La conviviale di martedì 28 aprile, cui ha partecipato anche Martin Opitz socio del RC Neurupin (Germania) ha visto protagonista il nostro Matteo Oriani che ci ha aiutato a fare un poco di chiarezza su uno dei temi che più hanno infiammato l’agone politico nello scorso autunno, ossia la “riforma” della scuola.
La riforma ed il ministro proponente sono stati bersaglio di un autentico fuoco di fila da parte degli oppositori: ora che essa è legge, è possibile analizzarne i punti salienti con maggiore serenità. Matteo ha spiegato che in realtà la vera riforma era e rimane quella c.d. “Moratti”. Questo intervento contiene poche innovazioni, con una serie di provvedimenti concepiti per aggiustare, sistemare, riordinare quel che bastava per iniziare a mettere al centro della scuola non lo Stato, e neanche i problemi sociali, bensì l’educazione dell’alunno e dello studente.
Vengono introdotti tuttavia concetti più strettamente meritocratici e di attenzione alla formazione disciplinare, come il rafforzamento dell’educazione civica, il voto in condotta che fa media, la valutazione del rendimento scolastico con voti numerici espressi in decimi. Matteo ha poi affrontato la spinosa questione del c.d. “maestro unico” o meglio “prevalente”, affermando che non si è mai pensato di ridimensionare il tempo pieno ma soltanto di rendere più efficiente un corpo docente che per motivi atavici è spesso demotivato, non aggiornato e preoccupato di mantenere un insediamento a lungo termine.
Altro punto analizzato è stata la riforma dei licei e degli istituti tecnici: qui si è potuto constatare che la riforma Moratti non ha dato i risultati sperati e quindi con il nuovo regolamento si è intervenuti per correggere quel sistema formativo che è fondamentale per assicurare il futuro del Paese, assieme all’Università.
Affrontando quest’ultimo passaggio Matteo ha solo ricordato alcune delle singolari particolarità che interessano l’università italiana: 5500 corsi di specializzazione, un corpo docente a dir poco attempato che impedisce di fatto il ricambio se non per assicurarlo a figli, mogli e quant’altri, gestione economico finanziaria in molti casi disinvolta, con sprechi enormi di risorse a scapito della ricerca. In questo caso si è intervenuti cambiando la composizione delle commissioni che giudicheranno gli aspiranti professori universitari: a differenza di quanto accadeva finora, saranno quattro i professori sorteggiati da un elenco di commissari eletti a loro volta da una lista di ordinari del settore disciplinare oggetto del bando e da un solo professore ordinario nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando; stop alle baronie, più spazio ai giovani, premi agli atenei con bilanci virtuosi e giro di vite per quelli in rosso, con la previsione delle Fondazioni.
Al termine interventi di Longo, Gelmi, Tironi e Nusiner, prima dell’omaggio a Matteo da parte del Presidente Donizetti per la competenza con cui ha esposto lo spinoso tema.
FCS