02 feb 2010
Inserito da : Andrea Lanfranchi in: Relazioni Ospiti
Bene.
La sostanza della conviviale di martedì 02-02-2010, per quanto mi riguarda, sta tutta nella frase di un amico rotariano che, con perfido ghigno alla Mourinho (chi ha orecchie per intendere intenda), alla fine dell’incontro mi ha sussurrato all’orecchio: “e mo’ voglio vederti a fare l’articolo per il bollettino”.
Mmmhhh….
Beh, caro mio, poiché si è trattato dell’incontro con un relatore che si è definito un non-relatore, la sola cosa che posso fare è scrivere un articolo che sia un… non-articolo.
E allora. Si è parlato di: percezione dello spirito del tempo, fine della società del divertimento, società del consumo, distrazione dal senso, ricerca del senso, società liquida, Dio e divinità, silenzio, rumore, segnavia, indicatori, Bibbia, Corano, Talmud, centro o non-centro, identità, Europa, Asia, occidentalizzazione, induismo, buddhismo, cristianesimo, cattolicesimo, islam, civiltà, Costituzione, politica, disastro, giovani generazioni, cattivo esempio, mass media, pensiero pensante o pensiero pensato, pensiero compulsivo, pre-socratici, stoici, Pascal, scienza, ignoranza, consapevolezza, divertimento, peccato, piacere, oscurantismo, regole, condizionamenti, negazione, iconoclastia, sincretismo, religione, religioni, gioia, festa, dialogo, fiducia, vita, morte.
Robetta, insomma, così per gradire. Vie, strade, autostrade di pensiero aperte, che si sono dipanate l’una dalle altre, dapprima timidamente, poi con un ritmo incalzante, sempre più fluido, in una ‘riflessione guidata’ che ha preso spunto dal libro ‘La festa è finita’ di Peter Hahne. L’autore del libro, come provocatoriamente sintetizzato dal nostro non-relatore, dopo un’approfondita analisi sembrerebbe indicare, quale risposta a tutti i problemi del mondo contemporaneo, un’illuminante ricetta: ‘Dio, Bibbia e preghiera della sera’. (ndr: Oh, my God…!)
A parte gli scherzi.
E’ stata probabilmente una delle serate più coinvolgenti degli ultimi tempi. Che aggiunge un’ulteriore motivazione a ciò che si può definire ‘il bello del Rotary’, e cioè: dove si può trovare un altro posto in cui si può parlare a ruota libera e in amicizia di tutto quanto sopra?
Pertanto, un caloroso ringraziamento al prof. Fulvio Cesare Manara, Docente di Filosofia presso l’Università di Bergamo che, nella sua veste di incalzante non-relatore-ma-stimolatore-di-dibattito sono certo comprenderà lo spirito di questa non- relazione, che ha inteso raccogliere la sua positiva provocazione.
Confesso. Sto scrivendo questo testo nottetempo, a letto, dopo la serata. Mai capitato. Vuol dire che l’incontro mi ha ‘smosso di brutto’. Forse complice anche il robusto vinello siciliano, il Nero d’Avola. A questo punto la non-relazione sarebbe finita, ma i miei pensieri si rincorrono. Continuo a batterli, nel buio, sul palmare. Domani riguarderò questo scritto, chissà se lo spedirò… Tempi strani, i nostri. Di cambiamenti rapidi, accelerati, epocali. Che passano attraverso movimenti di contrazione ed espansione, di contemporanea ed estrema tensione tra gli opposti.
Interconnessione e isolamento, globalizzazione e localismo, consapevolezza ed ignoranza, generosità ed egoismo, libertà e asservimento, coscienza e manipolazione, creatività e distruttività, amore e paura.
Spinte opposte, che crescono, si polarizzano, si radicalizzano, si combattono, eppure sono in qualche modo funzionali l’una all’altra.
Pare quasi una sorta di tumultuosa fase di crescita dell’intero genere umano. Un’adolescenza planetaria, con le sue scariche ormonali. Con le gioie, i turbamenti, le contraddizioni, le crisi, le tensioni tipiche di tale fase difficile. Ma anche incredibilmente vitale ed eccitante. Forza, in fondo solo fino a due decenni fa eravamo spezzati in due blocchi e sul punto scatenare l’apocalisse, di autodistruggerci, come il ragazzino che medita il suicidio… Ma non l’abbiamo fatto.
“La festa è finita”, dice Peter Hahne.
E se invece la vera festa dovesse ancora incominciare? E se la festa potesse iniziare soltanto nell’istante in cui, dopo la fase adolescenziale, si riuscisse a percepire una nuova e più matura dimensione dell’amore, partendo da quello verso se stessi? Amore per se stessi? Uguale egoismo? Mmmhhh… Singolare il fatto che, in automatico, scatti tale associazione di idee. Beh, cosa si può pretendere dopo centinaia d’anni di condizionamenti in questo senso…?
Tuttavia, riflettendo: come potrebbe esserci concepibile un amore vero e disinteressato verso gli altri qualora non fossimo in grado di amare ciò che ci è più vicino ed intimo, cioè noi stessi, la nostra individualità, la nostra essenza più profonda? Come pretendere di amare verso l’esterno se non lo sappiamo fare verso l’interno?
In fondo, qualcuno che probabilmente intendeva insegnare cose quali amore, gioia, gratitudine, espansione – e non paura, mortificazione, senso di colpa, contrizione – ha detto: ‘ama il prossimo tuo come te stesso’; il che, letteralmente dovrebbe significare: ‘prima ama te stesso (e per farlo, prima devi conoscerti ed accettarti, fino in fondo); poi sarai in grado di amare il prossimo tuo’. Altrimenti, presupponendo che l’autore della frase dovesse essere un tipo piuttosto preciso (divinité oblige), avrebbe sentenziato diversamente: ‘ama il prossimo tuo, non te stesso’…
Va be’, stop, non so che ora ho fatto. Perdonate divagazioni ed elucubrazioni notturne, confido nella comprensione e nella Rotarian Fellowship.
E comunque, che la festa cominci.
Paolo Boselli
Nota del mattino dopo: il testo lo mando, troppe cose da fare e troppa fatica riscriverlo. Accidenti al Nero d’Avola.