
Qualche dato per dare contorno alle considerazioni dialettiche successive :
4 dormitori, mense diurne, 5 centri di ascolto oltre un migliaio di persone seguite quotidianamente, interventi di sostegno psicoterapeutico – testimonianza civile e religiosa in un contorno di volontariato consapevole. L’ambito territoriale di attività non è una metropoli ma è la nostra città e la nostra provincia; una presenza di 140 mila immigrati di diverse etnie (di cui circa 35 mila irregolari) affiancati, commisti, integrati (?) con un popolazione “indigena” di circa 800 mila individui.
Il contesto attuale è quello sotto gli occhi di tutti, una crisi economica rampante che porta in evidenza le nuove marginalità fatte di famiglie allo sbando, di lavoro che manca, di mutui da pagare e di aspettative del singolo che sono sottoposte a frustranti ridimensionamenti quotidiani. C’è una curva di impoverimento – mi verrebbe da dire non solo economico – che assume dimensioni iperboliche ed il terreno sociale si presta all’esasperazione, alla conflittualità, alla prevaricazione ed alla violenza.
Chi si fa “nominalmente” carico di gestire questo fenomeno, per certi versi indigesto, è in via prevalente pur non esclusiva la Caritas Diocesana ed il più fedele, sincero testimone di tale attività, Don Claudio Visconti, è stato nostro ospite alla conviviale del 21 aprile.
La povertà dei bisogni primari (mangiare – dormire – lavarsi). La solitudine delle persone, il problema relazionale ed il disagio dei singoli. Il presidio del senso della vita a contrasto delle dipendenze in genere. Ecco le tre linee direttrici, razionalmente pratiche, ineluttabilmente imprescindibili, drammaticamente costose sia in termini economici che di impegno
umano, che caratterizzano l’attività coordinata da don Claudio. Le analisi sociologiche commissionate dalla Caritas diocesana danno una visione del nostro territorio estremamente
puntuale sino a rendere evidente la ”complicità” della politica che da una parte demonizza la presenza di irregolari fra le cosiddette badanti e, dall’altra, non ha ricette per la soluzione dei problemi collegati con i nostri anziani che anche attraverso le badanti irregolari – pagate dalle famiglie – non rappresentano un onere diretto di gestione del problema; sino a rendere giustizia all’esercito di volontari che si prestano quotidianamente senza gratificazioni ufficiali a costo zero; sino a porre in risalto che la “molla” si sta caricando e l’esercito
di irregolari in questo contesto economico è destinato ad aumentare così come la conflittualità e la disgregazione familiare.
Il messaggio lasciato a tutti noi attenti e per certi versi compresi nello sforzo di rappresentare come commestibile una pietanza indigesta, è che lavorare per l’uomo, per la sua dignità, per lacustodia del suo bisogno di solidarietà sociale, per combattere ogni sorta di risentimento ed invidia è possibile e, soprattutto, gratificante. La serenità con cui don Claudio Visconti ha rappresentato quanto noi molto spesso con livore e tensione rappresentiamo è, di per sé stesso, testimonianza di come la Fede possa essere, al di là delle proprie convinzioni, un vigoroso motore che risulta indispensabile per determinati percorsi.
Ad ognuno di noi, con le proprie riflessioni, il bilancio di questa serata fatta di dubbi e certezze in un contorno di schietta sincerità.
Alberto Longo