08 giu 2010
Inserito da : Andrea Lanfranchi in: Relazioni dei Soci, Service
Camerun. Africa occidentale, sopra l’equatore. Qui da noi lo conosciamo per i suoi immigrati, ragazzoni neri generalmente molto simpatici: a Bergamo ce ne sono parecchi, quelli che all’ospedale ti segnalano il parcheggio, ti chiamano ‘capo’, cercano di rifilarti il bigliettino usato, l’accendino o l’elefante portafortuna. Qualcuno ti propone un genere più impegnativo, il libro di favole africane, grazie ce l’ho già. Ottimi lavoratori, gente affidabile e per bene, apprezzati dalle nostre aziende. E poi c’è la nazionale di calcio, i ‘leoni indomabili’, quelli di Roger Milla, N’Kono e oggi di Samuel Eto’o, fra i primi atleti africani ad avere creato qualche problema ai ‘nostri’.
Sapevamo anche che il nostro club ha qualcosa a che fare con il Camerun, che si partecipa ad un progetto laggiù: ma, forse specialmente per noi soci di recente acquisizione, si trattava quasi di un titolo a delle voci di bilancio, non molto di più.
Da martedì scorso, lo scenario è cambiato: i luoghi sono usciti dall’ombra, anzi dal sole dell’Africa, hanno preso coordinate, dimensioni, luce, colore, sapore. I nomi hanno assunto volti, le cifre si sono trasformate in fondamenta, pilastri, prisme, ponteggi, stanze. Ed è emersa un’enorme passione. Quella che ha animato l’opera silenziosa e riservata del nostro Sergio Colani, dei suoi familiari e di tutti quelli che lo hanno accompagnato, dal 2005, nella costruzione del Centro scolastico, assistenziale e professionale di Bambili.
L’aveva sognato fin da ragazzo, Sergio, di fare l’architetto ‘fuori casa’, in Africa, per portare aiuto concreto a ‘quella gente’ che ti dà molto più di quel che riceve, che vive in una condizione di povertà sorridente, in stridente contra sto con la nostra opulenza ringhiosa, pur lievemente temperata dai tempi di crisi…
Un’immersione negli spazi, nella natura, nelle dimensioni, nel rapporto semplice e schietto fra le persone, un bagno in quei valori che da noi faticano a sopravvivere. E, dal punto di vista professionale del progettista e del costruttore, una sorta di ritorno alle origini nell’uso e nel rapporto con i materiali, le tecniche, gli elementi naturali, la pioggia, la terra, il sole, lo spazio, il tempo. Tutte cose che ti riportano ad una dimensione più reale, meno artificiale e artificiosa e che, probabilmente contribuiscono all’insorgere di quel ‘mal d’Africa’ amato e temuto da generazioni di volontari, missionari, imprenditori, scrittori, poeti, registi che una volta messo piede e cuore nel continente nero, non si liberano più dalla sua ossessione.
E al di là delle diapositive, dei dati tecnici, delle immagini di cantiere, che pure hanno testimoniato gli importanti risultati concreti dell’impegno profuso, ciò che è emerso dalla relazione di Sergio è una grande, immensa passione, una volontà che cancella ostacoli e difficoltà. Un piacere ed una gioia silenziosa, intima, alta, che trova la propria motivazione nell’esserci, nel semplice – pure in un’opera di grande complessità – dare una mano.
Tutte cose, caro Sergio, per cui, come è emerso dal dibattito, non c’è bisogno di ritrarsi, quasi timorosamente, dietro ‘etichette’ quali cristiano, cattolico, rotariano o che altro. In esse, certo, si può forse trovare più ‘struttura’ e ‘definizione’ nell’agire. Ma quello che conta, e che ci hai trasmesso, è il chiaro ergersi alto e forte della volontà personale, una forza che può condurre a qualsiasi risultato. E’ stata una testimonianza, schiva e potente, di quanto si possa trovare dentro di sé e trasformare in azione, relazione con altri, incidenza sulle cose e sul bene comune. E, senza alcuna falsa o ‘timorata’ vergogna, trovarvi felicità per se stessi.
Grazie Sergio per il tuo lavoro e per questo importante ‘tassello’ di consapevolezza che ci hai offerto.
Dalla relazione di Sergio:
Note geopolitiche
Il Camerun è ubicato sulla costa ovest dell’Africa poco sopra l’equatore. E’ bagnato dall’oceano Atlantico ed ha un’esten sione di 465.400 chilometri quadrati. Confina a Nord con Nigeria e CIAD, a sud con Guinea, Gabon e Congo, a Est con la Repubblica del Centro Africa, a Ovest con Nigeria e Oceano Atlantico. La Capitale è Joandè, ubicata al centro del Paese. Il Camerun per la sua configurazione geoclimatica ed antropologica è stato anche definito “La Piccola Africa” oppure “Africa in miniatura”. Il Paese, infatti, estendendosi dall’Equatore al CIAD, presenta tutti i diversi ambienti geologici e climi africani: dal caldo umido delle foreste equatoriali nel Sud alla siccità del Nord nella regione Sub sahariana, le cosiddette “Fasce del Sahel”. Popolato da oltre 200 tribù – un vero e proprio mosaico di popoli, lingue, tradizioni e culture diverse - il Camerun vive il problema di un’estrema differenziazione che comporta una localizzazione specifica delle irrisolte situazioni socio economiche, dalla possibilità dell’autosufficienza alimentare alle emergenze sanitarie. Ci sono tribù più numerose che influenzano le più piccole, portandole ad assumere tratti di lingua, tradizioni e cultura della tribù dominante. Fino al 1890 la tribù degli Nkwen era quella dominante nell’ambito della confederazione tra le tribù abitanti l’altopiano di Bamenda.
Successivamente, negli anni le piccole guerre tribali effettuate per l’ampliamento territoriale - che voleva dire più campi e quindi maggiore produzione agricola e più pascoli - hanno ridotto il potere della tribù dominante, creando altri piccoli regni chiamati Bafut, Bali, Bambili, Bambui, Mankom, e NkWen, nei quali l’uso dello schiavo era manodopera a buon mercato. I tre regni più importanti in questo periodo erano Bambili, Bambui e Nekwem. Alla fine del 1800, le Potenze europee si spartirono l’Africa: con il Congresso di Berlino del 1885, il Camerun divenne colonia dell’Impero germanico e tale rimase fino alla sconfitta tedesca nella prima guerra mondiale. L’arrivo dei tedeschi pose fine alle guerra tribali, impostando un ordine coloniale al pari delle altre potenze europee, che diedero poco e tolsero molto.
Comunque, la regione di cui parliamo divenne il Centro Principale, con Bamenda capitale di quest’area. L’Etnia Nkwen fu la più privilegiata perché molto affine al carattere guerriero dei teutonici: i suoi appartenenti divennero da subito ottimi soldati e validi tiratori. Così fu che Bamenda divenne un’area privilegiata, potendo sviluppare un’espansione territoriale a discapito delle altri tribù. Essa è oggi una delle città più grandi del Camerun ed è capitale delle province Nord/Ovest.
Successive occupazioni europee (Francesi e Inglesi) si spartirono poi il territorio del Camerun introducendo le rispettive cultura e lingua.
Così, oggi il Camerun è distinto in due zone: influenza a nord delle lingua anglofona, a Sud di quella francofona. Sul territorio, oltre alle citate frammiste culture tribali, missionari monoteisti si inseriscono in tutto il territorio con maggioranze cristiane (cattolici e protestanti) ed enclavi islamiche.