Vi sono alcune circostanze, chiamiamole casuali se crediamo al ‘Caso’, in cui nel nostro percorso di vita vengono deposti dei ‘semi’. Piccoli, come tutti i semi, ma che se trovano condizioni adatte possono germogliare ed aprire nuovi orizzonti.
La serata di martedì 2 marzo potrebbe essere stata una di queste occasioni: un relatore che all’ultimo istante dà forfait per motivi di salute, un ospite che si improvvisa relatore, l’avvio di una serata inconsueta. Massimo Tazzioli è stato il gentilissimo ospite del nostro Presidente Luigi che, in emergenza, ha accettato di sostituire il Prof. Manara, introducendoci ad un tema inconsueto, quello delle ‘PRATICHE FILOSOFICHE’.
Sembra quasi una contraddizione di termini, al nostro orecchio profano: ma come, che c’entra la filosofia con la pratica? La filosofia siamo stati abituati a concepirla, fin dai tempi della scuola, come teorizzazione, astrazione per eccellenza, pura elucubrazione mentale…
E poi, dico io, al massimo ci ricordiamo qualcosa di ‘storia della filosofia’, di personaggi che abbiamo studiato e di cui ci rimane a malapena appiccicata alla mente qualche ‘etichetta’: Platone quello delle ‘idee’ e della ‘caverna’, Socrate quello saggio che poveraccio l’hanno fatto fuori con la cicuta, Pitagora quello dei triangoli, Euclide anche lui coi teoremi, Parmenide con ‘l’essere immobile’ in contrasto con Eraclito col ‘panta rei-tutto scorre’ (e mettersi d’accordo?), Epicuro il godereccio, Zenone che faceva fare le gare ad Achille piè veloce con una tartaruga (bella forza), Seneca grande saggio che però se la faceva con gli imperatori pazzi (Caligola e Nerone), Kant che criticava tutto, ragion pura e ragion pratica, Hegel con la ‘fenomenologia’ (niente a che vedere con lo studio di Ronaldo do Brazil), e poi quei ‘romanticoni’ di Fichte e Schelling, e Marx che ha dato il la al comunismo con tutti gli annessi e connessi, Nietsche che credeva a Superman e ha dato spunto al fascismo con tutti gli annessi e connessi ecc. ecc. ecc.
Beh, a parte gli scherzi, secondo l’esperienza del nostro relatore la Filosofia, specialmente nell’antichità, non era affatto soltanto speculazione teorica ma, innanzitutto, pratica esistenziale, scelta di vita, ricerca di saggezza, che nasceva da un certo modo di vivere e si trasmetteva attraverso veri e propri esercizi spirituali.
E, in molti casi, la Filosofia si poneva come una vera e propria terapia dell’esistenza e una cura dell’anima.
Questo aspetto pratico, concreto ha ‘folgorato’ il nostro relatore durante il periodo dei suoi studi universitari (laurea in Economia e Commercio, laurea in Scienza della Comunicazione, master in Filosofie orientali) nel momento in cui si è ‘imbattuto’ nell’esame di ‘pratiche filosofiche’, che ha indirizzato la sua vita e la successiva attività professionale. Fino a fargli intraprendere la professione di ‘counseler filosofico’ sull’onda degli insegnamenti del francese Pierre Hadot e dell’italiano Romano Madera.
Approccio interessante, soprattutto in questa nostra cosiddetta epoca dell’incertezza, della fluidità, dell’accelerazione, della fine della modernità e la presenza della post-modernità.
Ecco due ‘semi’ lanciati da Tazzioli quali ‘esempio veloce’ di esercizi di ‘pratiche filosofiche’:
a)il restare ‘nel presente’
b)il ‘vedere le cose dall’alto’.
Nell’esperienza del nostro relatore, la consapevolezza profonda ed esperienziale di questi principi/esercizi, sono stati determinanti. Ma si tratta di un atteggiamento, una pratica che va costruita con impegno e passione.
