La casa-bottega Fantoni
L’antica casa-bottega degli scultori Fantoni è situata nel centro storico di Rovetta, nell’alta Valle Seriana. Conserva un ricchissimo patrimonio di opere e di testimonianze artistiche e documentarie derivato dall’ attività delle diverse generazioni di artisti della famiglia, che operarono con continuità per quasi quattro secoli, tra il XV e il XIX secolo. La loro produzione tra Seicento e Settecento annovera un eccezionale numero di realizzazioni sacre e profane diffuse in territorio bergamasco e bresciano, con un repertorio che abbraccia praticamente ogni tipo di arredo religioso e di immagine devozionale e che arriva ad affrontare la grande scala architettonica con la progettazione e l’esecuzione di alcuni edifici chiesastici. Presso la bottega di Rovetta sono rimasti, a documentare le diverse fasi di ideazione e di produzione di opere in legno e marmo, i disegni e i modelli in legno e terracotta eseguiti nelle fasi di studio, i progetti talora sottoscritti dalla committenza per accettazione e i disegni esecutivi a spolvero e le sagome destinati ai lavoranti. Il corpus dei disegni annovera, oltre ai progetti e ai modelli elaborati dalle diverse generazioni dei maestri Fantoni, fondi grafici provenienti da altri ambienti artistici, entrati a scopo di aggiornamento nei repertori della bottega nel corso della sua attività e accresciuti successivamente dalle ambizioni collezionistiche di alcuni esponenti della famiglia. Nelle raccolte non mancano opere in legno e marmo eseguite tra la metà del Seicento e la fine del Settecento. Alle collezioni artistiche si affianca un fondo di grande interesse storico costituito da un ricchissimo archivio di memorie, contratti di lavoro, epistolari e notizie sulle opere e sui processi di produzione. Le testimonianze documentarie sono completate dai libri mastri riguardanti l’attività e la gestione economica della bottega. Questo importante patrimonio d’arte e di storia è stato custodito dai discendenti dei maestri ed è quindi confluito nelle raccolte della Fondazione Fantoni, istituita nel 1968 per volontà del dott. Giuseppe Fantoni. La Fondazione ha come finalità la conservazione, lo studio e la promozione dei suoi beni artistici e storici. Oltre a questo impegno specifico di carattere culturale ed educativo si propone come centro di ricerca storica, artistica ed etnografica sul territorio, facendosi promotrice di iniziative volte alla conoscenza e alla rivalutazione della cultura locale.
La presenza a Bergamo di Giovan Battista Tiepolo
Giambattista Tiepolo nasce a Venezia nel 1696, da una famiglia di marinai. Dapprima allievo del Lazzarini, segue poi il Piazzetta: due grandi maestri della pittura. Dopo aver lavorato
per i Cornaro, passa al servizio dei Delfin, e decora il palazzo dell’arcivescovo di Udine, e il duomo (1726). Altri grandi cicli di affreschi seguono a Milano (Palazzo Dugnani e Archinto), Bergamo, alla villa del Biron di Vicenza; e ancora a Milano (palazzo Clerici). A Venezia affresca la chiesa dei Gesuati e completa il soffitto su tela dei Carmini. Nel 1746 affresca il salone da ballo e altri ambienti di Palazzo Labia, poi accetta l’invito a decorare la nuova residenza del principe-vescovo di Würzburg, in Germania, che rimane il suo capolavoro (1750-53).
Rientrato a Venezia, Tiepolo affresca la chiesa della Pietà e Ca’ Rezzonico; a Vicenza nella Villa Valma-rana dipinge un ciclo di glorie dalla Gerusalemme liberata e dall’Orlando Furioso,
insieme a temi dell’Iliade e dell’Eneide. Accanto a lui nella foresteria, opera ormai anche il figlio Giandomenico, suo fedele collaboratore. Terminato il lavoro alla villa di Stra (Venezia) per i Pisani (1762), parte per la Spagna, dove affresca quattro sale del Palazzo Reale di Madrid, seguite dalle tele per la chiesa reale di Aranjuez. Il sopravvento del gusto neoclassico, rap-presentato soprattutto dall’opera di Mengs, segna la fine del successo di Tiepolo, le cui opere su tela vengono persino disperse e dimenticate. Nell’intera opera del pittore veneziano hanno parte rilevante le sue acqueforti: i Capricci (1739-43), seguiti dagli Scherzi (1743-57); i disegni noti sono almeno duemila. L’artista muore a Madrid nel 1770, e va perduta addirittura la memoria della sua sepoltura. La presenza di Giovan Battista Tiepolo a Bergamo si colloca nel contesto della permanenza del pittore in Lombardia per la realizzazione di grandi cicli di affreschi nei palazzi milanesi tra il 1730 e il 1745. Tiepolo, infatti, lavorava alla decorazione di Palazzo Archinto a Milano quando, nel 1732, arriva a
Bergamo con l’incarico di eseguire gli affreschi della Cappella Colleoni: le quattro Virtù nei pennacchi della cupola, le lunette del coro con S. Marco Evangelista e il Martirio di S. Bartolomeo, e le tre lunette maggiori sulle pareti principali della Cappella, con il Battesimo di Cristo, S. Giovanni che predica alle turbe e la Decollazione del Battista.
A questo stesso periodo la critica ascrive anche il tenero dipinto raffigurante S. Giuseppe con Bambino conservato, sempre a Bergamo Alta, nella chiesa di S. Salvatore.
Incalzato da importanti commissioni di cicli di affreschi, il Tiepolo lascia la città ma non rinuncia ad eseguire e inviare da Venezia, nel 1736, la grande pala di Rovetta. Da questo momento non risultano più rapporti dell’artista con località bergamasche, fino al 1743, quando firma il contratto per l’esecuzione della pala con il Martirio di S. Giovanni vescovo di Bergamo per la Cattedrale, dove è tuttora conservato. Si tratta dell’ultima opera realizzata per la città dal genio veneziano. La pala Gloria d’Ognissanti di Giovan Battista Tiepolo
Concluso il lavoro di decorazione della Cappella Colleoni a Bergamo, Tiepolo esegue un’opera importante di committenza bergamasca: la grande pala con la Madonna in gloria,
Apostoli e Santi, probabilmente realizzata a Venezia e collocata nel 1736 sull’altare della chiesa di Ognissanti a Rovetta. L’opera è di fondamentale importanza per diversi aspetti.
Non solo è la prima delle due grandi pale, insieme a quella che nel 1743 eseguirà per il Duomo di Bergamo, che il grande artista lascerà in bergamasca ma è anche testimonianza
dell’unico passaggio in provincia di Bergamo del Tiepolo e dell’esistenza, nel territorio, di una committenza generosa e attenta, che affida a uno degli artisti più richiesti
e contesi del momento l’incarico di realizzare l’opera più importante della propria chiesa. L’esito è straordinario anche dal punto di vista esecutivo, come sottolineato anche dalla storica dell’arte Rossana Bossaglia ne “I Pittori Bergamaschi. Il Settecento”. L’effetto finale dell’opera è folgorante, grazie alla maestria con cui il pittore introduce elementi scenografici-teatrali: il taglio di luce bianca e il movimento che sembra proiettare “fuori dal quadro”, verso lo spettatore, le figure dei due Santi in primo piano; la meticolosa caratterizzazione degli attori non protagonisti; le pennellate corpose e increspate alternate a pennellate più liquide e distese; le cromie piene e brillanti che convivono con dei bianchi folgoranti e dei brani quasi monocromi. Un dipinto grandioso, dunque, che nella sede originaria è inoltre inserito in una sontuosa cornice della bottega dei Fantoni.
PB