Il 25 maggio il nostro socio Pierfranco Bosisio, coadiuvato dalla figlia Michela, ci ha guidato alla scoperta del mondo delle pietre preziose.
E’ stata una relazione molto tecnica e competente, da cui è emerso tutto il fascino di ‘oggetti’ che, oltre al valore economico, hanno sempre costituito una sorta di mondo magico e misterioso.
Ed è un mondo, per quanto riguarda i suoi ‘operatori’, assai articolato e complesso, in cui convivono elementi contrastanti: enormi interessi economici e importanti ‘questioni’ sociali (vedi sfruttamento umano nell’estrazione dei diamanti); professionalità e improvvisazione; grande artigianalità e produzione seriale; qualità e contraffazione.

Tale estrema articolazione, tra cui anche quella dovuta all’ampiezza e varietà delle tipologie merceologiche, fa sì che non esistano criteri unici e incontrovertibili per la valutazione delle pietre preziose, ma linee di giudizio e di mercato, anche soggette a fattori di natura volubile quali mode o aspetti culturali e di costume.

Una distinzione fondamentale dal punto di vista merceologico è quella tra DIAMANTI e PIETRE COLORATE.

Per quanto riguarda i DIAMANTI (carbonio puro), che hanno un indice di rifrazione molto elevato e una dispersione luminosa molto elevata, sono determinanti le angolature, le proporzioni, le finiture. Spesso negli intagli si sbagliano le misure e si eccedono gli angoli limite, con conseguente perdita di brillantezza, e quindi di valore della pietra. I tagli sono sempre in evoluzione, ed il loro utilizzo varia molto a seconda delle aree geografiche: in Italia, per esempio, gli aspetti culturali conducono per la gran parte alla richiesta di tagli ‘a brillante’. Il taglio a brillante, se rispettoso delle regole che governano la riflessione della luce, conferisce alla pietra quella brillantezza caratteristica che ne costituisce il fascino principale.
Ne dobbiamo la nascita a Marcel Tolkovsky che, nel 1919, indicò le proporzioni ideali riferite al diametro, alla distanza padiglione-corona e della tavola e della cintura, così da ottenere il fenomeno della riflessione totale della luce, ovvero, lo sfavillio che si nota osservando la tavola della pietra.
La differenza di valore tra i diamanti dipende da fattori quali: peso (carati), colore o assenza di colore, grado di pulizia interna (anche se concetto da non esasperare, poiché a volte alcune ‘impurità’ sono sintomo di qualità e genuinità della pietra), taglio e conseguente luminosità e brillantezza.

Per quanto riguarda le PIETRE COLORATE, il colore è dato dalla fusione naturale ad alte temperature e pressione con elementi chimici quali titanio, cromo o altro, che conferiscono alla pietra le colorazioni giallo, blu, rosso, verde ecc. Tra le più note: rubino (corindone con intrusioni di cromo), smeraldo (berillo) e zaffiro (corindone con intrusioni di ematite e di rutilo).
Nel taglio delle pietre colorate assume ancora maggiore importanza l’abilità del tagliatore, in quanto, a differenza del diamante (che viene per lo più tagliato a macchina con procedimenti computerizzati), si tratta di sfruttare i centri di colore tipici di ogni singola gemma.
Determinanti nella valutazione sono fattori quali: tono, purezza, saturazione di colore. Attenzione appunto al colore: per esempio, lo smeraldo è una varietà di berillo dal colore verde molto intenso, se l’ intensità del colore scende al di sotto di un certo limite definito non si può più chiamare smeraldo ma semplicemente berillo verde.
Inoltre, attenzione ai ‘trattamenti’ della pietra: possono essere impiegate molte tecniche di colorazione, di natura considerata più o meno lecita ed influente sul valore. Fino ad arrivare alle cosiddette ‘pietre sintetiche’, che nulla hanno a che vedere con lo splendore ed il valore delle pietre naturali.

In chiusura, prima del partecipato dibattito, Pierfranco ha accennato alla valutazione del gioiello, quindi del manufatto realizzato a partire dalle pietre preziose, dove entrano in gioco il design, l’abilità dell’artigiano, la cura del dettaglio e l’innovazione.

Paolo Boselli