Chiaramente, dietro queste due semplici principi si cela un mondo, un universo; sono implicati il pensiero e l’insegnamento di millenni, di maestri, filosofie, tradizioni spirituali occidentali ed orientali. E, di fatto, è inutile nascondersi che l’affacciarsi con profondità sull’orlo dell’abisso di questi temi potrebbe dare le vertigini: implica infatti volontà, approfondimento, conoscenza di sé ed esplorazione del proprio rapporto con l’esistenza e con l’universo. Roba da ‘entronauti’…
Riporto da uno scritto di Romano Madera, recuperato da Internet:
“Basta un attimo solo per rendere la vita degna di essere vissuta. Non un attimo di piacere isolato, ma un attimo capace di imprimere un senso, di regalare una prospettiva. Ci sono istanti che non passano, forti e pregnanti al punto da non essere eliminati: sono centri di luce. Nella vita ce ne sono, come i momenti di commozione, o di illuminazione intellettuale, o di riconoscimento del dolore.” E ancora: “Spesso, invece, siamo ciechi o paralizzati o inerti, e non ci accorgiamo di nulla. Bisogna aprire la testa, gli occhi, il cuore. Solo in questi attimi presenti possiamo trovare un senso alla vita ed espanderci.”
E da Pierre Hadot: “Ogni attimo ha un valore infinito perché rappresenta l’eternità nella sua interezza. Occorre accettare e amare la metamorfosi dell’essere per ritrovarsi uniti al divino che è nell’esistenza.”
Quindi, aggiungerei, il ‘presente’ come fatto dinamico, non statico o avulso dal ‘passato’ o dal ‘futuro’: qualcosa che cambia in chiave esperienziale, in funzione dell’intensità di consapevolezza, di ‘presenza’ a noi stessi che sappiamo raggiungere. Ogni attimo come potenziale scrigno di tesori nascosti, che si rivelano quando siamo pronti e disposti a riceverli. Nel tempo di un respiro. L’Attimo con la A maiuscola, quello dei mistici e dei poeti. E adesso anche dei filosofi.
Semi, si diceva. Che prima ti stimolano, ti interrogano e fanno sorgere domande ed obiezioni, come quelle, importanti, che sono uscite nel corso della serata. Tipo: ‘ma restare nel presente significa condannarsi all’immobilismo’? E perché restare nel presente se il presente è brutto?’ Oppure ‘è meglio parlare di qui e ora o di sempre e ovunque?’ Semi, che poi possono attecchire e continuare a farci chiedere ‘ma come si fa, cosa vuol dire, cos’è questa storia dello ‘stare nel presente’, forse vale proprio la pena provarci’?
E, aggiungiamo, se questa diventa una domanda pressante, magari si aprono nuovi orizzonti. E possono avviarsi anche strani meccanismi virtuosi, che hanno a che fare con cose ancora oggi ‘misteriose’ ma che sono entrate da tempo nel campo dell’indagine psicologica e scientifica. Tanto per dirne alcune: le sincronicità di Jung, l’entanglement della fisica quantistica (che stabiliscono rapporti fra cose e situazioni indipendenti da spazio e tempo), i rapporti energia-pensiero-materia che hanno avuto inizio con Einstein e che stanno aprendo scenari al di là dell’immaginabile… E così si potrebbe pure aprire qualche spiraglio di comprensione sul perché, secondo quanto affermato in apertura dal nostro relatore, ‘quando ci si pone intensamente nel presente, in atteggiamento di accettazione, di fiducia e di apertura, le cose spontaneamente prendono una piega diversa e i frutti cadono da soli’.
Forse vale la pena provarci.
Paolo Boselli
Letture consigliate:
Eckhart Tolle – Il potere di adesso – Armenia
Eckhart Tolle – Un nuovo mondo – Mondadori
Pierre Hadot – Che cos’è la filosofia antica? – Einaudi
Romano Madera – La filosofia come terapia dell’esistenza – Mondadori