16 feb 2010
Inserito da : Andrea Lanfranchi in: Relazioni Ospiti, Relazioni dei Soci
Serata dedicata ai grandi temi dell’economia, quella di martedì 16 febbraio all’Antica Perosa. Alla crisi, ai suoi perché, ai risvolti sulla società bergamasca. L’auditorio, quello affollato delle grandi occasioni.
Con la regia del nostro Alberto Longo, hanno dato vita ad una intensa discussione i relatori:
Claudio Gervasoni, Responsabile Punto Finanziario di Confindustria Bergamo e Direttore sede di Bergamo di Confidi Lombardia; Marino Ghilardi, Direttore Generale BCC della Bergamasca; Marco Gallarati, Dirigente M&A di Banca Intesa; Costantino Vitali, Direttore Generale Banco di Brescia.
Dalle loro parole è emersa non soltanto la serietà della situazione – cosa di cui forse oggi non tutti sono ancora pienamente consapevoli – ma anche la sua unicità storica, il senso dell’inizio di un passaggio epocale che inevitabilmente comporterà grandi cambiamenti nelle logiche economiche, aziendali, sociali oltre che nel nostro stile di vita.
Non si è cioè trattato di uno “tsunami una tantum” che arriva, sconvolge ma poi passa e tutto ricomincia come prima. Sono coinvolti aspetti fondanti, strutturali di una comunità economica e sociale che si è rapidamente trasformata da locale a globale, con meccanismi inediti e trasferimenti di potere e risorse in diverse aree geopolitiche, con dimensioni impensabili fino a poco tempo fa. Pertanto, oggi si fanno i conti con una mentalità diventata rapidamente obsoleta e con vecchi schemi che non funzionano più. Ma ancora non si conoscono quelli nuovi.
Ottimismo o pessimismo? Bicchieri mezzi pieni o mezzi vuoti? Ricette, indicazioni, soluzioni?
La franchezza, la competenza e l’onestà intellettuale dei nostri relatori, dai rispettivi punti di vista, non ha forzatamente consentito di andare oltre a ponderati e accorti tentativi di analisi, prese d’atto, consapevolezza di errori commessi a vari livelli e prudentissime ipotesi di proiezioni. Se sono così emerse da un lato la coscienza della validità dei meccanismi di emergenza messi in atto, dall’altro si sono affacciati enormi punti di domanda riguardanti le nuove dinamiche che inevitabilmente governi, apparato pubblico, banche, imprese, mondo del lavoro si troveranno ad affrontare, sia a livello globale che locale.
Quindi. Emergenza 2009: aiuti governativi, immissioni di liquidità nel mercato, interventi degli stati a supporto delle banche (pur nella diversità e specificità delle stesse) e delle banche a favore delle imprese (c’è chi dice tanti, c’è chi dice pochi), tamponamenti, moratorie, quadruplicamento dell’attività di Confidi, cassa integrazione, rinvii, attese, stand by. Ma poi? Quali saranno le scelte strategiche per il 2010, 2011 e oltre ? Come passare dall’emergenza ad un consolidamento della situazione ?
Difficile offrire risposte; dagli interventi dei nostri relatori e dal vivace dibattito si evince che, di fatto, ad ogni ipotesi può corrispondere, di ritorno, un: ‘sì, però’…
Ad esempio: necessità di patrimonializzare le imprese e non fare corrispondere bilanci rilevanti a situazioni patrimoniali irrisorie – “sì però” come si fa a ricapitalizzare in queste condizioni; “piccolo è bello” e si tratta del tessuto fondante della nostra economia – “sì però” da “piccolo” oggi non puoi sopravvivere; necessità di fusioni fra aziende, anche a livello locale – “sì però” da noi non ne esiste la cultura e non ce la si può certo improvvisare; necessità di aggregazioni – “sì però” ne farà spese ancor di più l’occupazione, e senza occupazione non c’è consumo né mercato né ripresa; necessità di maggiore supporto delle banche alle aziende – “sì però” le banche devono anche vedere garantiti i propri prestiti, e oggi come oggi è sempre più difficile; le banche stanno aumentando la raccolta – “sì però” non è un buon segno perché significa che i consumi sono fermi; necessità di rivitalizzare i consumi – “sì però” le famiglie sono in difficoltà e comunque si deve smantellare la cultura dell’indebitamento che ha contribuito al disastro; grande immissione di liquidità nel mercato – “sì però” adesso aspettiamoci di ritorno una gran botta di inflazione ed un conseguente aumento di povertà…
Difficile, veramente difficile districarsi nella situazione attuale.
E poi, verso la fine della discussione, una domanda, reiterata, che obiettivamente non poteva avere grandi chances di risposta: “era prevedibile” ? “Nessuno, politici, economisti, organi di controllo, addetti ai lavori, vedeva il pompaggio folle di un’economia drogata” ? “Perché non ci hanno avvisati di quello che stava succedendo, dei veri rischi cui si andava incontro ?”
Come confermato anche dai nostri relatori, dal punto di vista “tecnico” era infatti impensabile che un ciclo espansivo durasse dodici anni, come è stato l’ultimo, tremendamente gonfiato da bolle e controbolle. Prima o poi sarebbe esploso. Era solo questione di quando.
E allora, deduciamo, il meccanismo era forse ormai diventato un mostro troppo complesso e autoalimentato, ingovernabile in un certo qual modo. Probabilmente chi sapeva e poteva, godeva e ha fatto festa; chi sapeva e non poteva, guardava e aspettava la fine della festa; chi non sapeva e non poteva, si fidava e continuava a fare la vita di sempre. E gli hanno fatto la festa.
Paolo Boselli