27 apr 2010
Inserito da : Andrea Lanfranchi in: Relazioni Ospiti
Interessante incontro quello di martedì 27 Aprile all’Antica Perosa.
La D.ssa Sarah Viola, psicologa, psichiatra e psicoterapeuta, ci ha intrattenuto sul tema ‘cibo e amore’, illustrandoci alcuni degli schemi generali di rapporto tra i componenti di un gruppo familiare. In particolare si è esaminato come tali rapporti vadano ad incidere sul possibile nascere di disturbi nei confronti del cibo, fino ad arrivare, particolarmente nel caso delle ragazze adolescenti, a vere e proprie patologie quali anoressia e bulimia.
Dalle parole della nostra relatrice è subito apparso evidente lo strettissimo legame esistente, soprattutto nel ‘linguaggio’ femminile, fra i concetti di cibo e amore: per la donna, infatti, il rapporto intimo fra cibo e amore inizia con il concepimento stesso di un figlio, che, fino alla sua nascita, vivrà in totale simbiosi con lei, nutrendosi letteralmente del suo corpo. Ma anche dopo la nascita, con l’allattamento, il bambino continua a nutrirsi di quanto prodotto dal corpo della mamma.
Il simbiotico rapporto cibo-amore, per la donna, poi prosegue: l’amore-nutrimento della propria famiglia rimane sempre una delle principali vocazioni femminili; e il cibo rappresenta anche un’efficace arma di amore-seduzione: “l’uomo si prende per la gola”, si dice.
Chiarita quindi la stretta interdipendenza tra i due termini, risulta conseguente che, a livello psicologico, i rapporti problematici nei confronti del cibo, ai vari livelli, nascondano tematiche inerenti la sfera degli affetti.
L’immenso potere in mano alla donna, ‘amore e cibo’, è sì ‘amore e vita’ ma, di riflesso, anche ‘amore-morte’. Il potere può cioè essere utilizzato positivamente o negativamente: ecco la donna-fata o la donna-strega. Secondo gli schemi teorici dello psichiatra francese Jacques Lacan, la donna-madre è un simbolico potenziale coccodrillo con le fauci spalancate, al cui interno c’è il bambino, ignaro. Le fauci si possono anche chiudere, stritolando il bambino (possessività della madre portata all’estremo), se non c’è anche un intervento, una presenza equilibratrice, dell’uomo-padre che, sempre simbolicamente, tiene spalancate le fauci inserendovi un ‘bastone’, simbolo maschile per eccellenza.
Se il padre è ‘assente’, nelle varie modalità, il rischio dello stritolamento possessivo, cioè il soffocamento della personalità del figlio da parte della madre, è più probabile.
La tendenza dell’amore materno è infatti totalizzante: si tratta di un’aggressività ovviamente non malevola, ma che quando viene portata agli estremi diventa patologica. Il messaggio dell’amore materno ‘che divora’, più o meno inconsciamente ‘passa’ al figlio, e ancor più alla figlia. E se il padre, di cui la bimba è comunque primariamente innamorata, è assente o non corrisponde l’affetto che la figlia si attende, alla bambina non resterà che rivolgersi comunque alla mamma possessiva, sapendo che però verrà ‘divorata’ dal suo amore.
Ecco quindi il rifiuto dell’amore materno, identificato con il cibo-nutrimento, ed ecco i disagi alimentari che sempre più spesso oggi colpiscono soprattutto le adolescenti. Il principale problema della ragazza anoressica, secondo la nostra relatrice, è pertanto la carenza di amore paterno.
Amore paterno in senso molto ampio: il padre ti manifesta il suo amore anche dimostrando di prendersi cura di te mettendoti dei ‘paletti’, definendo e facendo rispettare ‘la legge’; naturalmente il rapporto è più fecondo ed equilibrato quanto ‘la legge’ è autorevole e riconosciuta, e non sterilmente autoritaria a priori.
Ed ariviamo così al problema tipico dei nostri tempi, proprio in termini di ‘modello sociale’. Il ruolo del maschio ‘legiferatore’ e autorevole è in crisi; e lo è, in primis, la principale figura paterna di riferimento sociale in questo senso: lo Stato (non che sia meno in crisi la figura materna tradizionalmente di riferimento nella società occidentale, la Chiesa ndr)
Tornando alla famiglia, è evidente l’importanza di un rapporto di coppia equilibrato, di un maschile e femminile che si integrano, delle due componenti di amore che si riversano armoniosamente sui figli. Tuttavia le figure di riferimento devono restare evidenti nei loro ruoli, quando anche a volte scambiabili in un gioco di intelligente complicità. Complicità che però deve essere sempre basata sul rispetto delle ‘regole’, che, utilmente, vengono poste dalla figura paterna.
Come è stato messo in evidenza dalla discussione che ha concluso la serata, la famiglia equilibrata diventa anche un baluardo contro la massiccia dose di pessimismo che ogni giorno viene riversata sui giovani e in particolare sugli adolescenti, indotta principalmente dai mass media. Questi, a fini di audience, dipingono costantemente il nostro mondo come il peggiore possibile, creando una sorta di ‘overlay’, di ipnosi collettiva che induce a non avere fiducia nel futuro. A causa anche di questo costante condizionamento, diventato ormai ‘abitudine’, spesso anche i discorsi in famiglia sono incentrati alla lamentela continua e alla sottolineatura solo delle cose che non vanno. E così avviene che i figli si buttano nell’autolesionismo, ‘rimandandoci la palla’.
Non dimentichiamo inoltre che, nei rapporti con i figli, si dovrebbe correggere anche un aspetto tipico del classico rapporto ‘latino’, colpevolizzante e censurante, cioè: “se hai preso un brutto voto sei un asino (o è un asino il tuo insegnante, ndr), se l’hai preso bello hai solo fatto il tuo dovere”. Al contrario, è molto più utile ed efficace, in termini educativi, il rapporto anglosassone, incoraggiante, cioè: “se hai preso un bel voto sei stato bravo, se l’hai preso brutto, coraggio, impegnati e vedrai che la prossima volta andrà meglio.”
Grazie alla d.ssa Viola che, pur nella necessaria sintesi e semplificazione di concetti e problemi assai complessi, ci ha offerto importanti stimoli di riflessione.
Paolo Boselli