenta tutti i diversi ambienti geologici e climi africani: dal caldo  umido  delle  foreste  equatoriali  nel Sud  alla siccità  del  Nord  nella  regione  Sub  sahariana,  le cosiddette “Fasce del Sahel”. Popolato da oltre 200 tribù – un vero e proprio mosaico di popoli,  lingue,  tradizioni e culture diverse -  il Camerun vive  il  problema  di  un’estrema  differenziazione  che  comporta una  localizzazione specifica delle  irrisolte situazioni socio economiche,  dalla  possibilità  dell’autosufficienza  alimentare  alle emergenze sanitarie. Ci sono tribù più numerose che influenzano le più piccole, portandole  ad  assumere  tratti  di  lingua,  tradizioni  e  cultura  della tribù dominante.  Fino al 1890 la tribù degli Nkwen era quella dominante nell’ambito della confederazione  tra  le  tribù abitanti  l’altopiano di Bamenda.
Successivamente, negli anni  le piccole guerre  tribali effettuate per  l’ampliamento  territoriale   -  che  voleva  dire  più  campi  e quindi maggiore  produzione  agricola  e  più  pascoli  -  hanno  ridotto  il potere della  tribù dominante, creando altri piccoli  regni chiamati Bafut, Bali, Bambili, Bambui, Mankom,  e NkWen, nei quali l’uso dello schiavo era manodopera a buon mercato. I  tre  regni  più  importanti  in  questo  periodo  erano  Bambili, Bambui e Nekwem. Alla  fine  del  1800,  le  Potenze   europee  si  spartirono  l’Africa: con il Congresso di Berlino del 1885, il Camerun divenne colonia dell’Impero germanico e tale rimase fino alla sconfitta tedesca nella prima guerra mondiale. L’arrivo dei tedeschi pose fine alle guerra tribali, impostando un ordine coloniale al pari delle altre potenze europee, che diedero poco e tolsero molto.
Comunque,  la regione di cui parliamo divenne  il Centro Principale, con Bamenda capitale di quest’area. L’Etnia Nkwen fu la più privilegiata perché molto affine al carattere  guerriero  dei  teutonici:  i  suoi  appartenenti  divennero  da subito ottimi soldati e validi tiratori. Così  fu  che  Bamenda  divenne  un’area  privilegiata,  potendo sviluppare un’espansione territoriale a discapito delle altri tribù. Essa è oggi una delle città più grandi del Camerun ed è capitale delle province Nord/Ovest.
Successive occupazioni europee  (Francesi e  Inglesi) si spartirono poi il  territorio del Camerun introducendo  le rispettive cultura e lingua.
Così,  oggi  il Camerun  è  distinto  in  due  zone:  influenza  a  nord  delle  lingua  anglofona,  a  Sud  di quella francofona.  Sul  territorio, oltre alle citate  frammiste culture  tribali, missionari monoteisti si  inseriscono  in  tutto  il territorio  con  maggioranze  cristiane  (cattolici  e protestanti) ed enclavi islamiche.