20 apr 2010
Inserito da : Andrea Lanfranchi in: Club
La conviviale di martedì 20 aprile ha visto la gradita presenza del PDG Cesare Cardani, istruttore distrettuale, che ci ha illustrato il tema del ‘Piano strategico’: dal livello del Rotary International fino a quello del singolo club. Si è trattato di un’occasione illuminante per meglio mettere a fuoco aspetti sia teorici che pratici del ‘vivere il Rotary’ in un’ottica di maggiore consapevolezza.
Vediamo dapprima gli aspetti teorici.
IL PIANO STRATEGICO DEL ROTARY INTERNATIONAL
Il ‘Piano Strategico’ del RI è uno strumento introdotto nel 2001-2002, quale passaggio fondamentale in occasione dell’inizio del secondo secolo di vita del nostro sodalizio. Il PS è triennale; prima del 2001-2002 esistevano solo piani della durata di un anno. Il PS attualmente vigente è quello approvato dal Board of Directors nel 2007, che scadrà alla fine di aprile di quest’anno. Verrà pertanto promulgato in tale circostanza il piano 2010-2013. Il PS del RI sostanzialmente è ‘un foglio’ che definisce principi, regole, indicazioni strategiche e rappresenta un riferimento preciso, una guida per tutti i singoli club del mondo nel definire il proprio piano strategico triennale di club. In pratica, il PS del RI si trasformerà in un grande volume composto appunto da una introduzione, redatta da cinque incaricati del Board of Directors, e dai PS di tutti i singoli club, che sono i soci del RI.
La premessa al PS, illustrataci da Cardani, sono i VALORI ROTARIANI: Servizio, Amicizia, Diversità, Integrità, Leadership. Tali valori sono CONVENUTI pragmaticamente fino dall’inizio dell’avventura rotariana; è automatico che solo la loro completa condivisione consente ad una persona di entrare a fare parte del sodalizio. Come si applicano e testimoniano questi valori in ambito rotariano:
SERVIZIO: Si traduce nei Progetti → visione, programmazione, gestione. Tutti i soci di un club dovrebbero avere un compito all’interno dei progetti del club.
AMICIZIA (FELLOWSHIP → colleganza = sentire comune): prima di tutto si stabilisce attraverso la riunione settimanale, che deve essere: bene organizzata, coinvolgente, motivante. Si tratta della principale ‘vetrina’ del club: sia verso l’interno che l’esterno.
DIVERSITA’: valore insita nella stessa formazione della compagine rotariana. Il Rotary si arricchisce della diversità dei suoi membri, per genere, professione, età, competenze.
La compagine dei soci deve essere professionalmente rappresentativa, testimone dei tempi, proiettata verso il futuro.
INTEGRITA’: prima di tutto rispetto delle regole, che ci siamo dati noi stessi! Con competenza e lungimiranza, consenso.
Il Presidente è il custode del regolamento del club (si deve essere gelosi e amanti del proprio regolamento!) Finché vigono delle regole, queste vanno assolutamente rispettate;
quando giunge il momento di cambiare le regole, occorre farlo con il consenso della base.
LEADERSHIP: tipicamente valore rotariano. Ogni rotariano, data la propria eccellenza nella propria attività, dovrebbe naturalmente possedere qualità di leader, cioè di persona in grado di esercitare un ruolo aggregante e trainante. Lo stesso vale per il club: dovrebbe riuscire a diventare punto di riferimento verso l’esterno per qualche tema (ad esempio, Il RI è il riferimento mondiale per la lotta contro la polio; il nostro distretto lo è per lo scambio delle esperienze dei giovani all’estero).
IL PIANO STRATEGICO DEL CLUB
Come si accennava all’inizio, come il Rotary International elabora il proprio Piano Strategico triennale, così è tenuto a fare ogni singolo club. Esso deve rappresentare l’impegno che il club si assume di essere testimone e protagonista del servizio rotariano alla società. Il PS si deve sostanziare in progetti con obiettivi che siano: CONDIVISI, MISURABILI, AMBIZIOSI, RAGGIUNGIBILI, LIMITATI NEL TEMPO, e deve essere soggetto a revisione annuale. Rappresenta il testimone che passa da una dirigenza all’altra, che si impegna a rispettarlo
e rinnovarlo.
Il dibattito successivo alla relazione ha portato all’emergere di interessanti considerazioni. Molto spesso i club non utilizzano appieno le potenzialità offerte dall’ appartenere ad un organismo mondiale; tipico esempio è quello del ‘Matching Grant’ della Rotary Foundation, uno strumento che consente di moltiplicare le risorse che un club può mettere a disposizione per un progetto umanitario. La condizione base per potere usufruire di un ‘Matching Grant’ è la condivisione del progetto da parte di due club appartenenti a due diverse
nazioni. Una serie piuttosto laboriosa ma indispensabile di procedure consente poi, nel caso il progetto venga approvato, di ottenere finanziamenti aggiuntivi a quelli messi a disposizione dallo stesso club da parte sia del distretto che dalla RF
Praticamente si può arrivare ad ottenere fino al quadruplicamento della somma iniziale! Vi è poi la possibilità di ottenere dei Matching Grant distrettuali, con minori risorse economiche ma più semplicità amministrativa. Gli organismi distrettuali e i loro rappresentanti, ha assicurato Cardani, sono a completa disposizione dei singoli club per l’assistenza
e la guida nel muoversi all’interno di questi meccanismi di finanziamento, tanto fondamentali quanto ancora sottoutilizzati nella generalità dei club rotariani. Per quanto riguarda le relazioni di collaborazione con altre associazioni, occorre ricordare che per la sua specificità, il Rotary non ha vocazione né compiti di fund raising nei confronti di terzi (se non in casi eccezionali): i club rotariani devono essere trainanti, apportatori di specificità, devono competere sul terreno in cui sono qualificati, e cioè: professionalità, pensiero, leadership, progettualità, vision.
Rispondendo poi ad una domanda su quali siano i modi migliori per ‘uscire’ dal ‘particulare’ della vita di club, allargando gli orizzonti, Cardani a offerto le seguenti indicazioni:
Alcune notazioni quali risposte a domande specifiche.
POLIOPLUS: per la prima volta nelle storia quest’anno nei quattro paesi ‘endemici’ rimasti, e cioè Nigeria, India, Pakistan, Afghanistan non ci sono stati casi di polio: siamo veramente vicini all’eradicazione della malattia, ed è per questo che bisogna fare un importante sforzo finale.
RUOLI INTERNI AI CLUB: non è il presidente a dirigere il club, ma il Consiglio Direttivo. Il presidente deve essere un elemento di sintesi e di armonizzazione. Il Consiglio deve prendersi le proprie responsabilità direzionali, ma allo stesso tempo essere aperto verso la base del club e coinvolgerla. Almeno ogni due mesi andrebbe tenuta una assemblea informativa progetti: le decisioni del consiglio vanno portati in assemblea?
In conclusione, Cesare Cardani ha nuovamente sottolineato come le nuova realtà della vita, della struttura sociale, dei mutamenti mondiali costringano e impongano anche al Rotary, in tutte le sue componenti, un ‘cambio di mentalità e di passo’. Occorre capire cosa c’è veramente in gioco in un mondo in cui nulla è più garantito a nessuno.
Forse ancora non ce ne rendiamo pienamente conto: le grandi potenzialità del Rotary vanno sfruttate ma implementate in modo nuovo, pena la sopravvivenza stessa. Allora si capisce perché per tutto quest’anno ci si è sentito continuamente ripetere: ‘il futuro del Rotary è nelle vostre mani’.
Paolo Boselli