Non ci sono dubbi: l’ormai tradizionale ‘serata dei bolliti’ del RC Bergamo Nord rappresenta indiscutibilmente una ‘hit’ delle conviviali. Grande afflusso di soci, coniugi, ospiti martedì 23 febbraio all’Antica Perosa. Addirittura la sala che si deve ampliare con la rimozione di una parete mobile…
Con la regia di Ezio Ruggeri e la preparazione delle carni di Mario Cazzamali, macellaio ‘top level’, la serata è partita con la degustazione di un’ottima tartare ‘di quarto anteriore’, e non solo di filetto, come ha precisato Cazzamali, ‘perché della bestia non si butta via niente’.
Il carrello selfservice dei bolliti prevedeva poi costine di maiale, testina, biancostato, spalla, cotechino, cappello da prete, il tutto corroborato da gustose salse e mostarde.
Le carni: prima scelta del consorzio La Granda, un’associazione di tutela della razza piemontese che, come illustratoci da Cazzamali, rappresenta oggi una realtà all’avanguardia per competenze e qualità, forte della presenza di 67 allevatori e 5 macellai, diventata addirittura ‘presidio Slow Food’ della razza piemontese.

Ma, attenzione: era da poco terminata la degustazione dei bolliti in salse tricolore (salsa verde, marmellatina di cipolle bianche, trito di pomodorini secchi rossi) quando, con un’ardita piroetta, il nostro imprevedibile ed audace presidente Luigi Gelmi ci ha introdotto alla seconda parte della serata, quella del… tricolore bollito!
Già, perché a questo punto ha dato la parola a Paolo Bordogna, esperto di economia internazionale nonché figlio del nostro carissimo Cicci, che, con rara lucidità e precisione ci ha illustrato i perché e i percome della drammatica crisi economica che stiamo vivendo, particolarmente nel nostro paese.

Analisi secca in tre punti, in sintesi, nell’ordine:

  1. Insostenibile tensione ‘tellurica’, che alla fine è esplosa come un terremoto, fra due soggetti: da un lato, le economie dei paesi cosiddetti sviluppati, che generano ormai molto meno reddito rispetto ai consumi, e quindi sono fondamentalmente produttori di debito; dall’altro lato le economie dei paesi ex-emergenti, e ormai ‘emersi’, del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina), che generano grandi volumi di reddito complessivo ma non possono offrire alla propria popolazione un elevato livello di consumi: sono pertanto paesi che investono enorme liquidità sull’acquisto del debito dei paesi ‘ricchi’, diventandone di fatto padroni di molte aree fondamentali (principalmente in Usa ed Europa). Con la relativa assunzione di un ruolo ‘schizoide’ da parte delle grandi banche mondiali, che diventano intermediari, comprando debito da una parte e vendendo dall’altra.
  2. Rapporti di fatto conflittuali all’interno dei paesi occidentali, a causa appunto del debito pubblico, tra categorie contrapposte. Fondamentalmente: generazioni giovani contro vecchie e occupati contro disoccupati. Il debito pubblico, data la persistente inesistenza di un’azione politica adeguata, si rifletterà inevitabilmente sui nostri figli, già in gran parte oggi sottoccupati. Quindi, mentre i paesi emergenti o emersi, senza debito, investono sul futuro (educazione, giovani, ricerca finanziamento alle famiglie), noi accumuliamo debito che distruggerà il futuro delle nostre giovani generazioni.
  3. Esempio Grecia, il cui governo precedente ha letteralmente ‘barato’ sui conti pubblici e presentato un deficit annuo al 12% contro il 4% dichiarato. Il nuovo governo ha dovuto necessariamente introdurre misure drastiche e rigidissime, ancorchè insufficienti, che hanno già inevitabilmente creato una pesantissima situazione di disagio sociale ed una conseguente esplosione di violenza. Lo stato è vicino alla bancarotta e c’è disaccordo su se e chi lo debba aiutare: la stessa Unione Europea, il Fondo Monetario Internazionale, oppure nessuno. Ma la Grecia non è l’Argentina, è un paese dell’area euro, e se un paese di eurolandia ‘salta’, va in crisi tutto il meccanismo monetario. Inoltre resta di fatto sancito il principio che uno Stato ‘può’ fallire. Ma lo Stato immediatamente più vicino alla situazione greca è proprio l’Italia, con il suo debito pubblico secondo al mondo!

Ma da noi, denuncia Bordogna, di queste cose non si parla o si parla pochissimo: la scena mediatica dell’informazione è dominata da tematiche di tutt’altra natura, in modo inconcepibile in un qualsiasi altro paese del mondo.

Insomma, dopo l’intervento di Cazzamali, macellaio di grandi carni italiane, Bordogna ci ha ‘cacciato là i mali’ di quel gran… ‘macello’ che, purtroppo, è oggi l’Italia.
Il nostro primo ospite ci ha spiegato che ‘della bestia non si butta niente’, ma il secondo ci ha mostrato che probabilmente stiamo buttando via proprio tutta la bestia e, già che ci siamo, anche la stalla. E se è vero che nei negozi di carni non si trova più la ‘testina’ da bollire, sembrerebbe che in Italia siano proprio le nostre umane testine a venire più o meno… ‘bollite’ dalle televisioni, che, telegiornali in testa, ci propinano costantemente l’ipnotica rappresentazione virtuale di una politica e di una società d’avanspettacolo, scandalistica, illusionistica, mentre tacciono sugli incombenti ‘temi scomodi’ della realtà.

Sintesi finale della serata: sapide ‘carezze’ al palato, accompagnate da istruttivi… ‘pugni’ allo stomaco.
Sicuramente una conviviale dal deciso sapore agrodolce. Come la mostarda.

Paolo Boselli